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Una furia cieca, improvvisa e devastante è esplosa al trentunesimo dei sessantatré giri previsti sul circuito di Montreal. George Russell ha visto la sua Mercedes W17 fumare sul tracciato intitolato a Gilles Villeneuve, esattamente nello stesso istante in cui le sue chance di vittoria del Gran Premio del Canada 2026 stavano svanendo nel nulla, evaporate dopo un lungo fatale alla chicane che ha spezzato il ritmo e la meccanica della sua monoposto.
Fino a quel momento, nel giardino di casa che sorge sull'isola artificiale di Notre-Dame, il britannico stava dipingendo un weekend perfetto, solido, costantemente in lotta ravvicinata con il compagno di squadra Andrea Kimi Antonelli, che gli è rimasto incollato agli scarichi sin dallo spegnimento dei semafori. Ma proprio nel momento cruciale, Russell ha dovuto alzare bandiera bianca, incassando un colpo durissimo non solo per il morale, ma anche per la classifica, che ora lo vede sprofondare a ben quarantatré punti di distacco dal giovane fenomeno italiano, arrivato alla sua quarta vittoria consecutiva in questo strepitoso secondo anno nella massima serie.
La frustrazione accumulata nell'abitacolo si è trasformata in un gesto di stizza plateale quando il pilota, una volta sceso dalla vettura, ha scagliato le protezioni della sua monoposto direttamente sull'asfalto, un comportamento antisportivo che le telecamere hanno impietosamente catturato e che costringerà il britannico a presentarsi davanti ai commissari in direzione gara. Una batosta psicologica pesante, figlia di una striscia di episodi negativi che sta logorando la resistenza del pilota inglese.
Ai microfoni di Sky Sport F1, Russell si è presentato svuotato, deluso, lasciando fluire tutta l'amarezza di chi si sente perseguitato dalla sfortuna: “Non me ne va una giusta in questo momento. Sarebbe stato meglio che mi fosse successo a Miami quando ero sesto, non qui a Montreal quando ero in testa”. Nelle parole del britannico c'è la mappa mentale di tutti i passaggi a vuoto di questo inizio di stagione, un elenco di rimpianti snocciolati con la lucidità dolorosa di chi vede il treno mondiale scappare via per dettagli microscopici: “O anche la Safety Car in Giappone potrebbe succedere un giro prima, o il guasto in qualifica in Cina. Persino la bandiera rossa a Melbourne, senza quella sfortuna non sarei partito ultimo. C'è qualcosa che non va per il verso giusto per me al momento”.
Nello sfogo di George non c'è invidia per la striscia record del compagno di squadra, ma la legittima e umana richiesta di un pilota che sa di avere il passo per stare davanti, se solo la meccanica e gli eventi decidessero di supportarlo: “Non voglio augurare sfortuna a nessun altro, però voglio solo lottare, potermi giocare le mie carte qua dentro e avere le stesse opportunità. Al momento la fortuna non è proprio della mia parte”. Ora la parola passa alla direzione gara per quel lancio di componenti in pista, ma la ferita più grande per Russell resta quella di un trionfo canadese sfuggito dalle mani.