Formula 1, non c’è più spazio per tutti: la proposta di Zak Brown che spaventa (oppure salverà) i circuiti storici

Formula 1, non c’è più spazio per tutti: la proposta di Zak Brown che spaventa (oppure salverà) i circuiti storici
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Con l'esplosione della popolarità della Formula 1, il calendario da 24 gare non basta più a soddisfare la domanda. Zak Brown lancia una proposta drastica: un sistema di rotazione che potrebbe cambiare per sempre il destino dei tracciati storici
12 maggio 2026

La Formula 1 ha inaugurato la nuova stagione con dati d'ascolto eccellenti. Che sia merito del dibattito sul nuovo regolamento tecnico, del magnetismo di un talento come Andrea Kimi Antonelli o della speranza dei tifosi Ferrari di vedere Charles Leclerc e Lewis Hamilton lottare stabilmente per il vertice, la categoria sta attraversando un’autentica età dell’oro. Una popolarità che si traduce in un assalto di richieste da parte di nuovi promotori per ospitare un Gran Premio. Tuttavia, con un calendario già saturo, lo spazio di manovra è ridotto ai minimi termini: una soluzione per espandere ulteriormente il mercato però esiste, e Zak Brown si è fatto avanti per promuoverla.

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Nonostante il programma conti già 24 appuntamenti, il nuovo Patto della Concordia lascerebbe teoricamente spazio a un’ulteriore data. Difficilmente, però, si arriverà a quota 25: lo sforzo logistico richiesto a team e addetti ai lavori è già oltre il limite di guardia. Per questo motivo, molti Paesi intenzionati a entrare nel Circus restano confinati in una lunghissima lista d’attesa. In questo scenario, la Formula 1 potrebbe valutare il compromesso messo sul tavolo dal CEO della McLaren.

Intervenendo a un evento alla vigilia del Gran Premio di Miami, come riporta Racingnews.365, Brown ha risposto a una domanda diretta su cosa significhi per lui e per la Formula 1 avere successo nel prossimo decennio. “Vincere”, ha esordito con una battuta, prima di analizzare seriamente lo stato di salute dello sport: “La priorità è la crescita continua. Non vedo veri ostacoli interni, se non le incertezze che colpiscono il resto del mondo e che condividiamo tutti. Ma lo sport sta crescendo sempre di più”.

Per aprirsi a nuovi mercati, la Formula 1 è già dovuta scendere a patti con la propria storia: tracciati iconici come Spa-Francorchamps e il Circuito di Barcellona non saranno più appuntamenti fissi, ma entreranno in un sistema di rotazione. Una strategia che, secondo Brown, dovrebbe diventare la norma per risolvere i problemi di saturazione. Mentre Portogallo (nel 2027 e nel 2028) e Turchia si preparano a tornare, nazioni come Sudafrica, Thailandia e Corea del Sud restano in lizza per un posto al sole.

“Ci sono Paesi in fila per ospitare i Gran Premi”, ha proseguito Brown, “ma non possiamo semplicemente continuare ad aggiungere date. Dobbiamo iniziare ad alternarle. Sarei favorevole a fissare 20 Gran Premi permanenti e averne magari otto che ruotano ogni due anni. Sarebbe il modo ideale per espanderci geograficamente in 28 mercati diversi senza superare il limite delle 24 gare annue; un impegno che resta comunque massiccio”.

La sfida del Circus, dunque, non è più solo tecnologica o sportiva, ma diplomatica e logistica. Tra il romanticismo della storia e la spinta dei nuovi capitali, la rotazione proposta da Brown appare come l'unico ponte possibile per unire il passato dei circuiti "vecchia scuola" al futuro globale della categoria. Resta da capire se la Formula 1 sarà pronta a rinunciare alla stabilità dei propri punti fermi in nome di un dinamismo che non sembra voler conoscere confini.

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