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Quando il presidente di un colosso automobilistico si permette di schernire pubblicamente i rivali europei, o è pura arroganza o c'è qualcosa di profondamente vero nelle sue parole. Nel caso di Wang Chuanfu, l'uomo al timone di BYD, la risposta è semplice: ha ragione da vendere, e i numeri lo dimostrano senza pietà.
Le dichiarazioni del patron cinese sono arrivate come uno schiaffo gelido sul volto dell'industria automobilistica occidentale: "Il nostro vantaggio si attesta attualmente sui tre-cinque anni rispetto agli altri produttori", ha affermato senza troppi giri di parole. Non si riferisce solo agli europei, ma anche ai giapponesi e agli americani. Insomma, tutto il mondo automotive tradizionale è nel mirino.
Ma cosa rende BYD così inarrivabile? La risposta sta in una strategia che l'occidente ha colpevolmente ignorato per troppo tempo: l'integrazione verticale totale. Mentre i marchi europei continuano ad affidarsi a fornitori esterni per componenti critici, BYD produce praticamente tutto internamente, dai semiconduttori alle batterie. Non si tratta di un dettaglio tecnico marginale, ma della chiave che apre le porte a velocità di sviluppo, controllo dei costi e innovazione che la concorrenza può solo sognare.
Il risultato di questa visione? Nel 2025 BYD è diventato il più grande produttore di auto elettriche al mondo, superando per la prima volta nella storia Tesla, l'azienda che fino a ieri sembrava imbattibile. E in Europa, nonostante le barriere doganali e lo scetticismo iniziale, le immatricolazioni del marchio cinese continuano a crescere a ritmi impressionanti.
Dietro questo successo si nascondono investimenti miliardari accumulati negli ultimi anni e una macchina industriale che fa girare la testa: oltre un milione di dipendenti sparsi in tutto il mondo, con ben 110.000 ingegneri dedicati esclusivamente allo sviluppo di nuove tecnologie. Numeri che fanno impallidire qualsiasi confronto con i competitor occidentali.
La vera lezione, però, è un'altra, BYD ha creduto nell'elettrico e nell'ibrido quando in Europa e America si discuteva ancora se fosse il caso di abbandonare il diesel. Questa lungimiranza strategica oggi si traduce in un vantaggio tecnologico che i marchi occidentali stanno scoprendo essere quasi incolmabile nel breve periodo.
L'epoca in cui i brand cinesi erano sinonimo di brutte copie a basso costo delle auto europee è definitivamente tramontata. Oggi la situazione si è capovolta in modo quasi grottesco, sono i produttori occidentali che studiano attentamente le soluzioni tecniche cinesi, cercando disperatamente di recuperare terreno. Un'inversione di ruoli che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fantascienza, ma che oggi è la dura realtà dell'industria automobilistica globale.
La domanda che aleggia negli uffici di Wolfsburg, Stoccarda e Torino è sempre la stessa: è ancora possibile recuperare questi tre-cinque anni di ritardo? La risposta, purtroppo per l'orgoglio europeo, non è affatto scontata.
Byd
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