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La stagione 2026 di Formula 1, scattata poco meno di un mese fa, è già costretta a una pausa forzata di cinque settimane: la cancellazione dei round in Bahrain e a Jeddah, dovuta alla crisi in Medio Oriente, impone uno stop che diventerà terreno fertile per analisi e riflessioni profonde. Dopo i primi tre Gran Premi, le critiche non sono mancate, ma oltre i nervi scoperti di un regolamento tecnico ancora tutto da decifrare, tra Australia, Cina e Giappone è emersa una conferma che in molti nel paddock temevano: il ritorno del dominio Mercedes.
Foto copertina: ANSA
Esattamente come nel 2014, anno dell’ultima rivoluzione radicale sul fronte power unit, il team di Brackley ha saputo imporsi sfruttando magistralmente il cambio di paradigma. Tre vittorie in tre gare: l'acuto di George Russell a Melbourne, seguito dai successi di Kimi Antonelli a Shanghai e Suzuka. Un dominio, quello delle Frecce d'Argento, che appare persino "smorzato": stando alle indiscrezioni raccolte nel paddock, la W17 non avrebbe ancora espresso il 100% del proprio potenziale, forse proprio in attesa della piena attuazione dell’ADUO. La Ferrari insegue a distanza — una distanza siderale, visti i 45 punti di distacco nel Costruttori — mentre la McLaren, dopo i segnali incoraggianti mostrati in Giappone, sembra pronta a inserirsi nella lotta.
I tifosi della Rossa, per ora, devono accontentarsi di una rincorsa. La speranza è riposta nel pacchetto di aggiornamenti previsto per Miami (inizialmente destinato al Bahrain), con l'obiettivo di ricucire lo strappo e permettere a Charles Leclerc e Lewis Hamilton di lottare per la vittoria, e non solo per il podio. Sebbene la SF-26 sia nata sotto una buona stella — mostrandosi un progetto solido e affidabile — la strada per l'affinamento è lunga. Secondo Luca Cordero di Montezemolo, però, tutto questo non basterà per riportare il titolo a Maranello, dove il digiuno iridato dura ormai dal 2007 (Piloti) e dal 2008 (Costruttori), quest'ultimo solo sfiorato nel 2024 per appena 12 punti contro la McLaren.
Sui motivi per cui la Scuderia non riesca a spezzare l'incantesimo, l'ex Presidente è stato categorico: il problema risiede al vertice. "Oggi alla Ferrari vedo una vera mancanza di leadership", ha commentato ai microfoni di Radio 1 durante "La politica nel pallone". "Serve un leader che lavori a Maranello 24 ore su 24. Parlo di una guida aziendale a tutto tondo, che abbracci sia le vetture stradali che la Gestione Sportiva". Entrando nel merito della stagione attuale, ha aggiunto: "Ho visto una buona macchina nelle prime tre gare, affidabile e regolare, ma non mi sembra in grado di vincere il mondiale. Servono cavalli, serve energia. Sarà fondamentale valutare le capacità di sviluppo della squadra".
Infine, la stoccata: "A Miami inizierà un nuovo mondiale. C’è un mese per lavorare e mi auguro che la Ferrari abbia la forza di evolvere il progetto. Dopo tanti anni non basta più vincere qualche gara o entusiasmarsi per un podio: bisogna vincere il Mondiale. Speriamo che lo sviluppo garantisca una macchina davvero di vertice".