F1: Ferrari, 10 anni fa l'ultimo titolo. Cosa manca?

Dieci anni fa l'ultima volta di una Ferrari mondiale. Accadde proprio in Brasile e per un punto Kimi Raikkonen vinse il suo unico titolo. Che è rimasto l'ultimo anche per la rossa di Maranello. Dopo quell'episodio felice, fortuito e su cui si discute ancora a distanza di tempo (la spy story, le due McLaren che ebbero problemi in gara, le multe, la squalifica del team e altro ancora) il decennio seguente è stato caratterizzato dal dominio della Red Bull prima e della Mercedes poi. In mezzo un titolo mondiale Brawn GP (ma non dimentichiamo che a metà stagione la Red Bull era risalita) e uno McLaren nel 2008 che ha soffiato il bis alla Ferrari.

Se analizziamo la composizione del muretto delle due squadre che hanno dominato gli ultimi anni sorge un dubbio: non è che alla Ferrari manchi l'apporto di un...ex pilota per completare la squadra? Il perché è presto detto. Nella stagione 2017 la rossa ha mostrato di essere competitiva, ma non ha vinto il mondiale per via di alcuni errori del pilota e dei problemi tecnici. La dimostrazione che se non sei nettamente superiore (come successo ai due team rivali in precedenza) se vuoi vincere non devi sbagliare niente. E purtroppo la Ferrari qualcosa l'ha sbagliata.

Ma non da ora, se andiamo indietro nel tempo vediamo che si tratta di un problema che si ripete a ciclo continuo. Se analizziamo la composizione di Mercedes e Red Bull troviamo al vertice due ex piloti. I tedeschi contano sull'apporto di Niki Lauda che ha vinto tre mondiali, ma anche di Toto Wolff che ha corso fino a poco tempo fa nelle GT, quindi si è confrontato a livello internazionale con altri della categoria. Non è un caso che Hamilton ora penda dalle labbra di Lauda, lo ascolta e lo segue quando consiglia le strategie. Alla McLaren c'era Dennis e i rapporti con i compagni di squadra non erano sempre al massimo ma Dennis, per quanto abbia lavorato da anni con piloti di grande livello, non era uno da seguire quando si entrava nel dettaglio di un abitacolo da gestire.

Alla Red Bull stessa cosa. Helmut Marko ha corso in F.1 e nei prototipi, Chris Horner ha corso fino alla F.3000. Insomma, è gente che quando si cala in un abitacolo capisce bene cosa succede, e lo trasmette ai propri piloti. Un Vettel alla Red Bull era (per quanto più giovane e meno esperto) più incisivo nei duelli di quanto non lo sia adesso che ha più esperienza e carisma. Perché? Forse perché al muretto Ferrari manca quella figura di ex pilota che sa capire, gestire e consigliare. Maurizio Arrivabene è un manager cresciuto con la squadra, conosce tutti e i meccanismi di funzionamento li sa benissimo. Mattia Binotto è un bravo tecnico, ma in macchina non c'è mai salito e quando un pilota come Raikkonen che ha bisogno di un interfaccia (sembra strano ma Kimi è sensibile su certe cose) o un Vettel che deve seguire le indicazioni giuste, trovano sul muretto della rossa quell'interlocutore al di sopra delle parti di cui fidarsi ciecamente? No, perché di Lauda o Marko ce ne sono pochi e di Horner e Wolff anche meno (escluso Boullier che viene dalla stessa scuola Horner e ha un passato da pilota anche lui).

La storia Ferrari si ripete. Al muretto c'era Domenicali, altro manager cresciuto in azienda, ma non pilota. E infatti la rossa prima con lo stesso Lauda (ma non poteva muoversi come voleva) e pure con Schumacher, aveva cercato di ovviare a questa carenza che potrebbe rivelarsi fondamentale quando ci sono da giocarsi i mondiali per via di piccoli particolari, di errori da evitare e di saper gestire la mente di un pilota che sotto stress è facilmente incline all'errore. Magari non sarà la spiegazione giusta, forse l'analisi è sbagliata, di sicuro in quanto a capacità di gestire il muretto da ex piloti la Ferrari potrebbe averne bisogno. A meno che non siano così nettamente superiori da permettersi di sbagliare senza pagarne le conseguenze. Ecco, piuttosto che pensare a "togliere" delle figure, sarebbe meglio pensare se non sia il caso di "aggiungere" uno con l'esperienza adeguata. In fondo, se analizziamo i tempi d'oro della Ferrari, Jean Todt ha corso per anni come navigatore nei rally, ha vinto mondiali e sapeva gestire il suo pilota quando era in macchina e quando poi dal muretto doveva fare il capo.