Charles Leclerc al BSMT: "Il giorno in cui avrò paura, mi fermerò". La Formula 1, la Ferrari e l'uomo dietro la visiera

Charles Leclerc al BSMT: "Il giorno in cui avrò paura, mi fermerò". La Formula 1, la Ferrari e l'uomo dietro la visiera
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  • Credits The BSMT by Gianluca Gazzoli
Il pilota monegasco si racconta a Gianluca Gazzoli in un'intervista che rivela l'uomo dietro la visiera, tra sacrifici, amore, perdita e la missione di una vita intera
9 aprile 2026

Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate perché lo sono già di loro. Quella di Charles Leclerc è una di queste. Un bambino che a tre anni e mezzo finge di essere malato per non andare all'asilo e finisce su una pista di kart gestita dal padre di Jules Bianchi, legato con una corda a un altro kart per sicurezza. Al primo giro gli tolgono la corda. Al secondo giro è già da solo. Non si ferma fino a quando il serbatoio non si svuota del tutto.

Venticinque anni dopo quel bambino guida una Ferrari di Formula 1, è fresco di matrimonio, ha costruito un impero di passioni autentiche e sta lottando con ogni fibra del suo essere per riportare la Rossa dove tutti la sogniamo: in cima al mondo. Questa è la storia che ha raccontato ai microfoni del BSMT, il podcast di Gianluca Gazzoli, in un'intervista che è molto più di una conversazione: è il ritratto completo di un campione che non ha mai smesso di essere una persona vera.

Charles Leclerc e Jules Bianchi
Charles Leclerc e Jules Bianchi
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L'Italia nel sangue, prima ancora che nel contratto

C'è qualcosa di raro in Leclerc, qualcosa che i tifosi italiani hanno intuito subito e che il tempo ha solo confermato, questo ragazzo ci appartiene tanto quanto noi apparteniamo a lui. Il suo italiano non è quello imparato sui libri, a scuola si è fermato a contare fino a trenta, ma è quello costruito sulle piste, parlando con i meccanici durante gli anni del karting, quello forgiato nei viaggi con il padre attraverso l'Italia, quello che ha il sapore della polvere di gomma e dell'olio motore.

Leclerc lo dice con una parola che lo definisce più di qualsiasi statistica: autenticità. È quello che cerca nelle persone, quello che ama degli italiani, quello che offre in cambio. Nessun filtro, nessuna maschera. E forse è proprio per questo che il legame tra lui e i tifosi Ferrari ha superato la dimensione sportiva per diventare qualcosa di profondamente umano. Non è solo il pilota della nostra squadra. È uno di noi che è riuscito a sedersi nel posto che tutti abbiamo sognato da bambini, guardando le macchine rosse sfrecciare sotto casa.

Leclerc podio a Monza 2024
Leclerc podio a Monza 2024

Un matrimonio da favola, una Ferrari 250 Testa Rossa e un cane in smoking

Al Basement di Gazzoli, Leclerc arriva con un sorriso diverso. È un uomo sposato, fresco di un matrimonio celebrato con Alexandra a Monaco davanti a soli trenta invitati: la famiglia, gli affetti più stretti, nessuno in più. Un'impresa titanica per chi vive nel Principato, dove le voci si propagano più velocemente di una monoposto sul rettilineo del Paul Ricard. Eppure ce l'hanno fatta: cerimonia intima, privata, perfetta.

E qui emerge il Leclerc che fa innamorare, quello che confessa di essere stato più nervoso quel giorno che su qualsiasi griglia di partenza. Lui, che affronta curve a 300 km/h senza un battito di ciglia, ha ammesso di aver perso ogni parola nel momento in cui ha atteso la sposa. L'emozione che il casco riesce a contenere in pista, quel giorno si è presa tutto lo spazio.

La scena più iconica? Leo, il suo cane, in smoking, protagonista assoluto della giornata. E l'auto: una Ferrari 250 Testa Rossa prestata da un cliente per l'occasione, a rendere il tutto ancora più da sogno. Il viaggio di nozze resta in sospeso: il giorno dopo le nozze la destinazione era l'Australia, ma per il Gran Premio, non per la luna di miele. Leclerc ha tentato di spacciare la gara come "Gran Premio di nozze". Alexandra non si è fatta convincere.

