F1. No al simulatore, ma non solo: ecco il vero segreto di Lewis Hamilton in Canada

F1. No al simulatore, ma non solo: ecco il vero segreto di Lewis Hamilton in Canada
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Lewis Hamilton nel Gran Premio del Canada 2026 di Formula 1 ha ottenuto il suo miglior risultato finora in Ferrari. Ci si è concentrati moltissimo sul peso della scelta di non sfruttare il simulatore per la preparazione della gara, ma c'è un altro fattore chiave
28 maggio 2026

Lewis Hamilton nel Gran Premio del Canada 2026 di Formula 1 ha offerto la sua miglior prestazione con la Ferrari finora, e il motivo non è solamente il risultato finale, il secondo posto, ma anche e soprattutto il modo in cui ha condotto la corsa. Si è rivisto il miglior Hamilton, spinto da una fame che non si vedeva da tempo. È emerso in particolare nella lotta con un suo vecchio rivale, Max Verstappen. Una battaglia che, oltre a valergli il secondo gradino del podio, è stata condotta con la massima pulizia, ma con la giusta aggressività. È il marchio di fabbrica dei successi del sette volte campione del mondo.

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Hamilton è riuscito a sfruttare al meglio la Ferrari SF-26, una monoposto indubbiamente valida dal punto di vista telaistico e aerodinamico, ma allo stesso tempo debole a livello di power unit, su una pista il cui layout sulla carta avrebbe dovuto esacerbare le difficoltà della Rossa. Ma a stupire è stato soprattutto il divario prestazionale con il compagno di squadra, Charles Leclerc. Hamilton ha concluso il GP con oltre 30 secondi di vantaggio su Leclerc, il che rappresenta bene quanto sia stata ostica questa gara per il monegasco.

È un deficit dovuto almeno in parte alle circostanze, se si pensa che Leclerc non ha mai amato il Circuit Gilles Villeneuve. Ma con un metodo di lavoro differente, Hamilton ha saputo approcciare al meglio il weekend di gara. Lewis nel tempo si è reso conto di come il simulatore lo portasse fuori strada nella preparazione dell’assetto. Ha quindi deciso di concentrarsi sull’analisi dei dati per perfezionare un set-up meccanico che potesse rendere più efficaci la frenata e l’inserimento in curva. E per quello che si è visto in Canada – anche se una rondine non fa primavera – potrebbe essere la soluzione giusta. Questo non vuol dire tanto che il simulatore della Rossa sia inefficace, quanto che Hamilton si trova meglio con un approccio differente.

C’è un’altra variabile che sta influenzando l’andamento della stagione 2026 di Formula 1. E si chiama Carlo Santi. L’attuale ingegnere di pista di Hamilton è stato chiamato a sostituire ad interim Riccardo Adami, ma sembra aver instaurato un ottimo rapporto con il sette volte campione del mondo. Spesso si sottovaluta l’importanza della “voce guida” dei piloti. Ma rapporti di lunghissimo corso come quelli tra Gianpiero Lambiase e Max Verstappen e Hamilton e Peter Bonnington sono la dimostrazione di quanto sia rilevante questo aspetto.

È una questione di linguaggio condiviso – che, peraltro, cambia da team a team – ma anche di qualità della comunicazione. Ogni pilota ha le sue preferenze in termini di comunicazione. C’è chi desidera avere moltissime informazioni e chi invece vuole solo l’essenziale mentre lotta in pista. Hamilton e Santi sembrano aver trovato il giusto registro. Tanto da spingere Lewis a lodare il suo ingegnere dopo l’ottima prestazione di Montréal.

Il feeling tra Santi e Hamilton è talmente evidente da far restare in “panchina”, almeno temporaneamente, Cedric-Michel Grosjean, nuovo acquisto di provenienza McLaren scelto dalla Ferrari proprio per diventare ingegnere di pista di Hamilton in pianta stabile. In attesa di capire se e come cambieranno i ruoli all’interno della scuderia di Maranello, una cosa è certa. Hamilton ha trovato la metodologia di lavoro che si sposa meglio con il suo approccio. E la speranza è che possa continuare a dare i suoi frutti.

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