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Motorsport

Formula Junior, alla scoperta della passione per le corse

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Abbiamo provato la Reggiani F.Junior del team di Santo Stilo: ecco com'è andata

Formula Junior, alla scoperta della passione per le corse

Si parla spesso delle corse di ieri, dei piloti di una volta e si sospira pensando a quando gli schieramenti erano pieni di vetture. Poi ci si dimentica che una volta c'era la possibilità di scendere in pista a prezzi contenuti e di divertirsi, o gettare le basi di una carriera, partendo da un ambiente professionale ma umano. Uno di questi mondi era la F.Monza, nata a metà degli anni 60 per volere di Romolo Tavoni che con la sua idea di un motore sogliola della 500, un telaio libero e un prezzo di 875 mila lire tutto compreso, ha permesso a frotte di piloti, gentlemen e appassionati di calcare le piste. L'idea di Tavoni (al quale non si è mai dato il giusto riconoscimento per quello che ha fatto per lo sport) si è evoluta e nel 1983 (8 maggio prima gara) nacque la F.Panda, che sostituì la F.Monza come idea di base, motore Fiat 903 cc della Panda, anche se i costi salirono a dismisura. Dai due o tre milioni necessari per prendere una pettarella ci volevano almeno 15-20 milioni per comprare una F.Panda, ma era nuova, il motore preparato e i telai da improvvisare. L'idea di avere telaio libero e motori di serie preparati è proseguita fino alla nascita della F.Fire 1000, infatti il vecchio Fiat 903 rompeva spesso (tiravano anche 8 mila giri...) e così si tornò nei ranghi fino a quando sparirono pure questi motori e a inizio anni 2000 si optò per il motore 1200 Fiat della Punto che ancora oggi equipaggia i formulini.

Telaio libero fantasia al potere

Le regole erano basilari: telai entro certe misure e con certi standard di sicurezza, specie dopo il tragico incidente in cui Sandro Corsini morì a Magione al volante di una sua vettura dopo essere stato buttato fuori in bagarre. Ebbene, da quel primo approccio con la F.Panda, passando per Fire e Junior, ancora oggi, a distanza di anni, la categoria propone ancora gare divertenti, sfide incredibili e costi contenuti. La differenza la faceva la fantasia dei progettisti, che dopo il lavoro regolare, potevano dedicarsi al loro hobby costruendo auto da corsa, monoposto per giunta, e sfidarsi poi in pista affidandole magari a qualche ragazzo di talento ma senza soldi.

Non chiamatela vintage

La F.Junior non è una categoria per auto storiche nel vero senso della parola, anche se ci sono telai che hanno almeno 15-20 anni sulle spalle, non è vintage, perché lo spirito, le lotte e le bagarre in pista (6 i week end con doppia gara nel 2017) sono ancora quelli di una volta. Insomma, passano gli anni ma la formula è ancora valida. Ci sono in giro ancora tanti telai e motori da usare, peccato che nessuno voglia supportarla, tanto che oggi disputano solo i campionati UISP perché la CSAI non le omologa più. Un errore, perché avere un motore di serie poco elaborato, un telaio libero con limitazioni di materiali e misure fisse in modo da non costare troppo, potrebbe riaprire le porte dei circuiti a tantissimi che non hanno soldi da spendere o sono troppo vecchi per le categorie proposte. Di monoposto, ora, esiste la F.4 come primo approccio, ma se hai 18 anni sei già vecchio e i 250 mila euro che chiedono per una stagione è follia. Restano le gare club, ma siamo sempre troppo alti di costi e pochi partecipanti.

Il test con la Reggiani di Stilo

Per capire quanto è ancora valida, cosa insegna e cosa sono le corse "vintage" abbiamo provato la Reggiani F.Junior del team di Santo Stilo, una monoposto vincente con Visconti al volante. Stilo era un pilota nato con le F.Monza passato poi alla F.Panda fino alla F.Ford. E' sempre stato veloce, ma non aveva i soldi per fare carriera, e per questo ha sempre aiutato tantissimi ragazzi a gareggiare, magari rimettendoci pure di tasca sua. Una figura mitica nell'ambiente monzese, come altre d'altronde, che ci ha messo a disposizione la vettura sul circuito di Varano per una serie di test. Alla sua età, 70 anni passati, continua ad avere quella passione per le corse che lo rendono davvero un personaggio speciale da apprezzare per quello che ha fatto, non solo per la categoria, ma per tanti ragazzi.

Passano gli anni ma è sempre difficile

Anche a distanza di anni (la Reggiani ne ha 15...) è una monoposto difficile da capire e portare al limite. Gli 85 CV del motore sembrano poca cosa, ma proprio per questo va guidata pulita, fatta scivolare in curva per non far calare di giri il propulsore. Se entri al tornantino col gas chiuso la macchina va in sottosterzo, non gira, devi aprire il gas per farle fare la traiettoria. E' un gioco di equilibri che pochi sanno fare, ma imparando giro per giro, con la cambiata che deve essere secca e precisa, alla fine scopri che diventi un vero pilota perché sfrutti al massimo una monoposto formativa. Non è un caso che chi è uscito da questa scuola abbia fatto carriera. Alcuni nomi: Stefano Modena, Giovanni Lavaggi, Fabrizio Barbazza (tutti arrivati in F.1) o prima ancora Michele Alboreto per non dimenticare tutti gli altri come Ruggero Melgrati (24 ore Le Mans e Imsa) o Marostica (F.3) e via di questo passo.

Abitacolo stretto, candeggio sbagliato?

La difficoltà sta forse nel calarsi nell'abitacolo, piuttosto stretto secondo gli standard di una volta. I casi sono due: o hanno sbagliato candeggio negli anni oppure abbiamo messo su qualche chilo di troppo. Buona la seconda, si dirà, ma una volta dentro si riprendono certi meccanismi, quelli tipici da monoposto quando si deve staccare sotto a una curva, far girare alto il motore o inserire in curva con la marcia adeguata. La controprova arriva al tornantino di Varano, dove arrivando in staccata c'è sottosterzo, la macchina scivola con l'anteriore ma basta dare gas e riprende la traiettoria giusta cavandoti di impaccio. E' un gioco di equilibrio in cui freno e acceleratore, inserimento e scivolamento in curva sono un tutt'uno che solo dopo un po' di tempo si impara a dosare. Fin tanto che si gira velocemente, sembra tutto sotto controllo, poi al limite la musica cambia. E' un margine molto sottile quello che separa l'andare forte dall'essere veloce, spesso le due cose non coincidono. E questo fa ancora più arrabbiare al pensiero che una scuola così valida debba essere messa in soffitta e che non ci sia una formula sostitutiva da proporre a prezzi adeguati. Se si vuole correre in monoposto, infatti, la F.Junior resta la serie più economica: per un week end (prove ufficiali, due gare e test) possono bastare anche 2 mila euro. Una monoposto costa dai 4 mila ai 10 mila euro a seconda dello stato d'uso. E in giro ce ne sono ancora tante. Quasi quasi verrebbe la voglia di...Meglio lasciar perdere, c'è un tempo per ogni cosa e ogni cosa a suo tempo, ma la voglia di divertirsi in pista con la monoposto, beh quella non passa mai.

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  • nirvanakurt, Gragnano (NA)

    Che spettacolo, sembrano le Formula SAE (categoria di monoposto progettate e costruite dalle migliori facoltà di ingegneria del mondo).
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