Charles e Alexandra Leclerc
Charles e Alexandra Leclerc

Lec: quando la passione diventa impresa e il gelato diventa filosofia

Se c'è un tratto che definisce Leclerc fuori dalla pista è la coerenza assoluta tra ciò che ama e ciò che fa. Lec, il suo brand di gelato a ridotto apporto calorico, non è un'operazione di marketing costruita a tavolino. È nata da un incontro casuale con Federico Grom a Monaco e dalla frustrazione reale di un pilota che ha sempre adorato il gelato ma che vive dentro un regime alimentare dove ogni caloria conta.

Da quella conversazione è nato un progetto che ha tutto il sapore, letteralmente, dell'autenticità di Leclerc. Un gelato che al palato sembra indulgente ma che sul piano nutrizionale racconta una storia diversa. Il gusto preferito? Vaniglia. L'avventura dura da due anni, con Guido come mago delle ricette e un'intera squadra al lavoro. Lec è disponibile in Italia e in Francia, e per Leclerc rappresenta molto più di un business: è una scuola, un laboratorio dove un campione che ha dedicato ogni istante della sua vita al motorsport sta imparando a costruire qualcosa anche fuori dall'abitacolo. Con la stessa fame. Con la stessa precisione.

Lec, il gelato a basso contenuto calorico
Lec, il gelato a basso contenuto calorico Lec

La mente: l'arma segreta che nessuno vede ma che decide tutto

C'è un passaggio dell'intervista al BSMT che vale da solo l'intera conversazione. Leclerc racconta che a undici anni ha iniziato un percorso di preparazione mentale al centro Formula Medicine di Viareggio. Una fascia intorno alla testa misurava i suoi stati di concentrazione, rilassamento e stress. A undici anni. Mentre i coetanei giocavano a pallone, lui stava già allenando l'unico muscolo che, a quel livello, fa la vera differenza.

Perché in Formula 1 il talento è il biglietto d'ingresso, non il vantaggio competitivo. Leclerc lo dice senza giri di parole: se prendi i ventidue piloti in griglia nel loro giorno migliore, non c'è nulla tra loro. Quello che separa chi vince da chi arriva secondo è la capacità di governare le emozioni, di chiudersi dentro una bolla di concentrazione impenetrabile anche quando hai mille persone intorno sulla griglia, sponsor che ti cercano, fan che vogliono una foto, e tu hai la testa piena di informazioni che devono restare intatte fino all'ultima curva dell'ultimo giro.

Due sole gare in tutta la sua carriera hanno incrinato quella bolla: Monza 2019 e Monaco 2024. A Monza lo tradiva lo sguardo che scappava verso le tribune in delirio. A Monaco era il peso di un luogo che significa tutto: le stesse strade percorse in autobus per andare a scuola, la fermata del bus esattamente sulla griglia di partenza, ogni curva un ricordo di infanzia. Leclerc sentiva l'emozione premere contro la visiera. L'ha controllata. Ma per la prima volta ha faticato.

Quei momenti non sono debolezze. Sono la prova che dentro quel casco c'è un essere umano che sente tutto, anche quando il mondo pensa che stia solo guidando.

È tutta una questione di testa
È tutta una questione di testa

Nessuna paura a trecento all'ora. E nessuna superstizione

La paura in macchina non esiste. Zero. Assoluto. Leclerc lo afferma con una serenità che colpisce: il giorno in cui la paura dovesse fare capolino, sarà il giorno in cui smetterà. In pista si va con il cuore, con l'adrenalina, con un'eccitazione che spinge verso il limite, mai indietro. Il dubbio non può entrare nell'abitacolo perché a quelle velocità un'esitazione di mezzo secondo può costare tutto.

E la superstizione? Tenuta alla larga con intelligenza. Leclerc spiega che in uno sport dove la fiducia deve essere al 200%, creare dipendenze mentali da oggetti o rituali scaramantici è un rischio enorme. Se un giorno non trovi la calza portafortuna, il danno è nel cervello prima ancora che nella gara.

Fuori dalla macchina, però, la storia cambia. Gli elicotteri lo terrorizzano. I serpenti lo mettono a disagio. La kryptonite di Superman Leclerc, servita con quel sorriso che gli ha conquistato mezzo pianeta.

