F1, Hamilton scuote la Ferrari a Miami: "Auto da titolo, ma serve il motore". È lui l'unica voce fuori dal coro?

F1, Hamilton scuote la Ferrari a Miami: "Auto da titolo, ma serve il motore". È lui l'unica voce fuori dal coro?
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Lewis Hamilton non usa giri di parole dopo il sesto posto di Miami. Nonostante i danni al fondo, promuove la SF-26 definendola forse la migliore del lotto, ma mette Maranello davanti alla realtà: senza il salto di qualità della Power Unit con l'ADUO, la vetta resta lontana
4 maggio 2026

C’è una strana forma di serenità negli occhi di Lewis Hamilton al termine del Gran Premio di Miami. Forse è la consapevolezza di chi ha estratto l’anima da una Ferrari SF-26 ferita, o forse è la lucidità di chi vede finalmente il traguardo di un lungo inseguimento. La sesta posizione finale, ereditata dopo la penalità inflitta a Charles Leclerc, è un premio alla resistenza più che alla velocità pura, in una domenica iniziata sotto il segno della sofferenza.

Foto copertina: ANSA

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Il contatto nelle prime fasi con l'Alpine di Franco Colapinto ha lasciato segni profondi sul fondo della Rossa, una ferita aerodinamica che in Formula 1 si traduce in decimi che scivolano via tra le pieghe dell’asfalto della Florida. Eppure, Lewis è rimasto lì, aggrappato al gruppo, gestendo una vettura instabile con la maestria del sette volte campione del mondo. Il bilancio, nonostante tutto, pende verso il positivo, ma le sue parole ai microfoni di Sky accendono un faro sulla vera carenza della scuderia di Maranello in questo avvio di 2026.

"Gli aggiornamenti hanno funzionato, ma ora dobbiamo aspettare l'evoluzione del motore per fare un passo avanti", ha ammesso con schiettezza Hamilton. "Sì, è proprio quello di cui abbiamo bisogno: l'aggiornamento della power unit, perché ora è molto difficile per noi lottare contro la potenza di Red Bull e Mercedes. Entrambe hanno un grande vantaggio su di noi".

È un’analisi chirurgica. La SF-26 ha ritrovato un bilanciamento eccellente, una guidabilità che la rende, nelle mani del britannico, uno strumento quasi perfetto nelle parti guidate, ma che sbatte contro il muro dei cavalli nei lunghi rettilinei americani. "Per il resto, abbiamo una buona macchina, forse anche la migliore", ha aggiunto con un pizzico di orgoglio ritrovato. "Quindi dobbiamo risolvere questo problema, perché se ci riuscissimo, potremmo essere ancora più in lotta per la vittoria". Non c’è rassegnazione, ma il realismo di chi conosce il cronometro: "Ci vorrà del tempo per colmare questo divario e cercare di riguadagnare terreno".

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