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Un aprile decisamente inaspettato per la Formula 1, che sarebbe dovuta scendere in pista già la scorsa domenica per la seconda doppietta dell’anno tra Bahrain e Arabia Saudita. Tuttavia, l'escalation della crisi in Medio Oriente ha imposto uno stop di circa cinque settimane, portando alla cancellazione di due dei 24 Gran Premi inizialmente previsti. Un mese di sosta che la categoria sta sfruttando per affrontare i numerosi dubbi sorti sul nuovo regolamento tecnico durante i primi tre weekend di gara.
Foto copertina: ANSA
La tanto attesa stagione 2026 è iniziata poco più di un mese fa e le monoposto sono già tornate ai box per una sosta prolungata. Sebbene la natura di questo stop sia forzata e imprevista, data la situazione geopolitica che ha cancellato gli appuntamenti di Sakhir e Jeddah, si è rivelata allo stesso tempo una manna dal cielo per il Circus. Nelle prime tre uscite, infatti, il regolamento tecnico ha mostrato nervi scoperti — dalla gestione dell’energia, a tratti pericolosa, a sessioni di qualifica snaturate — che ora la Federazione, la FOM e i team stanno cercando di risolvere. È un mese denso di confronti: dopo la riunione del 9 aprile, ne è attesa una seconda il giorno 20, in cui verranno discusse soluzioni da implementare già all'inizio di maggio, quando la Formula 1 tornerà in azione a Miami.
A gestire i lavori in qualità di direttore delle monoposto FIA è Nicholas Tombazis, che non si è sottratto alle critiche degli scettici — tra cui Max Verstappen, che ha definito queste vetture "una Formula E sotto steroidi" — in una lunga intervista al The Guardian. “Non stiamo discutendo di una riscrittura completa delle regole”, ha chiarito Tombazis, ribadendo la fiducia nel dialogo con i vari attori coinvolti. “Crediamo che il paziente non sia in terapia intensiva. Ha solo bisogno di un paio di mele al giorno, non di un intervento a cuore aperto”. Ma per molti addetti ai lavori nel paddock, questo approccio potrebbe non bastare a risollevare le sorti di un regolamento che, se da un lato ha garantito azione in pista, dall'altro sembra aver intaccato il vero DNA della categoria.
Dinanzi alle critiche emerse in Australia, Cina e Giappone, Tombazis ha specificato gli ambiti d'intervento della FIA: “Ci sono questioni da affrontare sia dal punto di vista della guidabilità per i piloti, sia della sicurezza”. Una risposta secca, poi, ai detrattori: “Non mi piace dire che va tutto bene, ma neanche che è un disastro. Abbiamo tifosi soddisfatti dello spettacolo, ma dobbiamo fare i conti con un incidente causato da aspetti specifici e con il parere di alcuni piloti che chiedono miglioramenti”. Il riferimento, in questo caso, è l'incidente di Suzuka che ha coinvolto Oliver Bearman.
Il pilota della Haas percorreva la curva 13 a velocità elevata sfruttando il boost, mentre Franco Colapinto, davanti a lui, era in fase di harvesting (gestione dell'energia). Questo spropositato delta di velocità, unito a una lieve variazione di traiettoria dell’argentino, ha spinto Bearman fuori pista: toccando l’erba, il britannico ha perso il controllo della monoposto, finendo contro le barriere. Fortunatamente Bearman ha riportato solo una lieve contusione al ginocchio destro, ma l’entità dell’impatto poteva essere ben peggiore, sollevando seri timori sulla gestione dell’energia prevista dalle norme attuali. “Ogni incidente ad alta velocità è uno shock”, ha proseguito Tombazis. “Dire che fosse prevedibile sarebbe sbagliato, ma il differenziale di velocità era stato identificato come un rischio. Ne avevamo parlato, ma non era facile agire prima di aver analizzato i parametri. Introducendo modifiche troppo affrettate, si rischia di peggiorare le cose. Ma la sicurezza resta la priorità numero uno”.
Il lavoro da fare è ancora molto, ma l'obiettivo è non stravolgere quanto costruito finora dai team. “Queste regole sulla gestione dell’energia non richiederanno modifiche all’hardware, ma solo al software e ai settaggi. Sono cambiamenti che si possono introdurre rapidamente e che vanno al cuore del problema, sia per il delta di velocità tra le vetture, sia per il feeling dei piloti”. Sulle modalità d'attuazione, il direttore FIA ha chiosato: “Potremmo procedere con una fase 1 e una fase 2, concedendo più tempo per la seconda parte così da permettere ai costruttori di perfezionare le modifiche”.