F1. Perché l’Aston Martin AMR26 è arrivata in ritardo ai test di Barcellona? Ecco la spiegazione di Adrian Newey

F1. Perché l’Aston Martin AMR26 è arrivata in ritardo ai test di Barcellona? Ecco la spiegazione di Adrian Newey
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Adrian Newey spiega le motivazioni per cui l'Aston Martin AMR26 è arrivata in ritardo ai test prestagionali 2026 dalla Formula 1
3 febbraio 2026

Perché la Aston Martin AMR26 è arrivata così tardi a Barcellona per i test prestagionali 2026 della Formula 1? A rispondere a questo quesito ha pensato direttamente il team principal e responsabile tecnico della scuderia di Silverstone, Adrian Newey. “La nuova galleria del vento non è entrata a regime che ad aprile, e io ero arrivato solamente a marzo. Siamo partiti in ritardo. Sono stati dieci mesi molto intensi. La verità è che abbiamo messo il modello della monoposto 2026 in galleria del vento solo a metà aprile, quando quasi tutti, se non tutti, i nostri rivali avevano un modello in galleria da inizio gennaio, al termine del bando ai test aerodinamici per il 2026”.

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“Questo – ha spiegato Newey in un’intervista pubblicata sul sito di Aston Martin - ci ha portato ad accumulare un ritardo di circa quattro mesi, il che ha comportato un ciclo di progettazione estremamente compresso. L’auto è stata assemblata solo all’ultimo minuto, motivo per cui abbiamo faticato a portare in pista la macchina in tempo per i test di Barcellona”. La AMR26 ha fatto il suo debutto nei collaudi sul finire del quarto giorno, con Lance Stroll impegnato per cinque giri prima di un inconveniente tecnico.

Ma come è nata la AMR26? Newey spiega così la sua genesi: “È un approccio olistico. Studiando attentamente le normative, e individuando i nostri obiettivi a livello di flussi, siamo poi passati allo sviluppo di una geometria che potesse creare i campi di flusso che desideravamo. La verità è che con un regolamento completamente nuovo nessuno è sicuro di quale sia la filosofia giusta. Viste le tempistiche ristrette, abbiamo deciso di prendere una direzione specifica e abbiamo continuato a seguirla. Solo il tempo ci dirà se sia quella corretta. Ma bisogna avere le idee chiare”.

La Aston Martin AMR26 ha stupito tutto il paddock per alcune soluzioni assolutamente non convenzionali, a cominciare dalla sospensione posteriore, con il triangolo superiore il cui braccetto posteriore si ancora al pilone dell’ala, a tutto vantaggio dell’aerodinamica. “Non ritengo mai che i miei progetti siano aggressivi – abbozza Newey - Mi limito a seguire quella che penso sia la direzione giusta. La nostra per il 2026 potrebbe sicuramente essere interpretata come audace. Ci sono diverse soluzioni inedite. Questo la rende aggressiva? Forse. Forse no”.

Newey non la vuole definire necessariamente aggressiva, ma dalle sue parole si capisce come il suo arrivo abbia portato a una rivoluzione a livello tecnico a Silverstone. “La macchina ha un packaging stretto, molto di più, credo, di quanto fosse mai stato tentato in Aston Martin. Ciò ha richiesto un rapporto di lavoro molto stretto con i progettisti della meccanica, in modo tale da ottenere le forme aerodinamiche che desideravamo”. Ma c’è un altro punto cardine del progetto della AMR26.

Abbiamo cercato di dare vita a un progetto che avesse un potenziale elevato per lo sviluppo. Bisogna evitare di progettare una vettura che ha una buona finestra di utilizzo, ma non il potenziale per crescere”. Newey, comunque, ha ancora degli assi nella manica. “La AMR26 che osserverete in pista a Melbourne sarà molto diversa rispetto a quella che avete visto a Barcellona. E la monoposto con cui finiremo la stagione ad Abu Dhabi sarà molto diversa da quella con cui la cominceremo. È importante mantenere una mentalità aperta”. E chi meglio di un genio come Adrian Newey può farlo. 

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