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La protezione per la testa lanciata via, lo sguardo carico di risentimento mentre, dietro le barriere, osservava il recupero della sua Mercedes W17 ammutolitasi poco prima: George Russell è stato travolto da un mare di frustrazione dopo il ritiro nel Gran Premio del Canada 2026 di Formula 1. Avrebbe dovuto essere la gara della riscossa, dopo un inizio di stagione sotto le aspettative. E invece è rimasto vittima della sfortuna, ancora una volta, nel momento in cui la battaglia in pista con Antonelli aveva raggiunto un’intensità scomoda.
Si sono avvicendati ripetutamente al comando, arrivando vicini allo scontro, mettendosi talmente a dura prova da indurre l’altro all’errore. Ruota a ruota, bloccaggi, imperfezioni: vedendoli così ingaggiati, ci è venuto da pensare che non avrebbero concluso la gara. È la degna prosecuzione della lotta vista nella Sprint di ieri, una nuova escalation nel contesto di un rapporto che andrà inevitabilmente a complicarsi. Si sono stuzzicati per un’infinità di giri, senza stressare troppo le gomme rosse, la copertura con cui la W17 è apparsa più efficace.
Con le temperature rigidissime di Montréal, le condizioni erano ideali perché la Mercedes si esprimesse al meglio. Alla fine, è rimasta una punta sola, quella di Antonelli, giovanissimo talento che deve ancora sgrezzarsi, ma che continua a vincere imperterrito, andando a innervosire ancora di più il suo compagno di squadra, più esperto, ma più fraglie in questo inizio di stagione 2026. C’è qualcun altro, però, a parlare italiano sul podio. Parliamo di Lewis Hamilton, che ha finalmente colto il primo piazzamento nella top tre in un GP con la Ferrari.
Forse era destino che questo risultato così atteso arrivasse su una pista su cui ha colto tantissimi successi in passato, a cominciare dal primo in carriera, nel lontano 2007. E lo ha fatto con grande merito, toccando le giuste corde di una monoposto, la Ferrari SF-26, che dal punto di vista telaistico mostra delle doti notevoli, ma paga il deficit prestazionale della power unit sviluppata a Maranello. Hamilton durante la gara si è lamentato della mancanza di potenza. Ma per ora tocca stringere i denti, in attesa che l’ADUO porti i suoi frutti.
Su una pista sicuramente non favorevole alla Ferrari per layout, Hamilton ha mostrato il suo lato più bello, quella determinazione che nel suo difficoltoso percorso in Ferrari sembrava aver perso. La fame è tornata, e lo si è visto chiaramente in un duello pulito e avvincente con un suo vecchio rivale, Max Verstappen. E il suo sorpasso, deciso e secco, è stato la ciliegina sulla torta di una gara in cui ha demolito Charles Leclerc. Il monegasco, non è un mistero, non ama particolarmente il Circuit Gilles Villeneuve. Ma il deficit di oltre 30 secondi da Hamilton non è giustificabile in questo modo.
Le condizioni sostanzialmente miste in cui si è consumata la prima parte della gara non sono certo le preferite da Leclerc, ma il suo weekend di gara è andato storto sin dall’inizio, ed è proseguito con errori di esecuzione che non gli hanno fatto alcun favore. La sua mancanza di feeling con la pista lo ha pericolosamente portato vicino a errori molto costosi, come evidenziato in modo lampante dal traverso sul finale di gara, un brivido in una corsa anonima.
Se Leclerc è sprofondato nel baratro, Max Verstappen ha ritrovato il podio, pur con una RB22 che lo lascia comunque insoddisfatto. Ha fatto da cavia a livello di set-up, si è lamentato nel corso del weekend dei movimenti subdoli del posteriore quando scalava le marce, una stortura che gli impedisce di sfruttare al meglio il suo peculiare stile di guida. Ma nella lotta con Hamilton si è divertito, riscoprendo il gusto del confronto con un pilota di cui conosce tutti gli automatismi. Ma stavolta non è bastato a farlo prevalere.
Grande assente di giornata è indubbiamente la McLaren, che ha fatto harakiri con la sua strategia a inizio corsa. La scelta di montare le intermedie era perfettamente comprensibile per chi si trovava indietro. È un azzardo tipico di chi ha poco da perdere e tanto da guadagnare. Non era così per la McLaren, visto che Lando Norris e Oscar Piastri partivano dalla prima fila. L’unico barlume di luce è stata la partenza guizzante di Norris, che ha sfruttato al meglio la temperatura più alta delle intermedie. Il resto è stato un disastro.
Norris è stato salvato da una processione a centro classifica da un problema tecnico, che lo ha corsetto al ritiro. Piastri, invece, ha continuato a brancolare nel buio dopo un contatto con Albon ed è rimasto fuori dalla zona punti. È un doppio zero pesante, soprattutto nel contesto di un weekend in cui la McLaren aveva portato un altro sostanzioso pacchetto di aggiornamenti. E mentre i ragazzi papaya annaspavano, Kimi Antonelli si involava verso un’altra vittoria, libero dal giogo di una lotta intestina con il suo compagno di squadra destinata a continuare.