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“Non sono qui solo per essere ricordato come una brava persona, che si comporta in modo corretto. Sono qui per diventare campione del mondo di Formula 1”: dietro la sua apparente compostezza e il suo tono di voce pacato, Oscar Piastri nasconde una determinazione di ferro, per nulla scalfita dalla cocente sconfitta mondiale rimediata lo scorso anno. Che Lando Norris sia diventato campione prima di lui non può che bruciare. Ma Piastri ha trovato nuova linfa proprio nei giorni più bui. “Sono molto orgoglioso di come ho affrontato le cose”, ha riflettuto Piastri in un incontro con la stampa selezionata cui ha partecipato anche Automoto.it.
“Il 2025 non si è concluso come avrei voluto, e ci sono due modi di affrontare situazioni del genere, a mio avviso. Puoi lasciarti scoraggiare, o far sì che ti serva da motivazione per il futuro. E il nuovo ciclo tecnico mi ha dato un’ulteriore spinta”. “Ho avuto modo di riflettere sull’anno passato durante la pausa invernale. È facile concentrarsi sulla conclusione, ma il 2025 è stato molto meglio rispetto alle mie prime stagioni in F1. La macchina era competitiva, il team forte e sono davvero orgoglioso di alcune mie prestazioni individuali. Ci sono stati momenti dolorosi, ma anche corse di cui vado fiero”.
“I picchi di performance che sono riuscito a raggiungere l’anno scorso hanno aumentato la mia fiducia nelle mie capacità. So che quando riesco a massimizzare il mio potenziale, posso essere un concorrente molto forte”. Ma ci sono stati anche tonfi pesanti, nel 2025 di Piastri, come riconosce lui stesso. “Nella seconda parte della stagione ho dovuto affrontare sfide sul lato tecnico – legato alla guida – che non avevo vissuto in precedenza. Ho imparato la lezione. Ho vissuto un filotto abbastanza lungo di corse molto movimentate, per motivi diversi, e ho capito come posso gestire meglio le cose, e come può farlo anche il team. Ho imparato che devo continuare a evolvere”.
I piloti sono creature in costante metamorfosi, costretti come sono ad adattarsi alle monoposto che guidano. E questo è soprattutto vero all’alba di un ciclo tecnico che costituisce una vera e propria rivoluzione. “È una vettura molto diversa da quelle che ho guidato finora nella mia carriera in F1. Devo comprenderla meglio. Abbiamo identificato molti aspetti da tenere d’occhio lavorando al simulatore in preparazione per la stagione, e quindi eravamo preparati a quello che sarebbe successo quando saremmo scesi in pista”.
“Dovrò cercare di capire più a fondo cosa serve alla vettura per essere veloce, come è necessario che cambi il mio stile di guida affinché mi possa adattare. Sono le stesse sfide che si affrontano ogni stagione. Ma con un cambio regolamentare così profondo, la curva di apprendimento è molto più grande”. E di passi in avanti Piastri nei suoi anni in F1 ne ha compiuti molti. “Il salto di qualità che ho avuto lo scorso anno era dovuto al fatto di mettere in pratica gli insegnamenti appresi nei miei primi due anni in Formula 1 con maggiore costanza. Nel 2023, quando ero un rookie, facevo meglio in qualifica che in gara. Nel 2024 era l’opposto”.
“Nel 2025 sono riuscito a essere forte in entrambe le aree cruciali di un weekend, nella maggior parte dei casi. Dovrò cercare di fare lo stesso quest’anno, con monoposto molto diverse. So come adattarmi in modo efficiente. Ora devo solo identificare quali saranno i cambiamenti chiave che dovrò affrontare nel 2026. Mi sono già fatto un’idea a Barcellona, e diventerà più chiaro in Bahrain”. Una cosa certa – perché ribadita in primis dal team principal della McLaren, Andrea Stella – è che la scuderia di Woking continuerà sul solco delle papaya rules.
Piastri non è contrario alle pari opportunità volute fortemente da Stella. Ma riconosce che nel 2025 non sempre tutto è filato liscio. “Ci siamo causati qualche grattacapo che non ci serviva in alcune occasioni l’anno scorso”. E la mente va inevitabilmente al discusso scambio di posizioni con Norris a Monza. “Il principio di base, però, ha molti risvolti positivi. Dobbiamo solo affinare, mantenendo solo quello che funziona. È evidente che certe cose avrebbero potuto essere gestite meglio”.
"Penso fosse chiaro a tutti gli spettatori. Ma non ho mai messo in dubbio la buona fede, le intenzioni. Non tutte le decisioni possono essere azzeccate. Non si può accontentare tutti. È parte della natura unica della Formula 1, uno sport di gruppo che ha anche un trofeo individuale. Stiamo lavorando per diventare ancora più forti. C’è stato molto rumore per nulla, tante ipotesi azzardate senza sapere come funzionano le cose internamente. Vogliamo correre come un team unito”.
Serve un fronte compatto, d’altronde, per affrontare la tempesta di cambiamenti tecnici fortissimi, che impattano anche sull’approccio dei piloti. “Con monoposto praticamente invariate – racconta Oscar - l’anno scorso era questione di lavorare su piccole cose, come limare gli ultimi centesimi in qualifica, o essere più efficaci in gara. Quest’anno, ci si chiede come si affronta una partenza. La magnitudine è diversa. Abbiamo un’energia limitata, e dobbiamo capire come sfruttarla, individuando le priorità. Limare il tempo in qualifica non è importante se non si ha una comprensione migliore di come sfruttare al meglio queste vetture”.
Ma il cambio regolamentare è in primis una sfida per i team. E secondo Piastri il fatto che la McLaren non abbia un motore sviluppato internamente non rappresenta un handicap. "Penso che essere costruttori abbia i suoi vantaggi, specialmente ora che è nuovamente consentito lo sviluppo della power unit. Ma noi abbiamo una collaborazione molto stretta con Mercedes HPP, e ne beneficiamo. I nostri problemi di gioventù nei test non avevano nulla a che fare con il fatto di essere clienti”.
“Certo, il fatto che abbiano avuto anni a disposizione per lavorare ai nuovi regolamenti fa sì che possano essere leggermente avanti rispetto a noi. Ma penso che a prevalere sarà chi avrà sfruttato al meglio gli scorsi 12 mesi di test sull’aerodinamica”. Tra i costruttori si è parlato moltissimo di Mercedes, e Piastri ammette di essere rimasto stupito dalla facilità con cui la scuderia di Brackley ha girato. “A impressionare davvero della Mercedes è stata la loro capacità di partire con il piede giusto, inanellando oltre 150 giri al giorno”, ha riflettuto.
Piastri, però, ha piena fiducia nella McLaren. “Sono sempre stato sicuro che il nostro team avesse tutte le capacità necessarie per affrontare qualsiasi tipologia di regolamento tecnico. E nell’ultimo ciclo abbiamo dimostrato che siamo in grado di risalire la china anche se partiamo con il piede sbagliato. Quando esordii nel 2023, cogliere uno o due punti era considerato un buon risultato. Due anni dopo, abbiamo vinto il titolo Costruttori con largo anticipo e ci siamo giocati il mondiale piloti con entrambe le macchine”. Solo il tempo ci dirà se Piastri potrà prendersi la rivincita che desidera, prendendosi quel titolo mondiale che gli è sfuggito dalle mani quando sembrava ormai già suo.