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Il 2026 apre una nuova fase per gli incentivi auto in Italia. Con l’approvazione del decreto che disciplina l’utilizzo del Fondo Automotive per il periodo 2026-2030, il Governo cambia approccio rispetto agli ultimi anni e abbandona la logica dell’ecobonus legato all’acquisto di auto nuove.
La scelta, che ha già fatto discutere addetti ai lavori e consumatori, punta a una redistribuzione delle risorse su strumenti considerati più efficaci nel breve e medio periodo, come la conversione dei veicoli esistenti a GPL e metano, il retrofit tecnologico e il potenziamento delle infrastrutture di ricarica elettrica.
La decisione più rilevante del nuovo piano riguarda l’assenza di incentivi diretti per l’acquisto di auto nuove, comprese le vetture elettriche e ibride plug-in. Dopo anni in cui il mercato ha potuto contare su contributi statali spesso determinanti per sostenere le immatricolazioni, il Governo sceglie di interrompere questa linea, ritenuta poco efficace nel lungo periodo e costosa in termini di risorse pubbliche.
Secondo l’impostazione adottata, gli incentivi all’acquisto hanno avuto un effetto temporaneo sulle vendite, senza incidere in modo strutturale sulla transizione ecologica e sull’ammodernamento complessivo del parco auto. Da qui la decisione di concentrare i fondi su interventi che agiscono direttamente sui veicoli già in circolazione, riducendo le emissioni reali e migliorando l’efficienza energetica complessiva del sistema. Una scelta che, inevitabilmente, lascia scoperti i consumatori interessati all’acquisto di un’auto nuova, ma che punta a un impatto ambientale più immediato.
Il cuore del nuovo pacchetto di incentivi auto 2026 è rappresentato dal sostegno alla conversione dei veicoli a benzina tramite l’installazione di impianti GPL o metano. Il cosiddetto retrofit torna quindi al centro delle politiche pubbliche, con contributi economici applicati direttamente come sconto in fattura al momento dell’installazione. L’obiettivo è duplice. Da un lato si mira a ridurre le emissioni inquinanti e la spesa per il carburante di milioni di automobilisti che utilizzano vetture ancora perfettamente funzionanti, ma alimentate esclusivamente a benzina.
Dall’altro si sostiene una filiera industriale tutta italiana, composta da installatori, produttori di impianti e centri specializzati, che negli ultimi anni aveva visto ridursi sensibilmente i volumi di lavoro. La scelta di puntare su GPL e metano viene giustificata anche dalla composizione del parco circolante nazionale, caratterizzato da un’età media elevata e da una diffusione ancora limitata dei veicoli elettrici. In questo contesto, la conversione rappresenta una soluzione immediata e accessibile per abbattere le emissioni senza costringere le famiglie a sostenere l’acquisto di un’auto nuova.
Accanto al retrofit, una quota significativa delle risorse del Fondo Automotive viene destinata al potenziamento delle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici. Il piano prevede incentivi per l’installazione di colonnine domestiche e condominiali, con l’obiettivo di superare uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’elettrico in Italia, ovvero la difficoltà di ricaricare l’auto a casa.
Il sostegno alle infrastrutture viene affiancato da incentivi mirati per i quadricicli elettrici e per alcune categorie di veicoli leggeri, considerati particolarmente adatti alla mobilità urbana e ai servizi di prossimità. In questo modo il Governo cerca di favorire una transizione graduale, che parta dai contesti cittadini e dalle flotte, rinviando a una fase successiva un eventuale ritorno degli incentivi sulle auto elettriche tradizionali.
La nuova impostazione degli incentivi auto 2026 ha generato reazioni contrastanti. Le associazioni industriali hanno accolto positivamente il sostegno alla filiera e agli investimenti strutturali, sottolineando come la stabilità delle risorse nel periodo 2026-2030 possa favorire la pianificazione industriale e l’innovazione tecnologica.
Più critici, invece, sono concessionari e operatori della distribuzione, che temono un ulteriore rallentamento del mercato delle auto nuove in un contesto già caratterizzato da prezzi elevati e da una domanda debole. L’assenza di un ecobonus rischia infatti di allontanare ulteriormente una parte dei consumatori dall’acquisto, spingendoli a mantenere più a lungo i veicoli già in uso.