Charles Leclerc a Monaco
Charles Leclerc a Monaco

La routine del guerriero gentile

Trenta minuti prima di salire in macchina, parte il rituale: doccia fredda, riscaldamento fisico, una sequenza precisa che funziona come un reset totale del sistema. Non superstizione, ma protocollo scientifico. L'allenamento è quotidiano, con molto cardio, lavoro di endurance, esercizi specifici per il collo e una macchina costruita su misura con volante, pedali e casco collegato a cavi che simulano le sollecitazioni reali della monoposto.

Andrea Ferrari, il suo preparatore atletico, lo segue dal 2014. Dodici anni insieme, su ogni circuito del mondo, al punto che Leclerc lo considera parte della famiglia. Un legame di fiducia totale, come quello che lega un cavaliere al suo scudiero.

L'alimentazione segue cicli precisi: più glucidi e massa muscolare nell'interseason, poi una riduzione calorica prima dell'inizio del campionato per rientrare in un abitacolo strettissimo, e infine pura manutenzione durante la stagione, perché con il calendario attuale non c'è tempo per costruire. Il nutrizionista, basato a Milano, calibra tutto in base ai periodi. E sì, il gelato Lec è approvato.

Charles Leclerc
Charles Leclerc

I sacrifici che hanno costruito il campione

Ecco dove la storia di Leclerc si separa da quella di molti altri campioni e diventa qualcosa di universale. La sua famiglia non aveva i mezzi per sostenere tre figli nel karting. I suoi due fratelli, il più grande e il più piccolo, hanno dovuto fermarsi perché i costi erano insostenibili. Il padre si è concentrato su Charles, che in quel momento mostrava il talento più evidente. Il senso di colpa, soprattutto verso il fratello minore che era ancora un bambino, Leclerc lo porta ancora con sé. Ma oggi quel fratello è un pilota professionista, aiutato da Charles stesso dopo l'arrivo in Formula 1. La ruota ha girato. La famiglia si è tenuta insieme.

Il 2010 era l'anno della verità: l'ultima stagione economicamente sostenibile. O arrivava un aiuto esterno, o il sogno si chiudeva. Fu Jules Bianchi a parlare con il suo manager, Nicolas Todt, segnalando il talento del giovane Charles. Dopo una vittoria nella gara di Montecarlo, arrivò la convocazione a Ginevra. Leclerc si presentò con la cravatta, il cuore in gola e la consapevolezza che tutto dipendeva da quel colloquio. Il contratto arrivò. La carriera proseguì. Poi la Ferrari Driver Academy nel 2015, poi il debutto in Formula 1 con l'Alfa Romeo nel 2018, poi Maranello.

Leclerc in Alfa Romeo - Monaco 2018
Leclerc in Alfa Romeo - Monaco 2018

Jules, il padre e quella bugia che vale più di mille vittorie

Ci sono passaggi nella vita di Leclerc che toccano corde profondissime. La perdita di Jules Bianchi, il suo padrino sportivo, l'uomo che correva con lui sulla pista del padre in kart più piccoli per stargli dietro, l'uomo che ha segnalato il suo nome alle persone giuste. Jules se n'è andato in un giorno di gara, e Leclerc aveva diciassette anni. A quell'età, molti non hanno ancora iniziato a capire il mondo. Lui ha dovuto fare i conti con la sua parte più crudele.

E poi il padre. Malato, consapevole di non avere molto tempo. Il contratto in Formula 1 non era ancora arrivato, ma Charles gli disse che aveva firmato. Una bugia. La mamma lo rimproverò. Ma quel figlio voleva che l'uomo che aveva sacrificato tutto per portarlo fin lì potesse chiudere gli occhi sapendo che la missione era compiuta. Il contratto vero arrivò qualche mese dopo, in ritardo di un anno. Ma il padre lo aveva "visto" in tempo.

Questa bugia non è un dettaglio nella carriera di un pilota. È il cuore pulsante di una storia d'amore tra un figlio e un padre, tra un sogno condiviso e la dignità di proteggerlo fino all'ultimo respiro. E chiunque segua Leclerc in pista, quando lo vede alzare il pugno dopo un sorpasso impossibile o tremare di emozione sul podio, dovrebbe ricordare che dietro quel gesto c'è tutto questo.

