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Colpo di scena nella “guerra” commerciale tra BYD e Stellantis. Il Giurì dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria ha messo fine all’"Operazione Purefication" del colosso cinese, bollandola come "ingannevole e denigratoria". Una vittoria netta per Stellantis, che aveva denunciato gli attacchi pubblicitari del competitor.
La campagna prometteva incentivi fino a 10.000 euro per chi avesse abbandonato un’auto dotata di cinghia di distribuzione a bagno d’olio, con un implicito - quanto evidente - riferimento, in particolare, alle vetture del gruppo Stellantis equipaggiate con il discusso motore PureTech 1.2. Un attacco frontale senza precedenti nel settore automotive europeo, che ha costretto il Giurì a intervenire per fermare quella che è stata definita una strategia pubblicitaria "illecita sotto il profilo comparativo".
La decisione rappresenta un punto di svolta: BYD dovrà ritirare immediatamente tutti gli annunci dalla tv, radio e media nazionali. Per Stellantis è una vittoria che va oltre il singolo caso, stabilendo un precedente importante su cosa sia lecito o meno nella comunicazione commerciale.
L'"Operazione Purefication" rappresenta uno degli attacchi commerciali più diretti e aggressivi mai visti nel panorama automobilistico europeo. Milioni di automobilisti italiani sono stati oggetto di una campagna che ha in qualche modo messo in discussione l'affidabilità delle proprie auto.
Il messaggio pubblicitario utilizzava uno slogan provocatorio: "La tua cinghia dà i numeri? Te ne diamo un po' anche noi", seguito dai numeri impressionanti del colosso cinese: 122.000 ingegneri in ricerca e sviluppo, 60.000 brevetti registrati e una garanzia fino a 250.000 chilometri.
La campagna pubblicitaria era stata diffusa massicciamente sui principali media italiani, promettendo contributi fino a 10.000 euro per l'acquisto di una vettura BYD a chi avesse rottamato un modello equipaggiato con la cinghia a bagno d'olio. Tra i veicoli interessati figuravano numerosi modelli dei marchi Stellantis, come Citroën (C1, C3, C4, C5 Aircross), Peugeot (208, 308, 3008), DS, Opel (Corsa, Mokka, Crossland) e alcuni Fiat Doblò, ma anche - è doveroso ricordarlo - vetture marchiate Ford (Fiesta, Focus, C-Max, Mondeo, Transit, Kuga), Volkswagen (Golf, Passat, Tiguan), Audi (A3, Q3), Seat (Leon, Ateca), Skoda (Octavia, Superb) e Honda - qui l’elenco completo.
Per comprendere appieno la portata di questa vicenda, è necessario contestualizzare il problema tecnico al centro della controversia. Il motore PureTech 1.2, sviluppato dall'ex gruppo PSA e poi adottato massicciamente da Stellantis, ha effettivamente presentato problematiche legate alla cinghia di distribuzione a bagno d'olio in alcune generazioni. La cinghia, lavorando immersa nell'olio motore per ridurre attriti e rumorosità, si è rivelata vulnerabile nel tempo ai vapori di benzina, specialmente con utilizzo urbano e tragitti brevi.
Il degrado della cinghia ha causato, in alcuni casi, rotture o il rilascio di residui che hanno finito per ostruire la pompa dell'olio, compromettendo la lubrificazione del motore. Queste problematiche hanno portato a campagne di richiamo, interventi in garanzia e una significativa svalutazione sul mercato dell'usato per i veicoli equipaggiati con questo propulsore.
Tuttavia, Stellantis ha già affrontato il problema modificando le generazioni successive del propulsore in questione. Dal 2023, il 1.2 litri di terza generazione utilizza una catena di distribuzione anziché una cinghia, e il nome PureTech è progressivamente scomparso dalle comunicazioni ufficiali del gruppo. Modelli recenti come l'Alfa Romeo Junior, la Lancia Ypsilon e la Fiat Grande Panda adottano questa nuova evoluzione meccanica, più affidabile e priva dei problemi che hanno caratterizzato le versioni precedenti.
Il Giurì dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, organismo a cui Stellantis si è rivolta per far valere le proprie ragioni, ha emesso una pronuncia che definisce in modo inequivocabile la campagna BYD come "ingannevole e denigratoria". Sebbene il testo completo della decisione non sia ancora stato pubblicato, il dispositivo è stato immediatamente inviato a tutte le concessionarie pubblicitarie con l'ordine di sospendere la pubblicazione e i passaggi audio e video del messaggio commerciale ideato dal costruttore cinese.
La valutazione del Giurì si è concentrata su tre aspetti fondamentali della comunicazione di BYD: l'ingannevolezza del messaggio, la sua natura denigratoria nei confronti di un concorrente e l'illiceità sotto il profilo comparativo. Questi tre elementi hanno portato alla decisione di ordinare la cessazione immediata della campagna, rappresentando un importante precedente nel settore automobilistico italiano ed europeo.
L'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, fondato nel 1966, ha il compito di assicurare che la comunicazione commerciale sia "onesta, veritiera e corretta" a tutela del pubblico, dei consumatori e delle imprese. Le sue decisioni sono vincolanti per tutti gli operatori del settore pubblicitario che hanno aderito al sistema autodisciplinare, e rappresentano un importante strumento di autoregolamentazione dell'intero comparto.
La campagna di BYD si inseriva in una strategia di marketing particolarmente aggressiva che il colosso cinese aveva intrapreso in Italia. L'"Operazione Purefication" non era infatti un caso isolato: BYD aveva già lanciato nel corso del 2025 altre campagne provocatorie come "CASI-NO Incentivi Statali" e "Back Friday", che ironizzavano sulla lentezza e la parzialità degli incentivi pubblici italiani per l'acquisto di veicoli elettrici.
La risposta di Stellantis alla decisione del Giurì non si è fatta attendere. Il gruppo italo-francese ha accolto con evidente soddisfazione la pronuncia dell'organismo di autodisciplina.
In una nota ufficiale diffusa immediatamente dopo la pronuncia del Giurì, Stellantis ha dichiarato: "Stellantis accoglie con soddisfazione la decisione odierna del Giurì dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria relativa alla recente comunicazione commerciale 'Operazione Purefication' diffusa da BYD Italia. La pronuncia ha ritenuto tale campagna ingannevole, denigratoria ed illecita sotto il profilo comparativo, disponendone la cessazione e rappresenta un importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori ed i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti. Stellantis continuerà a promuovere una competizione basata sulla qualità dei prodotti e su una comunicazione chiara, completa e trasparente sulle caratteristiche degli stessi".
Un messaggio inequivocabile per il mercato: la concorrenza è benvenuta e necessaria per stimolare l'innovazione, ma deve basarsi su regole condivise di correttezza e trasparenza. La soddisfazione espressa da Stellantis non è solo una questione di principio, ma rappresenta anche una vittoria concreta nella difesa della propria immagine aziendale. La campagna di BYD aveva infatti sfruttato una problematica tecnica ormai superata per creare un vantaggio commerciale, minando la fiducia dei consumatori verso il gruppo italo-francese. La decisione del Giurì ristabilisce un equilibrio, confermando che esistono limiti precisi oltre i quali la comunicazione commerciale diventa scorretta e lesiva.