Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Il futuro della Formula 1 comincia oggi, con una riunione a Londra in cui i tecnici delle varie scuderie discuteranno del modo migliore in cui raddrizzare le storture di un regolamento tecnico che non convince non solo una larga fetta del pubblico, ma anche gli stessi piloti. Che ci fossero degli aspetti da sistemare con la massima urgenza è chiaro da tempo nel paddock, ma la pausa di un mese dovuta alla cancellazione dei GP del Bahrain e dell’Arabia Saudita ha aperto alla possibilità di lavorare a motori spenti.
I tecnici dei team, non in presenza dei rispettivi team principal, andranno a discutere le opzioni sul tavolo, basate sia sulle simulazioni condotte dalle scuderie che dai riscontri dei piloti. Lo scopo è quello di scremare le proposte, arrivando a un novero più piccolo che verrà valutato internamente ai singoli team prima di una seconda riunione, prevista la prossima settimana. La data clou, però, è quella del 20 aprile. Sarà allora che tutto il Gotha della F1 – dai team principal al CEO Stefano Domenicali, passando per il presidente dela FIA Mohammed Ben Sulayem – arriverà al dunque.
Affinché i cambi regolamentari possano essere implementati, serve la super maggioranza. Almeno sette degli undici team o quattro dei cinque motoristi devono appprovare le modifiche, prima della ratifica da parte del Consiglio Mondiale della FIA che è solo una formalità. È una fase delicata, perché le scuderie cercheranno ovviamente di portare acqua al proprio mulino. Lo si è visto chiaramente con la questione delle partenze. Chi era in affanno ha fatto leva sul tema sicurezza per prendere due piccioni con una fava e supplire alle proprie mancanze prestazionali in modo nobile.
È inevitabile che una scelta campale come una modifica sensibile al regolamento tecnico abbia una componente politica. I team e i motoristi hanno effettuato scelte tecniche diverse, ed è naturale che si possa entrare in conflitto. Ma in questo caso di mezzo c’è la salute della categoria stessa, ed è auspicabile che le parti in causa ne tengano conto. Dopotutto, se la bolla speculativa della Formula 1 dovesse rompersi, non sarebbe il massimo nemmeno per scuderie il cui valore sul mercato è salito esponenzialmente negli ultimi anni.
Le opzioni sul tavolo per mettere una toppa ai buchi visti nelle prime gare dell’anno sono diverse. Si parla della possibilità di aumentare il limite dell’energia ricaricabile attraverso il super clipping, passando di 250 kW attuali a 350 kW, e scoraggiando così l’impiego del lift and coast. Ma anche di rendere le vetture meno veloci, con una riduzione della potenza elettrica massima erogabile rispetto ai 350 kW di oggi che le renderebbe sì più lente, ma sfruttabili in modo meno castrato in qualifica.
Le modifiche al regolamento tecnico 2026 della F1 potrebbero passare anche dai limiti dell’energia massima ricaricabile, come successo in qualifica a Suzuka. Scendere dai 9 MJ al giro attuali a 6 MJ – una delle opzioni preventivate – si tradurrebbe però in un impatto importante sui tempi sul giro, nell’ordine dei secondi. C’è anche un’opzione abbastanza controversa, l’eliminazione delle limitazioni all’uso dell’aerodinamica attiva, con il pilota essenzialmente libero di impiegarla a proprio piacimento.
Sono palliativi, che non risolvono il problema principale di questo regolamento tecnico, la ripartizione 50-50 tra endotermico ed elettrico. E questo è un nodo complesso per diversi motivi. Il primo è squisitamente tecnico, perché alzare la potenza del motore endotermico senza modifiche all’architettura potrebbe causare grandi problemi di affidabilità. ll secondo riguarda la politica. Cambiamenti rilevanti in questo senso per il 2027 potrebbero non essere necessariamente graditi a chi ha sposato la F1 proprio in virtù di questo regolamento tecnico, o a chi è particolarmente competitivo.
La presenza di una batteria da 4 MJ, con tutto ciò che ne consegue, è la pungente conseguenza di decisioni prese anni fa, quando lo scenario del settore automotive andava verso l’elettrificazione delle gamme a ogni costo. Ora è tutto cambiato, ma la F1 si ritrova in un vicolo cieco. Solo il tempo potrà dirci quanto i cambiamenti al regolamento tecnico sposteranno la bilancia verso l’input del pilota e un tipo di corsa più genuino. Ma la sensazione è che la filosofia di base di queste normative è destinata a essere abbandonata al primo momento utile. Che potrebbe però essere piuttosto lontano nel tempo.