Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
“Speriamo di avere un motore nuovo per Miami”: così Lewis Hamilton dopo il GP del Giappone 2026 di Formula 1 invocava novità per la sua Ferrari SF-26. Ma le dichiarazioni rilasciate dal sette volte campione del mondo vanno circostanziate. È davvero possibile che la Rossa porti una power unit rivista negli Stati Uniti? Per capirlo, bisogna prima di tutto andare a vedere cosa prevede il controverso regolamento tecnico su questo fronte.
Le power unit di tutti i costruttori, tanto per cominciare, sono state omologate lo scorso 1° marzo. Lo sviluppo non è totalmente congelato, ma è fortemente limitato dal punto di vista della performance. Per evitare che qualche costruttore rimanesse particolarmente indietro, la FIA ha però introdotto l’ADUO - acronimo di Additional Development and Upgrade Opportunities – un sistema che consente di avere maggiori opportunità di sviluppo e di introduzione di nuovi componenti per recuperare terreno.
La chiave per avere accesso all’ADUO è rappresentata dalla performance del motore endotermico. Se dovesse essere tra il 2 e il 4% meno potente del miglior ICE, il costruttore avrebbe diritto a un aggiornamento in più nella stagione in corso e uno nella prossima. Se invece il deficit fosse superiore al 4%, il costruttore avrebbe diritto a due upgrade per campionato. Ma c’è un nodo importante da sciogliere, dovuto alla cancellazione dei GP del Bahrain e dell’Arabia Saudita.
Le misurazioni per l’ADUO – e di conseguenza l’assegnazione delle opportunità a chi fosse in difficoltà – vengono effettuate ogni sei GP. Con Bahrain e Jeddah, Miami sarebbe stata la sesta gara stagionale, e gli upgrade avrebbero potuto essere introdotti in Canada. Con la cancellazione di due GP, Monaco sarà la sesta corsa stagionale. Sulla carta, quindi, gli aggiornamenti frutto dell’ADUO non potrebbero essere introdotti prima di Barcellona. È un punto su cui si lavorerà in queste settimane, visto che a quanto si dice nel paddock la FIA sarebbe aperta a valutare i deficit di performance dopo Miami.
È un argomento che sta a cuore alla Ferrari, perché a Maranello c’è la convinzione – apertamente espressa dal team principal Fred Vasseur ai microfoni della stampa già a Shanghai – che la Rossa possa rientrare nelle casistiche di deficit previste dall’ADUO. Se così fosse, la Ferrari sarebbe in grado di portare un aggiornamento relativo al motore endotermico che avrebbe delle ricadute anche sulla gestione dell’energia. Con un ICE più potente, infatti, il super clipping è più efficace. Ma tutto questo non avrebbe mai potuto essere perfezionato a Miami in ogni caso.
Questo non vuol dire che la Ferrari non abbia margini di migliioramento già per la prossima gara. Al netto delle carenze a livello di picco di potenza, le prime gare dell’anno hanno mostrato anche delle difficoltà nella gestione dell’energia che sono almeno in parte riconducibili a una strategia di erogazione e ricarica meno efficace rispetto alla concorrenza. I dati raccolti nelle prime gare dell’anno saranno molto utili per affinare il software, rendendolo più flessibile. Si tratterebbe di un miglioramento non trascurabile.
Ma a contribuire a una gestione dell’energia puntuale contribuisce anche l’efficienza aerodinamica, per un duplice motivo. Ridurre il drag contiene i consumi, così come lo fa anche una guida “pulita”, merito di una monoposto precisa. La Ferrari aveva previsto per il Bahrain un ampio pacchetto di aggiornamenti che farà invece il suo debutto in quel di Miami, la prima gara utile per portarlo in pista, anche se con la difficoltà extra del format della Sprint. In un regolamento tecnico così complesso, power unit e monoposto dialogano in modo fitto, tanto da far sì che pure una piccola modifica possa avere un effetto importante. Anche se il “nuovo motore” dovrà attendere.