F1. Miami ha fatto emergere una costosa debolezza di George Russell: ecco di cosa si tratta (e quanto è preoccupante)

F1. Miami ha fatto emergere una costosa debolezza di George Russell: ecco di cosa si tratta (e quanto è preoccupante)
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Il weekend di gara del Gran Premio di Miami 2026 di Formula 1 ha esposto una debolezza di George Russell. Ecco di cosa si tratta e come potrebbe influenzare la lotta mondiale con Andrea Kimi Antonelli
7 maggio 2026

George Russell era partito con i chiari favori del pronostico nella stagione 2026 di Formula 1, forte com’era di una Mercedes W17 estremamente competitiva e della maggiore esperienza rispetto al giovane compagno di squadra, Andrea Kimi Antonelli. Ma le prime gare del campionato non hanno seguito il copione che ci si attendeva. Dopo Miami, Antonelli, il più giovane pilota di sempre a prendere il comando della classifica mondiale, gode di un vantaggio di 20 punti sull’esperto vicino di box.

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È un divario, questo, che può essere parzialmente attribuito ad alcune circostanze sfortunate, tra Safety Car e piccoli problemi tecnici. Ma la gara di Miami ha evidenziato una debolezza di Russell che potrebbe costargli cara in altri appuntamenti del mondiale. E lo è ancora di più viste le caratteristiche delle monoposto 2026. “C’è poco grip qui – ha spiegato Russell alla media pen a Miami – la macchina scivola molto e l’asfalto è caldo. È la stessa situazione che affrontiamo in Brasile. E Kimi era più competitivo anche lì”.

Russell preferisce le condizioni di alta aderenza, con la gomma ben connessa con l’asfalto. La sensibilità del pilota in queste circostanze è fondamentale per evitare che si inneschi un circolo vizioso. Più la gomma scivola, più tende a surriscaldarsi e a degradare. È un fenomeno tutt’altro che inconsueto in F1, ma che diventa ancora più rilevante con le monoposto 2026, che generano una deportanza inferiore rispetto alle vetture a effetto suolo. Il nuovo regolamento tecnico, però, ha anche altre implicazioni.

Se è vero che avere meno carico riduce i consumi, è altrettanto vero che essere “sporchi” a livello di guida alza l’asticella in termini di sfruttamento dell’energia. Senza contare che l’algoritmo predittivo che regola l’erogazione tende a sballarsi se il pilota disegna traiettorie molto diverse rispetto ai giri precedenti. A Miami, per giunta, la Mercedes ha, per ammissione di Toto Wolff, sbagliato qualcosa in termini di strategia di gestione dell’energia, soprattutto nella prima parte del fine settimana.

Russell non è l’unico pilota ad avere problemi in condizioni di basso grip. Un altro esempio lampante è costituito da Oscar Piastri, il cui caso è un monito sulle potenziali conseguenze di questa debolezza. Piastri lo scorso anno si è visto scivolare dalle mani il mondiale proprio per via di una serie di errori commessi quando l’aderenza in pista era bassa. Russell, però, ha un’esperienza maggiore di Piastri, e dovrebbe mostrare una maggiore flessibilità.

La capacità di adattamento è una delle caratteristiche che distinguono i buoni piloti dai campioni. Russell dovrà dimostrarla nel corso della stagione 2026 se vuole davvero cogliere un’iride che sembra destinata a giocarsi sul filo di una lotta interna alla Mercedes. Ma Russell sa benissimo che anche Antonelli, prima o poi, inciamperà. E lo farà, come ha spiegato Wolff, di fronte alla pressione dei media e del pubblico italiani. Se e come George ne approfitterà, lo scopriremo solo con il tempo.

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