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Max Verstappen minaccia il ritiro dalla Formula 1, esasperato da una categoria che non riconosce più. E in molti si chiedono se faccia sul serio. Nello spettro dell’atteggiamento dei piloti verso l’addio ala F1, Verstappen è agli antipodi rispetto ad Alonso. Fernando se potesse non si ritirerebbe mai, Max non si è mai immaginato in F1 a 40 anni. Si dirà che tanti piloti cambiano idea sul ritiro quando confini anagrafici lontanissimi si sono avvicinati minacciosi. Ma Verstappen è diverso.
Il quattro volte campione del mondo è non convenzionale, come del resto lo è la sua carriera. Non avrebbe potuto fare altro nella vita se non il pilota, vista l’ambizione bruciante di suo padre Jos di vivere per anteposta persona i successi che non aveva colto nel suo, di percorso. Il debutto in F1 quando era adolescente, talmente precoce da indurre la FIA a imporre un limite minimo di età per esordire nella massima categoria del motorsport, lo rende un veterano a soli 28 anni. Aveva già detto che la scadenza del suo contratto con la Red Bull, nel 2028, avrebbe potuto rappresentare il capolinea. Ma le tempistiche potrebbero cambiare.
A Verstappen non sono mai piaciuti i fronzoli della Formula 1, il lato legato allo spettacolo di una categoria la cui proprietà considera l’intrattenimento un principio cardine. Ma il nuovo regolamento tecnico ha spostato il suo disappunto anche sul lato squisitamente sportivo. I malpensanti sostengono che Verstappen non sarebbe così critico se avesse per le mani una monoposto vincente.
Il fatto che la RB22 sia una vettura mediocre, buona solo per sgomitare a centro classifica, sicuramente amplifica la frustrazione di Verstappen. Ma Max è un pilota cresciuto a pane e corse genuine, e non avrebbe mai accettato di buon grado un regolamento tecnico che strozza l’estro di piloti aggressivi come lui. Una F1 che premia la pulizia estrema nella guida e che costringe i talenti in pista a non spingere al massimo in certe circostanze non è la F1 di Verstappen. Un pilota che sin dagli esordi si è contraddistinto per il coraggio.
Preso atto del fatto che le minacce di Verstappen hanno fondamento, viene da chiedersi se la F1 si può permettere di fare a meno di Max. Nel Circus come nella vita, tutti sono utili e nessuno è indispensabile, nemmeno un talento già entrato ampiamente nella storia della categoria. Ma il motivo per cui l’uscita di Verstappen sarebbe un duro colpo per la F1 sta nella motivazione di questa eventuale scelta.
Che un pilota decida di lasciare la F1 per motivi personali di qualsiasi motivo è parte del gioco. Che Verstappen, uno dei talenti più rappresentativi della griglia e il più vincente della sua generazione, decida di mollare il colpo per le storture del regolamento tecnico è una botta per la reputazione della categoria. Che valore ha una F1 che fa scappare a gambe levate uno dei campioni più rappresentativi della sua storia?
Il clamore che susciterebbe il ritiro di Verstappen per via del regolamento tecnico 2026 si vede dal fatto che le sue minacce siano state riportate dai media generalisti anche negli Stati Uniti, uscendo dalla bolla sportiva e specializzata. Che il CEO della F1, Stefano Domenicali, voglia sedersi a un tavolo con Max e parlare non stupisce. La Formula 1 può fare a meno di Max Verstappen, ma non se le motivazioni del suo addio sono legate a doppio filo a un’era tecnica che scontenta anche gli altri suoi colleghi, oltre a una larga fetta di spettatori. La partita è ancora tutta da giocare, sul sottile confine della frustrazione del re della F1 di oggi.