"Fa male al cuore": la Formula 1 deve correre ai ripari. Ecco il piano per salvare il regolamento 2026

"Fa male al cuore": la Formula 1 deve correre ai ripari. Ecco il piano per salvare il regolamento 2026
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spaventoso incidente di Bearman alle critiche di Verstappen: la F1 affronta la crisi del nuovo regolamento. Ecco le 6 modifiche tecniche sul tavolo del vertice del 9 aprile
3 aprile 2026

La Formula 1 si godrà un mese di pausa non previsto. Con le cancellazioni delle tappe in Bahrain e in Arabia Saudita a causa della crisi in Medio Oriente, si è creato un buco nel calendario: cinque settimane che la FOM, la FIA e tutti i team sfrutteranno per risolvere i numerosi nervi scoperti emersi nei primi tre appuntamenti stagionali di questo nuovo regolamento tecnico.

Foto copertina: ANSA

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Australia, Cina e Giappone: questi sono stati i primi tre Gran Premi disputati in questo 2026, l'anno del debutto delle nuove norme. Le novità introdotte sono tantissime e hanno comportato un cambiamento radicale non solo nella natura stessa delle vetture, ma anche nello stile di guida dei piloti. Le critiche, sia da parte degli appassionati che degli addetti ai lavori, sono state feroci e ora la Formula 1, la FIA e le squadre si stanno unendo per lavorare in sinergia, sfruttando la sosta di cinque settimane per risolvere i problemi più evidenti.

Al momento, non dovrebbe essere sul tavolo delle discussioni il nuovo stile di gara “yo-yo”, con continui sorpassi frutto della gestione dell’energia, visto che non rappresenta una preoccupazione urgente per la FOM. Altre aree, invece, come appreso dai colleghi di The Race, saranno riviste. La data fissata per l’incontro tra le parti coinvolte — come rivelato anche dallo stesso Toto Wolff, inizialmente non propenso a modifiche — è il 9 aprile. Con questo vertice, FIA, FOM e team sperano di trovare un compromesso in vista del prossimo appuntamento stagionale, che si disputerà a Miami il 3 maggio.

L'allarme sicurezza: il caso Bearman-Colapinto

La gara di Suzuka ha evidenziato un problema che Andrea Stella e molti altri nel paddock avevano già sollevato, ma ora che la paura è diventata realtà, la Federazione non può più far finta di nulla. Il riferimento va all’incidente di Oliver Bearman, causato da un enorme divario di velocità rispetto alla vettura che lo precedeva, quella di Franco Colapinto. Parliamo di una differenza di 50 km/h tra i due, frutto di diverse fasi di gestione dell’energia: Bearman era in fase di attacco con l'overtake mode, mentre Colapinto procedeva più lentamente perché in fase di ricarica della batteria.

La conseguenza è stata un violento impatto per Bearman che, per evitare il tamponamento, è andato oltre la pista impattando contro le barriere di curva 13, riportando fortunatamente "solo" una contusione al ginocchio destro. Ma se questo fosse avvenuto su piste come Baku, Las Vegas o Jeddah — come sottolineato anche da Carlos Sainz — con muretti ravvicinati e curve cieche, l’esito sarebbe potuto essere estremamente più grave. Ora che i timori si sono concretizzati, per la FIA e la FOM è doveroso trovare una soluzione: la sicurezza dei piloti non è un problema che si può ignorare.

ANSA

Qualifiche e velocità di punta: l'essenza tradita

Un altro ambito di discussione sarà la gestione delle qualifiche, che attualmente "strozzano" le qualità dei piloti. Se per antonomasia nel time attack si spinge al limite senza calcoli, con il motore 50% elettrico e 50% endotermico non è più così. I piloti sono costretti a ricorrere a strategie di gestione dell’energia, decelerazioni e super-clipping, danneggiando l’essenza stessa del giro secco, che non viene più percorso a pieno regime. Non esiste più il “giro folle” — come dichiarato da Charles Leclerc — ma piloti che gestiscono invece di buttare il cuore oltre l’ostacolo. In casa Ferrari, inoltre, il giro secco è ulteriormente penalizzato da alcune anomalie nella risposta del software.

