“Fermatelo, dategli 8 punti di penalità per non farlo correre”: l’attacco frontale di Montoya a Verstappen. È così che funziona la F1 di oggi?

“Fermatelo, dategli 8 punti di penalità per non farlo correre”: l’attacco frontale di Montoya a Verstappen. È così che funziona la F1 di oggi?
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Montoya invoca la squalifica per Verstappen dopo le critiche al nuovo regolamento: uno scontro che solleva dubbi sulla libertà dei piloti nella Formula 1 moderna
6 maggio 2026

Il Circus, dopo il Gran Premio di Miami, chiude i battenti per altre due settimane prima di tornare in azione in Canada, quinto appuntamento stagionale. Si tratta di un’altra pausa che giunge subito dopo il lungo mese di stop forzato, causato dalla cancellazione delle gare in Bahrain e Arabia Saudita per via della crisi in Medio Oriente. Tuttavia, questo periodo di riposo ha paradossalmente aiutato la Formula 1, concedendo il tempo necessario per analizzare le criticità e trovare soluzioni all'attuale regolamento tecnico. I correttivi hanno fatto il loro debutto proprio in Florida e sembrano aver sortito l’effetto sperato. I dubbi, però, restano, e Juan Pablo Montoya ha deciso di “tirare le orecchie” a Max Verstappen.

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La nuova stagione ha dato il via a un’era tecnica che ha sollevato diversi interrogativi circa lo stile di guida e la sicurezza. Il mese di sosta, seppure scaturito da circostanze nefaste, ha permesso alla Federazione di analizzare i "nervi scoperti" emersi nei primi appuntamenti. Una prima mossa è stata intrapresa dalla FIA che, di comune accordo con la FOM e i team, ha finalmente coinvolto i piloti nelle discussioni. Per arrivare a questi correttivi, però, i protagonisti in pista hanno dovuto alzare la voce per sedersi al tavolo di chi conta. In questo contesto, Max Verstappen è stato il più radicale nell’esprimere le proprie posizioni.

Ancor prima del semaforo verde stagionale, il quattro volte campione del mondo non si è fatto problemi nel definire la nuova Formula 1 una “Formula E sotto steroidi”, concetto ribadito e ampliato dopo la gara in Australia, dove ha paragonato il nuovo modo di correre al videogioco “Mario Kart”. Parole forti che hanno trovato l’appoggio, seppur in toni più edulcorati, nel resto della griglia. Questo approccio non è piaciuto a tutti, Juan Pablo Montoya in primis, nonostante abbia portato a un dialogo costruttivo e ai conseguenti correttivi che, a Miami, hanno reso qualifiche e gara meno artificiali. Verstappen le ha definite “un passo nella giusta direzione”, ma il colombiano ha preferito mantenere il pugno duro nei confronti dell’olandese.

Bisogna rispettare lo sport”, ha commentato l'ex pilota Williams e McLaren al podcast Chequered Flag della BBC. “Non ho problemi se non ti piacciono i regolamenti, ma per come parli di ciò che ti permette di vivere e del tuo sport, devono esserci delle conseguenze”. Montoya riconosce il diritto dei piloti di esprimere opinioni, ma senza sconfinare in critiche aspre che rischiano di delegittimare l'intera categoria. Le sue parole più dure sono state rivolte direttamente a Verstappen, invocando una punizione esemplare: “Fermatelo. Dategli sette o otto punti sulla patente. Qualunque cosa faccia dopo, verrebbe sospeso almeno per una gara. Vi garantisco che, a quel punto, tutti i messaggi cambierebbero”. Il riferimento è al sistema della Superlicenza che prevede il race ban al raggiungimento dei 12 punti di penalità.

Non sto dicendo di non criticare i regolamenti, perché se non vi piacciono avete tutto il diritto di dirlo”, ha proseguito Montoya. “Va bene esprimere la propria opinione, ma non venite a paragonare una monoposto di Formula 1 a Mario Kart”. A prendere le difese di Max è stato invece Damon Hill, il quale ha ricordato che i piloti sono sempre stati parte attiva del dibattito nel paddock, sottolineando cosa funzionasse e cosa no. Del resto, i tifosi amano da sempre i piloti che non temono di portare avanti le proprie battaglie con schiettezza e personalità.

Questa nuova ondata di "censura" o rigore etico non è una novità assoluta. Già due anni fa, il paddock era stato scosso da un'accesa discussione tra i piloti e il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem. Al centro della contesa c'erano le pesanti multe comminate per l’uso di "parole colorite" e l’invito ai piloti a comportarsi più come ambasciatori che come "rapper". Un braccio di ferro che aveva già allora sollevato dubbi su quanto la Federazione volesse controllare non solo la sicurezza, ma anche la narrazione stessa dei suoi protagonisti.

Al netto delle divergenze tra Montoya e Hill, emerge una questione fondamentale: è giusto che i piloti siano liberi di esprimere il proprio parere, anche quando è brutale? In un motorsport sempre più governato dal marketing e dalla necessità di vendere un "prodotto perfetto", la voce di chi scende in pista rimane l'unica bussola di autenticità. Punire un pilota per un'opinione tecnica o un paragone colorito significherebbe trasformare il paddock in un teatro di marionette, dove il dissenso viene soffocato dal politicamente corretto. Se la Formula 1 vuole evolversi e correggere i propri difetti, non può farlo zittendo i suoi protagonisti. Anzi, è proprio attraverso quella schiettezza – a volte scomoda, ma sempre necessaria – che lo sport può preservare la propria anima e il proprio legame con chi lo guarda.

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