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Motorsport

Billy Monger, la forza dopo l'incidente: «Tornerò a correre»

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A pochi mesi dal terribile incidente che gli è costato le gambe, Billy Monger ha un solo obiettivo: tornare a correre. Lo abbiamo incontrato a Silverstone

Billy Monger, la forza dopo l'incidente: «Tornerò a correre»

La telefonata che gli ha aperto gli occhi e cambiato atteggiamento: quella di Alex Zanardi che gli consigliava di concentrarsi su quello che era rimasto e non su quello che si era perso. Ovvero, Billy Monger doveva pensare al futuro e dimenticarsi il passato in cui aveva due gambe, era un ragazzo normale e dopo l'incidente a Donnington dello scorso 20 aprile, in cui ha perso le gambe in una gara di F.4, era diventato un portatore di handicap. Abbattuto, depresso?

Nulla di tutto ciò. Billy lo abbiamo incontrato nei box di Silverstone dove era ospite di Lewis Hamilton e proprio l'atteggiamento del pilota inglese, campione del mondo di F.1, è la cosa che ha stupito maggiormente. Monger è stato ospite di Hamilton per tutto il week end. Sul podio Lewis ha voluto dedicargli la vittoria e ha invitato il pubblico a finanziare le terapie di rieducazione e le cure di cui Billy necessita.

Adesso che ha appena compiuto 18 anni, è nato il 5 maggio 1999, Billy è trattato come una star all'interno del paddock, perchè? "E' quello che mi chiedo anche io, in fondo sono solo sopravvissuto a un grave incidente in cui ho perso le gambe. Non mi sembra un granchè per avere tutte queste attenzioni...". E ci ride sopra.

Forse perché il suo incidente ha colpito gli animi delle persone, al punto che oltre a Hamilton tutti i piloti di F.1 hanno partecipato alla colletta per le sue cure..."Sì è vero, la cosa ha colpito tutti, forse perché sanno che la mia è una famiglia che non ha tanti soldi, mio padre lavora normalmente come tanti e mia madre è casalinga, oltre a me assiste mia sorella. Non saprei dire, forse perché io sono dall'altra parte della faccenda e la cosa mi pare abbastanza chiara: ho avuto un grave incidente, mi sto curando e tornerò a correre". Una specie di eroe per molti visto come la trattano..."Eh sì, me lo hanno detto in tanti: sei un eroe, sei un mito. Io sinceramente non capisco cosa ci sia di eroico nel dover fare rieducazione motoria dopo un grave incidente, però la cosa mi fa piacere, non lo nego".

Me lo hanno detto in tanti: sei un eroe, sei un mito. Io sinceramente non capisco cosa ci sia di eroico nel dover fare rieducazione motoria dopo un grave incidente, però la cosa mi fa piacere, non lo nego

Hamilton ha detto che ha una forza mentale enorme, che la sua vera energia viene dalla sua testa, dalla grinta e volontà che ci mette ed è convinto che potrebbe fare grandi cose non solo nell'automobilismo ma anche in altri settori..."Sì me lo ha detto spesso sia quando viene a trovarmi sia al telefono. E la stessa cosa me l'ha ripetuta Zanardi. Mi ha chiamato subito dopo l'incidente per sapere come mi sentivo, mi ha dato dei consigli e si è messo a disposizione per darmi un aiuto, specie psicologico. Se penso a cosa ha fatto Zanardi, mi sento sciogliere. Io di sicuro non riuscirò a fare nemmeno una parte di quanto ha fatto Alex. Ma non vi dico quando squillò il telefono a casa e mi disse: ciao sono Alex Zanardi, ti disturbo? Wow!! Forse è vero che la forza è nel cervello, vedrò di applicarla al meglio".

Cosa le ha detto Alex? "Una cosa semplice e fondamentale: concentrati su quello che hai adesso, su cosa è rimasto del tuo corpo non a quello che hai perso, perché tanto non potrai cambiare nulla, quindi inutile pensare al passato, concentrati sul futuro che dipende solo da te!". Alla sua età subire un trauma del genere è devastante di sicuro..."Sì ma devi prendere le cose per come vengono. So che non potrò più fare certe cose come prima, correre ad esempio o ballare, anzi no ballavo poco anche prima! Ma mi si aprono tantissime possibilità di fare una vita quasi normale".

A me piace correre, sono un pilota dentro, nel cuore e nella testa, per cui adesso il primo passo è tornare a correre. Voglio disputare la 24 ore di Le Mans nel 2020 con un team ufficiale, ho tempo per prepararmi

"A me piace correre, sono un pilota dentro, nel cuore e nella testa, per cui adesso il primo passo è tornare a correre. Voglio disputare la 24 ore di Le Mans nel 2020 con un team ufficiale, ho tempo per prepararmi. Sono stato a giugno in Francia, ho conosciuto Frederic Sausset, il pilota senza braccia e senza gambe che ha già corso e che ha una scuola per piloti disabili. Comincerò ad allenarmi lì, poi a novembre dovrei aver completato il percorso terapeutico e avere le protesi per camminare o stare in piedi decentemente. Ho tutto chiaro nella mente, voglio correre, voglio fare il pilota e anche se ho avuto un incidente, lo sapevo anche prima a cosa andavo incontro. Non avevo previsto questo (e mostra i moncherini delle gambe, ndr) ma faceva parte del rischio che avevo accettato. Ora è successo, bene ora ci diamo da fare per una vita normale e non perdersi tutto quello che di buono ancora c'è e che posso fare".

Insomma, mai mollare come prima regola? "Appunto, mai mollare, prendere il buono che c'è e dimenticarsi il resto negativo. Se c'è gente come Hamilton o Zanardi, Button o Alonso che mi stimolano e mi considerano un pilota come loro, ecco il primo obiettivo è non deluderli". E mentre si allontana sulla sua sedia a rotelle, la mamma e il papà ci ringraziano perché tanta attenzione, per gente umile come loro, è davvero incredibile.

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