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C’è un filo invisibile che lega Lewis Hamilton al circuito di Montreal. Su quella pista dove tutto è iniziato diciannove anni fa con la sua prima vittoria in Formula 1, il sette volte campione del mondo ha messo in mostra, nel Gran Premio del Canada 2026, la sua miglior versione da quando veste i colori della Ferrari. Una gara di pura classe, grinta e gestione, che gli è valsa il secondo podio stagionale in rosso dopo quello ottenuto in Cina.
Una scommessa vinta contro i limiti tecnici della sua SF-26. Via radio, Lewis non ha nascosto il deficit di cavalli endotermici della power unit di Maranello rispetto alla concorrenza, ma sul tracciato intitolato a Gilles Villeneuve il talento ha colmato il gap. Lo ha fatto studiando Max Verstappen per giri interi, per poi sferrare l'attacco decisivo nel finale: una staccata profondissima, un sorpasso all'esterno da antologia in curva 1 che gli ha permesso di arpionare una seconda piazza che sa di vittoria personale. Sul podio, il ritratto della felicità: da un lato l'eterno rivale Verstappen, dall'altro Kimi Antonelli, trionfatore per la quarta volta consecutiva in una striscia di successi clamorosa.
Ai microfoni di Sky Sport F1, Hamilton ha analizzato con la consueta lucidità una gara che lo ha visto dare tutto, nonostante un piccolo errore che ha rischiato di compromettere l'inseguimento alla Red Bull. "Fare qualcosa di più? No, non penso. Non avremmo mai potuto prendere le Mercedes oggi, erano troppo veloci – ha ammesso con onestà il britannico – abbiamo tenuto il passo per un po’, ma poi hanno staccato me e Max quando io ero terzo. Magari la battaglia sarebbe stata un po’ più semplice se fossi riuscito a riprendere prima Max, ma poi quando ho avuto un bloccaggio sono andato dritto e ho dovuto lavorare parecchio per cercare di colmare il gap".
Nessun rimpianto, però, solo tanta gratitudine per la reazione di Maranello, consapevole che la strada per la vittoria è ancora lunga ma che la direzione è quella corretta. "Ci siamo riusciti e sono grato a tutti per il grande lavoro che stanno facendo in fabbrica, perché stanno continuando a spingere. Lo so che questo non è il risultato che vogliamo raggiungere alla fine, però oggi va bene così".
Il podio di Montreal ha offerto anche un'immagine dal forte impatto emotivo: Hamilton e il giovanissimo Kimi Antonelli, colui che ha ereditato il suo sedile in Mercedes e che sta dominando la scena. Un incrocio di destini che Lewis vive senza alcuna gelosia, ma con l'orgoglio di chi vede la sua "vecchia famiglia" trionfare, tenendo però lo sguardo fisso sull'obiettivo rosso. "Se rivedo me in lui? No, non vedo me stesso quando lo guardo. Però lui è un pochino più giovane di me, diciamo. Ha preso il mio ruolo alla Mercedes e sta facendo un lavoro fantastico. Ha dietro le spalle un team straordinario e sono incredibilmente felice per lui e per il team. Sono stato con loro per così tanto tempo, per cui se non vinciamo noi spero che vincano loro. Mi porta gioia al cuore vederli vincere, però io voglio riportare il mio team di adesso, questo, al vertice".
La chiosa finale di Lewis è un manifesto d'amore e d'intenti per il Cavallino Rampante, una promessa a Frédéric Vasseur e a tutti i tifosi della Ferrari per il prosieguo del campionato. "Questo team è reduce da tanti anni difficili e merita di tornare a lottare per il vertice. Per cui sto lavorando con tutto me stesso, insieme a Fred, che sta facendo un lavoro fantastico come leader del team, ai nostri ingegneri e a tutti coloro che lavorano in fabbrica. È un processo lungo per fare dei passi avanti, ma se riusciamo a ottenere questo risultato su una pista nella quale la potenza è determinante, allora penso che nei circuiti in cui la potenza incide di meno magari possiamo fare anche meglio".