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#prime impressioni

Nuovo Land Rover Discovery, la fusione tra SUV e fuoristrada

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Quinta versione di Land Rover Discovery, una cerniera ideale tra SUV e fuoristrada. L'abbiamo provato sulle montagne del Gran Sasso.

E’ la quinta versione di Discovery, il SUV dalle qualità off-road innate che rappresenta l’ideale cerniera tra la famiglia Defender e quella di Range Rover. E’ un SUV spazioso e dinamico, tecnologicamente connesso, ma che non per questo perde le connotazioni di fuoristrada, con tutte le qualità del caso e le capacità di superare ogni barriera. D’altronde, nel corso di una storia che parte nel 1989, Discovery è sempre stato usato anche come brand ambassador delle spedizioni umanitarie, e di tutta quella responsabilità sociale di cui Land Rover fa uno dei propri must.

Non dovete pensare che, nonostante sia più aggraziato nelle forme e più premium negli interni, il nuovo Discovery abbia perso appeal per gli amanti dell’off road. L’angolo d’attacco perde due gradi rispetto ai 36 della precedente versione, quello di dosso resta praticamente invariato, quello di uscita è pari a 30 gradi, con una possibilità di guadare fiumi e ruscelli fino a 90 centimetri. Grazie al terrain response oggi anche automatico, abbiamo la possibilità di scegliere tra vari programmi, come fango e solchi, come neve, come erba, come arrampicata, a patto che abbiamo un modello con le marce ridotte. In più, tutta l’eredità del controllo della velocità in discesa si somma alle sospensioni pneumatiche e al servosterzo elettronico che si adatta a seconda della nostra guida e delle condizioni intorno a noi.

Fuori com’è? Discovery mantiene le dimensioni da grande SUV, complici i sette posti disponibili e l’ampia capacità di carico: si parte da 258 litri a sedili in piedi (7), e si arriva fino a oltre 2400 litri, passando per gli oltre 1200 dei cinque sedili in piedi, la configurazione più classica. Da fuori si nota la linea di cintura alta, i fari full Led che si susseguono fino alle fiancate per migliorare la visibilità, il montante a C dietro il divano centrale di sedili, e il tipico badge Discovery, che nel nostro caso si aggiunge a quello First Edition, pensato per il lancio e munito di ogni optional immaginabile (tranne, nel nostro caso, l’Head up Display). La guida a bordo rimane rialzata, e morbide sono le sospensioni in fase di marcia quando viaggiamo in autostrada. La vettura non perde mai aderenza, e si appoggia, dato il particolare design, nei grandi curvoni autostradali. Dietro spiccano la targa asimmetrica e l’apertura elettroattuata di un portellone che offre anche una ribaltina capace di reggere 300 chilogrammi per il carico dei bagagli più scomodi o anche solo per sedersi e guardare il panorama.  

A nostra disposizione per la guida avevamo una 3.0 turbo diesel da 600 Nm di coppia massima e 249 cavalli. Prestazioni interessanti e cambio automatico abbastanza intelligente da 8 marce, sul quale è meglio puntare sui padre per cercare la prestazione. Dentro ci sono piaciuti i tanti vani disponibili (ce n’è persino uno dietro il corpo climatizzatore), e anche lo sviluppo di righe orizzontali e verticali della plancia. Plancia che al centro ospita un display touchscreen capacitivo da 10 pollici, gateway per l’infotainment ma anche per la gestione delle capacità 4x4, e luogo dove abbattere elettricamente i sedili posteriori (ci sono anche i comandi nel bagagliaio o nella APP di Land Rover) e dove restare connessi al web. I sedili sono molto comodi e nel nostro caso impostabili elettricamente nei fianchi, nella protezione lombare, nell’inclinazione e nell’orientamento sulla slitta. Il tunnel è molto ampio e lascia non tantissimo spazio per i driver extralarge. Il cockpit ha due strumenti analogici e un computer di bordo digitale al centro che forse poteva essere più ampio e interamente digitale (contagiri e tachimetro compresi).

Land Rover Discovery ci è piaciuta, perché ci ha cavati di impaccio anche in situazioni limite fuoristrada, e perché ci ha portati a destinazioni senza limitare minimamente il comfort, anche di chi siede dietro. Basti pensare ai 95 centimetri disponibili per la fila centrale e agli 85 per l’ultima fila di sedili, capaci di ospitare passeggeri alti fino al metro e 90.

Discovery parte da 58.000 euro, e tocca quota 90.000 nella versione First Edition a nostra disposizione, nella versione 3.0 turbo diesel. Abbiamo anche guidato il 2.0 turbo diesel da 240 cavalli; leggermente più seduto della sorella maggiore, ma comunque capace di trasmettere le stesse sensazioni di guida (rombo del propulsore escluso).

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