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Ci sono modi più economici per dimenticare una stagione storta, ma evidentemente Fernando Alonso non rientra fra chi cerca scorciatoie sentimentali a basso costo. Mentre l'Aston Martin continua a faticare nelle retrovie della Formula 1 2026, lo spagnolo ha scelto la terapia più estrema che il mondo delle quattro ruote possa offrire: un assegno a sette cifre intestato a uno degli oggetti più rari mai usciti dall'atelier di San Cesario sul Panaro.
L'auto in questione è la Pagani Zonda Diamante Verde, esemplare unico completato nel 2017 e da almeno il 2024 in attesa di un nuovo proprietario negli spazi della tedesca Mechatronik. La consegna è avvenuta poche settimane fa a Monaco, dove il due volte campione del mondo possiede una residenza e trascorre buona parte dell'anno. Sul libretto figura un solo precedente intestatario e appena 800 chilometri percorsi dalla prima immatricolazione, condizione che rende la vettura sostanzialmente nuova. Né il pilota né il rivenditore hanno confermato la cifra esatta della transazione, ma il mercato parla chiaro: le Zonda 760 in configurazione one off cambiano proprietario per somme che superano i 9 milioni di euro.
Detto in termini più crudi, e considerando uno stipendio annuo che si aggira intorno ai 18 milioni di euro, il fuoriclasse di Oviedo si è regalato questa Pagani con il corrispettivo di poco più di sei mesi di lavoro al volante della AMR26. Un dettaglio che, viste le recenti prestazioni della monoposto inglese, suona quasi come una vendetta consumata davanti allo specchio.
Per capire perché un oggetto del genere valga quanto vale, conviene fare un passo indietro fino agli anni della giovinezza di Horacio Pagani. La storia del costruttore argentino emigrato in Emilia Romagna ha qualcosa di romanzesco: lasciata la provincia sudamericana, Pagani trova nel connazionale Juan Manuel Fangio, cinque volte campione del mondo di Formula 1, il mentore decisivo. È il Drake delle Pampas a scrivere lettere di raccomandazione per il giovane Horacio, a facilitarne il trasferimento in Italia e a costruire il ponte con Mercedes Benz, relazione che resta ancora oggi alla base del progetto Zonda. Fangio scompare nel 1995, quattro anni prima del debutto della Zonda C12 al Salone di Ginevra del 1999, e non vedrà mai compiuta la creatura che ha contribuito a far nascere. Per arrivare a quella prima auto Pagani impiega ben sette anni di sviluppo in solitaria, un tempo siderale per il settore, eppure necessario per costruire un linguaggio stilistico riconoscibile fra mille. Dal V12 6.0 litri da 444 cavalli della C12 alla HP Barchetta spinta dal celebre V12 7.3 AMG da 789 cavalli, la Zonda è cresciuta di muscoli senza mai sfondare il muro dei 1.300 chilogrammi a vuoto, una rarità nel mondo delle hypercar contemporanee.
A rendere irripetibile la Diamante Verde non è soltanto la natura di pezzo unico, condizione ormai quasi ordinaria per le ultime evoluzioni della Zonda. È la pelle stessa della vettura a raccontare qualcosa di mai visto prima. Si tratta di una Roadster con carrozzeria in carbonio a vista, ma il tessuto presenta minuscole scaglie metalliche verdi annegate nella trama, un effetto che alla luce trasforma la superficie in una sorta di pietra preziosa polverizzata. Da qui il nome, che richiama esplicitamente il diamante. Il processo di verniciatura adottato, secondo Mechatronik, non è stato impiegato su nessun'altra Pagani prima d'ora.
Gli accenti cromatici proseguono il tema: paraurti anteriore, passaruota e flap delle paratie alari posteriori giocano sulle stesse sfumature verdi, in dialogo costante con il nero brillante del corpo vettura. Il cofano motore è quello disegnato originariamente per la Zonda 760LM, mentre i parafanghi anteriori sono stati allargati per accogliere una carreggiata maggiorata. Sotto la pelle scorre il telaio Carbo Titan, monoscocca in fibra di carbonio rinforzata con filamenti di titanio, soluzione che Pagani ha portato al limite della propria filosofia di leggerezza. Il particolare più importante, però, è che questa auto è nata in fabbrica come specifica 760 ufficiale, non come conversione successiva, dettaglio che fra i collezionisti vale quanto un certificato di autenticità rinascimentale.
Sotto il cofano, e qui la differenza con la Formula 1 diventa quasi comica, batte il classico V12 7.3 litri aspirato firmato AMG, capace di liberare 760 cavalli poco oltre gli 8.000 giri al minuto. Il doppio dei cilindri e circa cinque volte la cilindrata della power unit ibrida che lo spagnolo guida la domenica. I collettori di scarico in ceramica, sapientemente scolpiti, convogliano i gas in quattro silenziatori blu firmati MHG prima di concludersi nei celebri quattro terminali raccolti in un cerchio, ormai vera e propria firma estetica del marchio. Con il tetto aperto, racconta chi l'ha guidata, il V12 AMG lascia udire anche il respiro dell'aspirazione, con l'aria che entra negli airbox attraverso lo snorkel di derivazione Cinque, a pochi centimetri dalle orecchie dei passeggeri. Un'esperienza che nessuna ibrida moderna potrà mai replicare.
Alonso non è il primo campione di Formula 1 a cedere alla tentazione del V12 modenese. Lewis Hamilton aveva commissionato oltre dieci anni fa la Zonda 760LH, secondo esemplare in assoluto della famiglia 760, conservandolo per circa sette anni prima di rivenderlo nel finale del 2021. Una linea ideale unisce dunque i due rivali storici, accomunati dalla scelta di celebrare i propri trionfi o di lenire qualche delusione con la stessa ricetta artigianale italiana.
La Diamante Verde, però, gioca una partita a parte. È una Roadster, è un pezzo unico fra i pezzi unici, e adesso vive nel garage di un pilota che, nonostante un campionato avaro di soddisfazioni, continua a ricordare al paddock perché certe firme valgono ancora il prezzo che chiedono. Il 2026 in pista non sarà l'anno di Alonso. Nel garage privato, invece, è già stato vinto da un pezzo.
Pagani
Via dell'Artigianato, 5
41018 San Cesario sul Panaro
(MO) - Italia
059 4739201
info@pagani.com
https://www.pagani.com/it/
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