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La sfida della guida autonoma Tesla entra in una nuova fase. L'azienda di Elon Musk ha pubblicato un aggiornamento del proprio Robotaxi Safety Report, il rapporto che raccoglie i dati sulle distanze percorse e sugli incidenti registrati durante il funzionamento senza un supervisore di sicurezza a bordo. Il documento fotografa un servizio in espansione negli Stati Uniti e anticipa l'arrivo dei robotaxi in quattro nuove città: Las Vegas, Phoenix, Jacksonville e San Antonio. Nel periodo tra il 22 gennaio e il 18 ottobre 2026, la flotta ha accumulato oltre 3,1 milioni di miglia in modalità autonoma. Tesla sottolinea inoltre l'assenza di feriti conteggiati secondo la propria metodologia, di attivazioni degli airbag dei suoi veicoli e di collisioni con pedoni o ciclisti in cui il robotaxi abbia avuto il primo contatto.
Il dato più interessante sul fronte commerciale riguarda l'espansione geografica. Tesla indica Las Vegas, Phoenix, Jacksonville e San Antonio tra le prossime destinazioni del servizio, anche se non sono state comunicate date precise per l'avvio delle corse. L'obiettivo è ampliare progressivamente la presenza dei taxi senza conducente, un segmento nel quale la casa americana punta a costruire una parte importante del proprio futuro. La flotta ha già accumulato la maggior parte dei chilometri in Texas, soprattutto ad Austin, con attività anche a Dallas e Houston. Sono presenti inoltre operazioni in Florida, tra Orlando, Tampa e Miami.
Si tratta di variabili importanti per una tecnologia che deve affrontare situazioni stradali molto diverse senza affidarsi costantemente a un conducente umano. L'espansione, tuttavia, non equivale automaticamente a una disponibilità immediata del servizio in tutte le città annunciate. L'effettivo avvio dipenderà dall'organizzazione della flotta, dalle condizioni operative e dai requisiti normativi locali. La strategia di Tesla dovrà quindi dimostrare non soltanto di poter aumentare il numero di veicoli, ma anche di mantenere standard adeguati man mano che cresce la complessità del servizio.
Il cuore del rapporto riguarda la sicurezza dei Robotaxi Tesla. Nel periodo analizzato, l'azienda dichiara oltre 3,1 milioni di miglia percorse in modalità autonoma e nessun ferito conteggiato. Tesla non segnala neppure attivazioni degli airbag dei propri veicoli né collisioni con pedoni o ciclisti nelle quali il Robotaxi abbia avuto il primo contatto. Per dare un termine di paragone, il costruttore stima che, sulle stesse distanze percorse nelle città texane considerate, i conducenti umani avrebbero registrato circa 9,1 collisioni con feriti e 4,1 eventi con attivazione del proprio airbag. Si tratta di una comparazione statistica, non della prova definitiva che la guida autonoma Tesla sia più sicura in ogni situazione: i risultati dipendono dalle aree geografiche considerate, dalle condizioni di utilizzo e dai criteri con cui vengono classificati gli incidenti.
È importante anche precisare che il report esclude i chilometri percorsi con un supervisore di sicurezza a bordo e gli incidenti associati a quella modalità di servizio. Tesla dichiara di basarsi sulle segnalazioni previste dalla normativa statunitense per gli incidenti che coinvolgono i sistemi di guida automatizzata, con una finestra temporale specifica prima dell'evento. I dati possono comprendere anche episodi con danni materiali limitati e vengono aggiornati con un certo ritardo rispetto alla loro comunicazione alle autorità. Per questo motivo, i numeri sono utili per seguire l'evoluzione del progetto, ma non esauriscono da soli il dibattito sulla sicurezza.
L'espansione dei Tesla Robotaxi procede mentre le autorità americane mantengono alta l'attenzione. La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha avviato a settembre 2026 una verifica sulla procedura con cui Tesla ha certificato il Cybercab, il veicolo a due posti progettato per operare senza volante e pedali tradizionali. A ottobre è emerso inoltre un altro fronte di attenzione: l'agenzia sta valutando segnalazioni secondo cui alcuni veicoli Tesla dotati di sistemi di guida automatizzata avrebbero superato i limiti di velocità nelle zone scolastiche. La procedura è preliminare e non equivale a una conclusione definitiva sulla presenza di un difetto. Le segnalazioni, tuttavia, mostrano quanto sia importante verificare il comportamento dei sistemi autonomi in contesti delicati, dove il riconoscimento della segnaletica, degli orari e delle condizioni stradali può fare la differenza.
Anche i resoconti degli incidenti comunicati alle autorità richiedono attenzione: alcune ricostruzioni pubblicate dalla stampa specializzata riferiscono di collisioni a bassa velocità durante interventi di operatori remoti. Questi episodi non vanno confusi con i dati specifici del report Tesla, che applica criteri di inclusione ed esclusione definiti, ma sollevano interrogativi sul ruolo dell'assistenza umana nelle situazioni in cui il veicolo incontra difficoltà. Per Tesla, dunque, la prossima fase non consisterà soltanto nel portare i robotaxi in nuove città. La vera prova sarà dimostrare che il servizio può crescere mantenendo risultati di sicurezza verificabili, rispettando le regole e offrendo prestazioni affidabili anche negli scenari più complessi. I numeri pubblicati sono un tassello significativo, ma il giudizio sulla maturità della mobilità autonoma dipenderà dalla continuità dei risultati e dalla trasparenza dei dati nel tempo.