"Volevo che mi superasse": il piano segreto di Leclerc finisce in disastro a Miami. Ecco cosa è successo

"Volevo che mi superasse": il piano segreto di Leclerc finisce in disastro a Miami. Ecco cosa è successo
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Charles Leclerc svela il retroscena dell'ultimo giro a Miami: una strategia rischiosa per battere Piastri trasformata in un incubo da sesto posto. "Ho spinto come un animale, sono deluso da me stesso"
3 maggio 2026

Il caldo umido di Miami brucia, ma per Charles Leclerc il calore più intenso è quello di un podio sfumato tra le dita proprio quando il traguardo era a portata di sguardo. Una gara vissuta sulle montagne russe quella del monegasco: dall’estasi di una partenza fulminea, capace di annichilire la resistenza di un arrembante Kimi Antonelli e di un Max Verstappen stranamente vulnerabile, fino al baratro di un sesto posto finale che sa di beffa atroce.

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Tutto era iniziato con il copione perfetto. Al via, la SF-26 numero 16 è scattata come una molla, prendendosi una leadership di forza e talento. "La partenza è stata bella, una giornata davvero eccitante", racconta Charles a fine gara, cercando di riavvolgere il nastro di un pomeriggio agrodolce. "Siamo stati molto forti allo start e mi ha reso felice prendere il comando, ma sfortunatamente non ci è servito a molto per restare davanti".

Il primo scoglio è arrivato con il valzer dei pit-stop. Un timing strategico non digerito, che lo ha costretto a inseguire, a lottare contro il cronometro e contro una gestione gomme complessa. Eppure, il talento di Charles lo aveva riportato lì, in zona podio, a difendere con le unghie la terza posizione dagli attacchi di Oscar Piastri. Poi, l’inaspettato. Quell'ala posteriore che si chiude all'ultimo giro, il sorpasso subito dall'australiano e il sospetto di un guasto tecnico. Ma la realtà, svelata dal pilota stesso, è ben diversa e figlia di una scommessa tattica finita nel peggiore dei modi.

"Ero calmo, molto calmo", spiega Leclerc con la trasparenza che lo contraddistingue. "Volevo che Oscar mi superasse. Il mio obiettivo era riprendergli la posizione proprio nell'ultimo giro, sfruttando il boost. Per questo non gli ho reso la vita troppo difficile prima dell'ultima curva". Una scelta coraggiosa, forse troppo. Nel tentativo di restare agganciato alla McLaren di Piastri, Charles ha forzato oltre il limite: "Ho spinto come un animale in curva 3. Quest'anno manovre del genere sono quasi sempre riuscite, ma stavolta no. Sono deluso da me stesso".

Il risultato della troppa foga è stato un testacoda fatale che ha danneggiato irreparabilmente la sua Ferrari, rendendola un vascello ingovernabile nelle ultime curve. "Il danno era significativo. Credo di aver forato e ho commesso un errore. La pressione era infinitamente alta e poi ho sentito un calo graduale". Una spirale negativa che lo ha visto scivolare fino alla sesta piazza, sorpassato anche da Russell e Verstappen, mentre i commissari mettevano sotto la lente d’ingrandimento la sua strenua (e disperata) difesa con una vettura ormai fuori asse.

Nonostante il boccone amaro, Charles cerca di guardare al bicchiere mezzo pieno, difendendo il lavoro di Maranello: "Il pacchetto di aggiornamenti sta funzionando. Stiamo spingendo tutti per tornare davanti. Con questa generazione di auto, specialmente in questo primo anno, conta molto lo sviluppo costante". Miami va in archivio con il trionfo di Antonelli e il rimpianto di un Leclerc che aveva accarezzato il sogno della vittoria, per poi trovarsi a fare i conti con l'amara realtà di un errore di valutazione. "Senza quello sbaglio all'ultimo giro, probabilmente sarei stato sul podio. Devo guardare prima di tutto a me stesso".

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