Stellantis e Volkswagen, appello all'Europa dai CEO Filosa e Blume: “Made in Europe” per salvare l’auto europea

Stellantis e Volkswagen, appello all'Europa dai CEO Filosa e Blume: “Made in Europe” per salvare l’auto europea
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Volkswagen e Stellantis lanciano l’allarme: senza una vera strategia “Made in Europe”, l’industria dell’auto rischia di perdere competitività, posti di lavoro e controllo sulle tecnologie chiave della transizione elettrica
5 febbraio 2026

L’industria automobilistica europea è di fronte a un bivio strategico, stretto tra la competizione globale, la transizione elettrica e una pressione sui costi che rischia di indebolire la base industriale del continente. A lanciare l’allarme, con una presa di posizione congiunta, sono i vertici di due colossi come Volkswagen e Stellantis che, in un intervento pubblicato dal Sole 24 Ore, chiedono all’Europa una svolta concreta nelle politiche industriali per difendere produzione, occupazione e competitività.

Il contesto è quello di una nuova fase di competizione geopolitica, in cui commercio, tecnologia e capacità produttiva diventano strumenti di potere. Un terreno su cui l’Europa non può permettersi di restare passiva. Nonostante la forte concorrenza tra i due gruppi, Volkswagen e Stellantis condividono una responsabilità comune: l’industria dell’auto vale circa l’8% del PIL europeo e dà lavoro a 13 milioni di persone. Numeri che spiegano perché il tema non sia solo industriale, ma anche politico ed economico.

 

Il primo nodo: regole e concorrenza

Oggi circa nove veicoli su dieci venduti dai costruttori in Europa sono prodotti all’interno dell’Unione, ma il settore deve fare i conti con importazioni provenienti da Paesi con standard normativi e sociali meno stringenti. A questo si aggiungono i rischi legati al commercio internazionale, come dimostrato dalle recenti tensioni sulle terre rare e dalla crescente regionalizzazione delle catene di fornitura.

Allo stesso tempo, la partita più delicata si gioca anche sulle batterie e sui veicoli elettrici: le celle sono considerate una tecnologia chiave per il futuro dell’auto e i costruttori europei stanno investendo miliardi per svilupparne la produzione interna. Il problema è che il mercato chiede auto elettriche sempre più accessibili e, più il prezzo scende, più aumenta la tentazione di ricorrere a componenti importati a basso costo. Ne nasce un conflitto tra obiettivi di breve periodo e la necessità di costruire una vera autonomia industriale europea.

Da qui la proposta di una strategia “Made in Europe”, fondata su due pilastri: chi vende auto in Europa dovrebbe produrle in condizioni comparabili a quelle europee, e le risorse pubbliche dovrebbero essere usate in modo mirato per sostenere la produzione e attrarre investimenti nell’Unione. Non un protezionismo cieco, ma un rafforzamento selettivo della resilienza industriale.

Nel concreto, il “Made in Europe” dovrebbe basarsi su quattro aree chiave per i veicoli elettrici: produzione e sviluppo dei veicoli, powertrain elettrico, celle delle batterie e alcuni componenti elettronici strategici. Gli obiettivi, nelle intenzioni dei due gruppi, dovrebbero essere ambiziosi ma realistici, per evitare di costruire barriere inefficaci o controproducenti.

 

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Non solo regole, ma anche "incentivi intelligenti"

Accanto alle regole, servirebbero anche quelli che i Ceo definiscono “incentivi intelligenti”. I veicoli che rispettano i criteri “Made in Europe” potrebbero beneficiare di vantaggi concreti, come l’accesso prioritario agli incentivi nazionali o agli appalti pubblici. Ma non basta: anche i costruttori che concentrano la produzione in Europa dovrebbero essere premiati, ad esempio attraverso un meccanismo legato alle norme sulle emissioni di CO₂, con bonus per i veicoli elettrici prodotti nell’Unione e per i marchi che rispettano i requisiti su una parte significativa della loro flotta.

L’obiettivo è duplice: mantenere il mercato europeo aperto e competitivo, ma allo stesso tempo creare le condizioni per sostenere crescita e occupazione senza far esplodere i costi. I requisiti di localizzazione, da soli, non risolveranno tutte le sfide, ma dovrebbero essere inseriti in una politica industriale più ampia, che includa sussidi mirati alla produzione di batterie e incentivi all’acquisto di veicoli elettrici europei.

Il messaggio dei due CEO è politico, prima ancora che industriale: in un mondo in cui altre aree del pianeta difendono con decisione le proprie industrie, l’Europa deve scegliere se limitarsi a essere un mercato per i prodotti altrui o restare una potenza produttiva.

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