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Per qualcuno una nuova auto è un mezzo di trasporto. Per Fernando Alonso sembra piuttosto un nuovo capitolo di un racconto che non smette di alzare il tono. L'ultimo arrivato nel garage dello spagnolo è una Bugatti Veyron Grand Sport Vitesse, e non una qualunque: è vestita di alluminio lucidato lasciato completamente nudo, senza un velo di vernice. Il risultato è un'auto che non passa inosservata nemmeno a Montecarlo, dove l'hypercar è praticamente parte dell'arredo urbano.
Il punto di partenza era già raro: la Veyron 16.4 Grand Sport Vitesse è uscita da Molsheim in appena 92 esemplari. Alonso però ha voluto andare oltre, scegliendo una finitura che non simula il metallo ma lo mostra così com'è. Nessuna tinta argento ad alta brillantezza, nessuna pellicola wrap: a riflettere la luce sono direttamente i pannelli in alluminio della carrozzeria, con un effetto quasi cromato che esalta ogni curva e ogni nervatura della Bugatti.
È una scelta estetica radicale, perché l'alluminio grezzo non perdona: ogni imperfezione di lavorazione salterebbe all'occhio. Ed è proprio qui che la storia diventa interessante.
Secondo le ricostruzioni circolate, la lavorazione su misura della carrozzeria avrebbe richiesto una spesa superiore ai 2,5 milioni di dollari. Il motivo sta nel processo: i singoli pannelli sarebbero stati ricavati da una lastra di alluminio da circa 20 tonnellate, lavorata con una procedura lunga e complessa fino a ottenere le forme muscolose della Veyron.
Per avere un termine di paragone basta tornare al 2012, anno di presentazione della Grand Sport Vitesse: il prezzo di listino si aggirava intorno a 1,91 milioni di euro. Tradotto: siamo davanti a uno di quei casi rarissimi in cui la personalizzazione vale più dell'automobile su cui viene applicata. Non un accessorio, ma un progetto nel progetto.
Togliete per un attimo lo sguardo dai riflessi e resta l'auto che ha riscritto il concetto stesso di hypercar. La Grand Sport Vitesse monta il leggendario W16 8.0 quadriturbo da 1.200 CV, abbinato alla trazione integrale e a un cambio a doppia frizione a sette rapporti.
I numeri, a oltre dieci anni di distanza, fanno ancora impressione: da 0 a 100 km/h in circa 2,6 secondi, da 0 a 200 km/h in 7,1 secondi e da 0 a 300 km/h in 16 secondi. La velocità massima su strada è limitata elettronicamente a 375 km/h, soglia che sale a 410 km/h nella configurazione pensata per la pista. Prestazioni che nel 2012 sembravano fantascienza e che ancora oggi poche auto riescono ad avvicinare.
La Veyron non arriva in un garage vuoto, tutt'altro. Prima di lei Alonso aveva già accolto l'Aston Martin Valkyrie e la Pagani Zonda 760 Roadster Diamante Verde, un pezzo unico da circa 10 milioni di euro accompagnato perfino da un seggiolino Recaro coordinato per il più piccolo di casa.
Completano l'elenco un'altra Bugatti, la EB110, la McLaren P1, la Ferrari LaFerrari, la Porsche 918 Spyder e la Mercedes SLR McLaren 722 Edition. In pratica una sintesi delle hypercar che hanno segnato gli ultimi trent'anni, raccolta sotto lo stesso tetto.
C'è però un dettaglio che rende questa collezione diversa da molte altre: le auto di Alonso si muovono. Anche la Veyron è stata fotografata in giro per le strade di Montecarlo subito dopo la consegna ufficiale, segno che non è destinata a passare la vita sotto un telo antipolvere.
Ed è forse questa la notizia migliore. Molti collezionisti trattano le loro hypercar come reliquie da conservare al buio, a temperatura controllata. Alonso invece sembra intenzionato a usarle per ciò per cui sono nate: macinare chilometri e regalare emozioni. Considerata la stagione che sta vivendo in Formula 1, è facile immaginare che al volante della sua Bugatti si diverta parecchio di più.