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Toto Wolff ci ha ampiamente “cazziati” per chiederci di evitare sensazionalismi e paragoni troppo pesanti su Andrea Kimi Antonelli e il suo esordio sbalorditivo in Formula 1. Eppure, dopo soli due anni nel Circus, il suo nome è già entrato di prepotenza nel grande libro della storia del motorsport e, statistiche alla mano, il capitolo a lui dedicato sembra destinato solo a espandersi. Esiste, in particolare, una statistica che lo proietta dritto verso una serie di precedenti che lo delineano come il perfetto erede al trono mondiale.
Il Team Principal della Mercedes, in fondo, ha ragione: è presto per parlare di titoli iridati. Kimi Antonelli ha solamente diciannove anni e la sua seconda stagione in Formula 1 è iniziata da appena quattro tappe. Gli errori sono dietro l’angolo — è fisiologico che arrivino — ed è proprio per questo che la prudenza imporrebbe di evitare voli pindarici e accostamenti scomodi con i giganti del passato. La Formula 1, però, non è fatta solo di diplomazia: è fatta di dati inconfutabili, di punti e di telemetrie. Analizzare ciò che il diciannovenne ha realizzato nell’arco di 28 GP, dunque, non è un sensazionalismo costruito a tavolino, ma un’analisi basata sui fatti. E i fatti parlano chiaro: con il successo al Gran Premio di Miami dello scorso weekend, che segue i trionfi in Cina e Giappone, Kimi è entrato in un club esclusivo di piloti capaci di vincere tre o più gare consecutivamente. Se la vittoria a Shanghai poteva sembrare la classica fortuna del principiante e quella a Suzuka il frutto di una Safety Car arrivata al momento giusto, a Miami l'italiano ha mostrato una solidità d'altri tempi, gestendo la corsa con una maturità impressionante nonostante l'asfalto scivoloso e una partenza rovinata dallo sfiorato contatto con Max Verstappen.
Ma chi fa parte davvero di questa élite degli annali — dagli anni '50 fino a oggi — e cosa dice la statistica delle tre vittorie consecutive sul destino di un pilota? In sintesi, Antonelli è solo il 23esimo uomo capace di vincere tre Gran Premi iridati di fila in oltre 75 anni di storia della Formula 1. Il primo a comparire in questa lista leggendaria è un altro italiano: Alberto Ascari, che all’inizio degli anni ’50 infilò sette primi posti consecutivi tra il 1952 e il 1953, centrando in entrambi i casi il titolo mondiale. Quel primato è rimasto una vetta inviolata fino alla metà del 2004, quando Michael Schumacher eguagliò la striscia, poi superata successivamente da Sebastian Vettel (9) e infine dal record assoluto di Max Verstappen, dieci di fila nel 2023 al Gran Premio di Monza.
Scorrendo ulteriormente la lista, emerge uno schema lampante e, soprattutto, la statistica che fa sorridere Kimi Antonelli: ben 20 dei 23 piloti che hanno ottenuto almeno tre vittorie consecutive si sono poi laureati Campioni del Mondo nell'arco della loro carriera. Escludendo proprio il bolognese e Oscar Piastri — entrambi ancora in attività e impegnati nell'inseguimento del primo iride — l'elenco si riduce a un solo, celebre nome: Stirling Moss, considerato il più grande tra i "re senza corona", capace di sfiorare il titolo per ben quattro volte.
Va inoltre sottolineato che, dei 23 eletti, ben 15 sono riusciti nell'impresa di vincere tre o più gare di fila in più di un’occasione. In questo olimpo figurano giganti come Jack Brabham, Jim Clark, Jackie Stewart, Niki Lauda, Alan Jones, Alain Prost, Ayrton Senna, Nigel Mansell, Damon Hill, Schumacher, Fernando Alonso, Lewis Hamilton, Vettel, Nico Rosberg e Verstappen.
In cima alla piramide, Schumacher e Hamilton ci sono riusciti per ben 11 volte a testa, quasi sempre durante i loro cicli di dominio assoluto rispettivamente con Ferrari e Mercedes, seguiti da Verstappen con sette e Vettel con cinque, entrambi in Red Bull. Numeri che pesano, certo, ma che per Kimi Antonelli iniziano a sembrare incredibilmente familiari.