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La notizia era nell’aria da tempo nel paddock, ma ora è arrivata l’ufficialità. I Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita 2026 di Formula 1 sono stati cancellati per via del conflitto nel Medio Oriente. La FIA e la F1 avevano da subito chiarito che la sicurezza sarebbe stata la priorità nella scelta se disputare o meno questi appuntamenti, e la situazione attuale non la garantisce. Non si poteva aspettare oltre per questa decisione, visto che i cargo dalla Cina avrebbero già dovuto muoversi in direzione Sakhir.
La complessa logistica della Formula 1 implica anche un trasporto marittimo, e i team organizzano le spedizioni nel modo più efficiente possibile, suddividendo i colli tra i vari appuntamenti del mondiale. Il materiale usato in Cina non passa dal Giappone, dove saranno utilizzate altre unità, ma avrebbe dovuto essere trasportato direttamente a Sakhir. Dove, peraltro, diversi team hanno lasciato del materiale dopo i test, convinti di dover tornare in loco dopo un mese e mezzo. Questa complessità logistica spiega perché i GP non saranno rimpiazzati.
Passare dall’Europa – con alternative papabili come Imola e Portimao – avrebbe reso molto complicato un flusso di materiale che dal Medio Oriente era destinato a volare verso Miami. E per quanto la Formula 1 avesse dimostrato una grande flessibilità all’epoca del COVID, allora non c’era il nodo degli spettatori. Organizzare un GP con poche settimane di anticipo senza avere la garanzia di riempire le tribune non è certamente un’opzione allettante per i circuiti che avrebbero potuto inserirsi in calendario.
Ora che i GP del Bahrain e dell’Arabia Saudita sono stati cancellati, subentra però un’altra problematica per le scuderie. Diversi team, infatti, avevano pianificato degli aggiornamenti proprio per Sakhir. Non è difficile capire il perché: con i test disputati in Bahrain, avrebbero potuto raffrontare i dati di febbraio con quelli di aprile. Riposizionare l’introduzione degli aggiornamenti non è un processo così immediato, e non solo perché il GP di Miami di inizio maggio vanta il format della Sprint.
A livello logistico il budget cap influisce, e non poco. Portare un aggiornamento in una gara lontana – come Cina, Giappone o anche Stati Uniti – comporta dei costi elevati che vanno ponderati per non rimanere in affanno nel prosieguo della stagione. Non è quindi solo questione del costo dell’aggiornamento in sé, ma anche degli esborsi per il trasporto. È un tema di cui si parla poco, ma che risulta ancora più rilevante vista l’inevitabile corsa allo sviluppo cui assisteremo nella stagione 2026 di Formula 1. Che, scopriamo oggi, avrà 22 GP.
The Bahrain and Saudi Arabian Grands Prix will not take place in April
— Formula 1 (@F1) March 14, 2026
Due to the ongoing situation in the Middle East the Grands Prix, alongside F2, F3, and F1 Academy rounds, will not take place as scheduled
While alternatives were considered, no substitutions will be made in… pic.twitter.com/wsgXUR2FKn