Questa non è la Formula 1 per Charles Leclerc e Max Verstappen

Questa non è la Formula 1 per Charles Leclerc e Max Verstappen
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Il regolamento tecnico 2026 di Formula 1 rappresenta un cambiamento talmente grande da penalizzare piloti che prima facevano la differenza. Ecco chi si sta invece adattando meglio alle storture delle normative
4 aprile 2026

Ogni era tecnica della Formula 1 incorona il suo re, anche se è piena di storture come l’attuale. Super clipping marcatissimo sul dritto e nelle curve veloci, con una repentina diminuzione della velocità, scalate di marcia in punti in cui non sarebbero mai state perfezionate prima: vedere gli on-board in qualifica è quasi doloroso. E poi la pericolosità in gara, con i delta di velocità tra chi è in fase di erogazione e chi in recupero talmente grandi da rendere spesso i sorpassi delle manovre evasive. Questa è la dura realtà di oggi, mal digerita dai piloti in griglia e poco apprezzata dal pubblico, in attesa che qualcosa possa cambiare, magari a cominciare dalla riunione a Londra del prossimo 9 aorile.

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Finché non arriveranno dei cambiamenti, la situazione è la stessa per tutti i piloti in griglia, e tocca fare buon viso a cattivo gioco. Questo regolamento tecnico premia la pulizia alla guida, i talenti che riescono a mantenere la monoposto sui binari. L’efficienza aerodinamica è una chiave fondamentale per ridurre non solo il drag, ma anche i consumi. E pure lo stile di guida del pilota è rilevante. L’aggressività non paga. Cercare di fare la differenza dove si poteva prima, buttando il cuore oltre l’ostacolo, non serve assolutamente a nulla. Anzi, è pure controproducente, per una questione strettamente legata al software delle power unit.

L’algoritmo predittivo si sballa anche solo a fronte di un input sull’acceleratore inferiore del 2% rispetto al giro precedente. Figuriamoci se cambia l’approccio a una curva. O se, ancora peggio, arriva un errore. In una F1 così, Charles Leclerc diventa un leone in gabbia. Prova ripetutamente in qualifica a prodursi in quei guizzi che gli consentivano di estrarre il massimo dal suo mezzo, ma non ci riesce. Però gli toccherà mettersi il cuore in pace. Essere un pilota eccellente – e lui lo è – vuol dire anche sapersi adattare, trovando chiavi di lettura diverse.

Pure Verstappen è per forza di cose ridimensionato in un contesto del genere, anche perché ha a sua disposizione una monoposto, la Red Bull RB22, poco efficace dal punto di vista aerodinamico e con una power unit che complica le cose. Colpa della violenza dell’erogazione della potenza elettrica, che scompone la vettura soprattutto sui cordoli, specie se il pilota accelera dopo aver scalato di marcia. Ma anche la sua disposizione d’animo non aiuta. Questo regolamento lo disgusta, e sarebbe così anche se avesse una monoposto più efficace. Sembra quasi rassegnato, e si vede.

In questa era tecnica della Formula 1, sono altri piloti a emergere. A spiccare nelle prime gare dell’anno a centro classifica è stato Pierre Gasly, protagonista di una lunga lotta a Suzuka proprio con Verstappen, non solo per l’efficace motore Mercedes della sua Alpine. Già veloce nella precedente era tecnica – era stato tra i migliori nella prima parte del 2025 con un’auto pessima – Gasly sta mostrando un’ottima capacità di lettura delle gare, capendo al meglio come sfruttare l’energia nel modo più efficace possibile, impiegandola in modo strategico e adattando in maniera naturale il suo stile di guida a queste nuove esigenze.

Anche Andrea Kimi Antonelli sta emergendo in questo senso. Le due vittorie consecutive colte in Cina e in Giappone dimostrano come il leader del mondiale 2026 di Formula 1 stia facendo meglio sul fronte della gestione dell’energia rispetto a George Russell, pilota che per esperienza e intelligenza potrebbe essere una figura chiave di questa era tecnica con una Mercedes dominante. Ma anche lui a volte usa troppa foga. Se rimane indietro, si lascia prendere dalla frenesia. Con questo regolamento, bisogna mantenere il sangue freddo sotto pressione. E Kimi ci riesce.

A qualcuno potrebbe venire la tentazione di definire il campione del mondo dell’alba di questa nuova era indegno del titolo, anche se non per colpa sua. Ma per avere ragione delle storture di questo regolamento ci vuole talento, anche se declinato in un modo diverso. Il fatto che molti aspetti di questa era tecnica siano paradossali è pacifico. Il merito, però, ci sarà comunque per chi si porterà a casa l’iride. La speranza, comunque, è che i correttivi destinati a essere apportati sin da Miami possano migliorare la situazione.

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