“Non stiamo facendo la Coppa del Nonno, ma gare vere”: Bortolotti incorona Verstappen e saluta la sua Lamborghini Huracán al Nürburgring con il podio

“Non stiamo facendo la Coppa del Nonno, ma gare vere”: Bortolotti incorona Verstappen e saluta la sua Lamborghini Huracán al Nürburgring con il podio
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Dal dramma iniziale al secondo posto: Mirko Bortolotti ci racconta in esclusiva la sua ultima, intensa 24 Ore del Nürburgring sulla Lamborghini Huracán, tra le insidie dell'Inferno Verde e l'incredibile debutto di Max Verstappen
18 maggio 2026

Il sipario sulla 24 Ore del Nürburgring è calato. Una gara ricca di colpi di scena fin dal primo giro, quando la Lamborghini Huracán GT3 del team Red Bull ABT, guidata da Luca Engstler, ha subito una foratura alla posteriore sinistra. Così l’enorme vantaggio della pole position conquistata il giorno prima dallo stesso Engstler è sfumato, costringendo la vettura a un rientro anticipato ai box. Ma nelle gare di durata, ancor di più su una pista come l’Inferno Verde, tutto può accadere e si può passare dall'essere il fanalino di coda al salire sul podio. Esattamente 24 ore dopo, attraversando condizioni estremamente variabili e rischiose, tra cui il gelo della notte, Mirko Bortolotti – che ha condiviso l’abitacolo della Huracán anche con Patric Niederhauser – ha tagliato il traguardo in seconda posizione, alle spalle della Mercedes-AMG GT3 Evo #80.

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“Essere sul podio significa tanto perché la gara era stata abbastanza compromessa dalle prime due curve”, ha esordito ai nostri microfoni in esclusiva Mirko Bortolotti, ancora provato da una delle corse più selettive del motorsport. “Aver trovato la forza di darci forza a vicenda per continuare a spingere, restare concentrati, fare il possibile per non sbattere la macchina e non fare danni, è un qualcosa di cui possiamo e dobbiamo essere orgogliosi, noi piloti e tutta la squadra. Questo alla fine ci ha portato di nuovo sul podio”. È stata proprio la forza mentale del gruppo Red Bull ABT a fare la differenza, tenendo alto lo spirito nel box. Al Nürburgring completare la gara è già di per sé un traguardo, ma sapere di poterla vincere grazie alla velocità della Huracán è stato il vero motore per non mollare. “Devo dire che la gara è stata veramente difficile, con tantissimi cambiamenti nel corso delle 24 Ore per quanto riguarda il meteo, il che ci ha portato a prendere decisioni spesso e volentieri all’ultimo secondo. Ci siamo trovati con le gomme sbagliate al momento sbagliato, quindi dovevamo capire e soprattutto prevedere le situazioni. Ma è proprio questa la 24 Ore del Nürburgring, ed è per questo che è una gara speciale”.

Questa 24 Ore ha un sapore particolare per Mirko Bortolotti che sperava, complice anche la pole conquistata dal compagno Engstler, di poter aggiungere l’iconica corsa dell’Inferno Verde nel palmarès della Huracán, che verrà presto pensionata dal mondo delle corse in attesa del debutto in gara della Temerario. “Questo podio ha un significato particolare anche perché è stata l’ultima gara con la Huracán. Dire addio a questa macchina mi mette veramente tanta tristezza, perché mi ha regalato tantissime gioie. Ma sono anche molto orgoglioso, perché ho fatto parte di questo progetto dal primo minuto. Abbiamo vinto quasi tutto con la Huracán e ci mancava il Nürburgring. Il secondo posto, però, è un grandissimo traguardo, un obiettivo centrato che dimostra quanto questa vettura sia competitiva all’Inferno Verde, non solo sul giro secco ma anche sulla durata delle 24 Ore”.

A prendere parte alla 24 Ore del Nürburgring 2026 è stato anche Max Verstappen che nel suo stint di gara, soprattutto in quello notturno, ha lasciato sbalorditi per l’aggressività in pista, sia nella gestione dei numerosi doppiati sia nel duello con Maro Engel sulla vettura gemella #80 per la leadership assoluta. “Qui devi essere aggressivo perché, non avendo neutralizzazioni con Safety Car o Full Course Yellow ma solamente le slow zone, queste possono andarti a favore ma anche contro. Ogni secondo che perdi è un secondo perso”, ha spiegato Bortolotti. “Non è come nelle altre 24 Ore, dove nelle prime ore non hai bisogno di rischiare perché magari poi la gara si neutralizza. Lì basta una decisione giusta dal muretto box per farti passare dalla venticinquesima posizione alla testa della corsa. Qui non è così, e sicuramente l’approccio aggressivo di Verstappen è dovuto a questo. Però devi anche capire le fasi, perché quando si esagera all’inizio può andarti bene, ma anche no. Se non osi, comunque, non porti a casa niente”.

La partecipazione di Verstappen ha sicuramente suscitato un grandissimo interesse da parte del pubblico, accorso in massa – sold out per tutto il weekend – per sostenere l’olandese. Il quattro volte campione del mondo di Formula 1, classificato solamente 38esimo a causa di un problema tecnico che ha costretto la vettura ai box per quasi tre ore prima del traguardo, è stato accolto con estremo entusiasmo anche dagli altri piloti, specialisti dell’endurance. “Un grandissimo orgoglio per noi averlo qui. Sono molto felice di questo e soprattutto impressionato. Non avevo dubbi sulla sua performance, ma mi ha colpito l’approccio che ha avuto nel curare ogni dettaglio, come se fosse un Gran Premio di Formula 1, forse anche di più. E questo dimostra la sua passione per il motorsport, non soltanto per la Formula 1, ma soprattutto la sua umiltà nel correre anche su altri palcoscenici che spesso e volentieri vengono sottovalutati. Forse, grazie a lui, cambierà un po’ anche la visione del GT a livello globale. A volte ci vuole l'input da parte di un campione come lui per far capire alla gente che non stiamo facendo la Coppa del Nonno, ma stiamo facendo gare serie, quelle vere”.

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