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Siamo alla vigilia del debutto ufficiale del nuovo regolamento tecnico di Formula 1. Dopo il blindatissimo shakedown collettivo di Barcellona, per il Circus è quasi giunto il momento di tornare in pista per i test prestagionali, con le prime vetture nate sotto la nuova era tecnica. Il 2026 si preannuncia come un anno spartiacque: cambieranno infatti in contemporanea motore, carburante, telaio e aerodinamica.
Il 2026 sarà ricordato come l’anno del grande cambiamento in Formula 1. Per la prima volta nella storia del Circus, le monoposto subiranno una rivoluzione completa, con interventi che coinvolgono motore, carburante, telaio e aerodinamica. Nulla sarà più come prima, perché anche i piloti dovranno adattare il proprio stile di guida a vetture che riportano al centro tre concetti chiave: distribuzione, rigenerazione e conservazione dell’energia. In questo video di Automoto.it facciamo il punto su tutte le principali novità tecniche insieme all’ingegnere Giulio Bernardelle, volto noto di Moto.it e DopoGP, e a Diletta Colombo, nostra inviata sui campi di gara della Formula 1.
Il cuore pulsante delle monoposto, che resta un V6 turbo da 1600 cc, cambia radicalmente. Le nuove power unit avranno infatti una ripartizione equilibrata 50/50 tra motore a combustione interna (ICE) e parte elettrica. L’obiettivo è migliorare l’efficienza complessiva e la gestione dell’energia, ridefinendo il ruolo dell’elettrico e introducendo nuove strategie di guida che potrebbero rivelarsi decisive sia in qualifica sia in gara. Questa semplificazione della power unit è stata fortemente voluta da FIA e Formula 1 per favorire l’ingresso di nuovi motoristi, come Audi e Ford in collaborazione con Red Bull.
Con l’eliminazione della MGU-H, il motore elettrico deputato al recupero dell’energia dal turbo, i costi e i tempi di produzione dei propulsori si sono ridotti, senza però penalizzare la potenza complessiva. La MGU-K vedrà infatti il proprio ruolo ampliato: il motore elettrico passerà da 120 kW a 350 kW, con un incremento di circa il 300%, mentre l’ICE scenderà a 400 kW (contro i precedenti 550-560 kW), lavorando in stretta sinergia con la parte elettrica. Dal 2026, inoltre, il motore a combustione interna non sarà più alimentato da carburante fossile, ma da carburante 100% sostenibile, aprendo nuove sfide per team e piloti nella gestione dei consumi e dell’erogazione della potenza.
Sul fronte telaistico, le vetture saranno più agili e reattive, anche grazie a pneumatici leggermente più stretti. Questo dovrebbe favorire una maggiore spettacolarità in pista e agevolare i sorpassi, ma imporrà ai piloti di trovare il giusto compromesso tra stabilità e prontezza di risposta. Le monoposto saranno inoltre più leggere, con il peso minimo che scende da 800 a 768 kg, più strette di 10 cm e più corte di 20 cm. Per quanto riguarda gli pneumatici, la gamma P Zero di Pirelli resta invariata, dalla C1 (la più dura) alla C5 (la più morbida), così come il diametro dei cerchi, che rimane di 18 pollici. A cambiare è invece la larghezza del battistrada, ridotta di 25 mm all’anteriore e di 30 mm al posteriore.
Forse la novità più affascinante è l’introduzione dell’aerodinamica attiva, che va oltre il tradizionale DRS. Con la X-mode, modalità standard che massimizza il carico aerodinamico in frenata e in curva, e la Z-mode, pensata per ridurre la resistenza all’avanzamento in rettilineo grazie all’apertura coordinata dei flap anteriori e posteriori, i piloti potranno gestire in modo più intelligente il flusso d’aria. Il carico aerodinamico complessivo sarà ridotto di circa il 15-30% rispetto all'effetto suolo, con l’obiettivo di diminuire il disturbo aerodinamico nei duelli ruota a ruota. Una sfida tecnica e strategica che promette di rendere le gare più spettacolari, senza ricorrere a soluzioni artificiali, ma sarà davvero così?