Altro punto che mette d’accordo piloti e tifosi è la riduzione delle velocità di punta. Con una MGU-K dalla potenza triplicata, le vetture subiscono un drastico calo di velocità alla fine dei rettilinei quando le batterie si scaricano. Il fenomeno, già presente in passato, è stato estremizzato con quest'ultima generazione di monoposto. È emerso chiaramente come curva 9 a Melbourne o l'iconica 130R di Suzuka siano passate dall'essere curve ad altissima percorrenza a tratti a velocità ridotta per la gestione dell'elettrico. Fa ancora male al cuore vedere la propria velocità calare così tanto, fino a 56 km/h sul rettilineo, sono state le parole del campione in carica Lando Norris che sintetizzano perfettamente la frustrazione dei piloti. Un disagio condiviso dai tifosi, che assistono a quella che Max Verstappen ha definito una “Formula E sotto steroidi”.

Le 6 soluzioni sul tavolo del 9 aprile

Già dai test prestagionali i team stanno analizzando soluzioni a queste problematiche che, seppur diverse, potrebbero avere una risposta comune. Secondo quanto appreso da The Race, sono sei le opzioni finora individuate che saranno discusse nella riunione di lunedì 9 aprile:

  1. Ottimizzazione del Super-Clipping: La tecnica del lift and coast è diventata troppo preponderante, aumentando il rischio di incidenti per il differenziale di velocità. Si potrebbe aumentare la quantità di energia recuperabile durante il super-clipping (quando i piloti caricano la batteria restando a pieno gas). Attualmente limitato a 250 kW, portarlo a 350 kW (pari al limite del lift and coast) renderebbe questa via preferibile e più sicura.
  2. Riduzione della potenza massima: Per rendere le qualifiche di nuovo uno spettacolo "a tutto gas", si valuta di estendere l'erogazione di potenza su una porzione più ampia del rettilineo. Questo si otterrebbe riducendo la potenza massima di 350 kW: consumando meno energia istantanea, la carica della batteria durerebbe più a lungo fino alla fine del dritto.
  3. De-rating graduale obbligatorio: Un'altra alternativa è imporre regolamenti che obblighino a ridurre l'impiego del sistema MGU-K molto prima di quanto avvenga ora. Modificare la velocità di riduzione della potenza (attualmente cala di 50-100 kW al secondo) renderebbe il passaggio più fluido ed eviterebbe brusche frenate improvvise a fine rettilineo.
  4. Taglio dell'energia recuperabile: Attualmente il massimo consentito in qualifica è di 9 MJ per giro. Si valuta di ridurlo drasticamente fino a 6 MJ per facilitare il raggiungimento del limite di ricarica ed evitare il ricorso continuo a lift and coast e super-clipping. Il dubbio resta l'impatto sul tempo sul giro: è meglio vedere auto più lente spinte al limite o auto più veloci guidate in modo conservativo?
  5. Revisione dell'Aerodinamica Attiva: La modalità "Straight" riduce il drag tra il 25% e il 40%. L'idea è di espandere drasticamente l'uso di questa modalità, eliminando le zone fisse e rendendola utilizzabile ogni volta che il pilota lo ritiene necessario. Questo aumenterebbe l'autonomia della batteria e la velocità nei tratti veloci.
  6. Aumento della potenza dell'ICE: Risolvere i problemi alla radice aumentando il contributo del motore a combustione interna (attualmente il rapporto è 55% termico - 45% elettrico). Aumentare i kW dell'ICE e ridurre quelli della MGU-K eliminerebbe i problemi di gestione elettrica. Tuttavia, questa soluzione presenta criticità tecniche legate all'affidabilità dei componenti attuali; potrebbe essere un'opzione concreta solo per il 2027.
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Nella riunione del 9 aprile i temi caldi saranno sicurezza e gestione dell’energia, ma si cercherà anche di semplificare le normative. Come evidenziato da Leclerc e Hamilton a Shanghai, le power unit soffrono di anomalie negli algoritmi che limitano l'erogazione nei punti sbagliati della pista. Semplificare il regolamento restituirebbe il controllo ai piloti, permettendo loro di tornare a essere il centro dello spettacolo, spingendo al limite senza dover fare calcoli. Su questo, forse, le minacce di ritiro di Max Verstappen potrebbero aver già sortito l’effetto sperato, ancor prima del faccia a faccia con Stefano Domenicali.

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