Leclerc e Bianchi sulla pista di kart
Leclerc e Bianchi sulla pista di kart

La musica come rifugio: il pianoforte, i Coldplay e quei brani su Spotify

Il Covid ha regalato a Leclerc una scoperta inaspettata: il pianoforte. In casa ce n'era uno fin da piccolo, usato soprattutto dal fratello minore. Durante il lockdown, tra una sessione di simulatore e l'altra, Charles ha ricominciato. Prima da autodidatta su internet, poi con poche lezioni, poi in modalità freestyle. Ha pubblicato dei brani su Spotify che hanno raccolto numeri importanti, a dimostrazione che quando quest'uomo si appassiona a qualcosa, non lo fa a metà.

La musica è il suo modo di spegnere il cervello, l'unico interruttore che funziona davvero dopo le pressioni della pista. Prima delle gare più tese, usa la musica come parte della routine di concentrazione. E cosa ascolta? Con una sincerità che fa sorridere: la sua. Per il resto, i Coldplay sono i preferiti di sempre, insieme ai Koooks e a Sofiane Pamart, con cui ha anche collaborato.

Leclerc e la sua passione per il piano
Leclerc e la sua passione per il piano

I social: la scelta coraggiosa di proteggersi

In un'epoca dove l'esposizione digitale è quasi obbligatoria, Leclerc ha fatto una scelta controcorrente, ha deciso di allontanarsi dai social media. Non dalla presenza online ma dalla fruizione diretta dei commenti. Ha capito che un singolo momento filmato durante una gara poteva distorcere la percezione di un'intera prestazione, nel bene e nel male. E da persona che ammette apertamente di essere sensibile ai giudizi altrui, ha scelto di togliersi da quel circuito per restare il giudice più onesto di sé stesso.

Non è una fuga. È consapevolezza. La stessa che allena dal centro di Formula Medicine a undici anni, la stessa che gli permette di chiudersi nella bolla prima di una gara, la stessa che lo rende diverso da molti colleghi. Leclerc si protegge per potersi dare al 100% dove conta: in macchina e con le persone che ama.

Charles Leclerc
Charles Leclerc

La missione: riportare la Ferrari in cima al mondo

L'intervista al BSMT si chiude con lo sguardo puntato all'unica direzione che conta: avanti. Dopo il podcast, Leclerc va dritto a Maranello per il simulatore, dove passa giornate intere da otto o nove ore tra preparazione pre gara e analisi post gara. La correlazione tra il mondo virtuale e quello reale è ormai così raffinata che i piccoli cambiamenti vengono testati prima al simulatore e poi portati in pista. Ogni dettaglio, ogni dato, ogni decimo di secondo è una tessera del mosaico.

La stagione in corso è fondamentale. Lo sviluppo della monoposto è il tema dominante, con nuove componenti e nuovi sistemi in arrivo. Leclerc lavora fianco a fianco con gli ingegneri, con la squadra, con una determinazione che non è cambiata di una virgola rispetto a quel bambino che non voleva scendere dal kart. L'obiettivo è uno solo: riportare la Ferrari sul gradino più alto, dove il cuore di milioni di tifosi la aspetta.

E se gli chiedi quale momento vorrebbe mostrare a suo padre e a Jules, la risposta arriva con gli occhi lucidi: la vittoria a Monaco, sulle strade dove aspettava il bus per andare a scuola. E il matrimonio, perché certi giorni appartengono a tutta la famiglia, anche a chi guarda da lassù.

Charles Leclerc non è solo un pilota di Formula 1. È un figlio che ha onorato i sacrifici di un padre. È un amico che porta nel casco il ricordo di chi non c'è più. È un marito che si commuove davanti alla sposa. È un imprenditore che non fa nulla per posa. È un musicista che suona per stare bene, non per apparire. È la persona che vorresti al tuo fianco quando la vita sterza forte e la pista si stringe.

E soprattutto è l'uomo che ogni domenica, quando si abbassa la visiera, smette di essere tutto questo per diventare una cosa sola: il pilota della Ferrari. Quello che da bambino guardava passare le macchine rosse sotto casa. Quello che adesso le guida. Quello che non si fermerà finché non le avrà riportate dove meritano di stare.

In cima. Dove batte il cuore di chi ci crede davvero.

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