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Il quinto appuntamento stagionale di Formula 1 si è concluso con la vittoria – la quarta consecutiva – di Andrea Kimi Antonelli. Al suo fianco, esattamente come per la prima volta in Cina, vi era Lewis Hamilton. Solo che al Gran Premio del Canada 2026 il sette volte campione del mondo è salito sul secondo gradino più alto del podio dopo un’accesa lotta con Max Verstappen, terzo nel finale. Hamilton sulla pista di Montreal, il suo giardino di casa dove ha colto il suo primo successo assoluto in carriera, ha arpionato il miglior risultato da quando veste la casacca Ferrari. E dietro a questo ritrovato successo vi è un segreto.
Dopo la debacle di Miami, Hamilton senza mezzi termini ha apertamente accusato il simulatore di Maranello di averlo mandato fuori strada. Il problema non risiede nella natura stessa dello strumento, che ha ribadito essere uno dei più sofisticati della griglia di Formula 1, ma nell’utilizzo che lui ne ha fatto da quando è in Ferrari, che l’ha portato a perdere i riferimenti che sono il suo punto di ancoraggio quando è in pista. Com’è normale che sia, al simulatore non si possono replicare tutte le varie condizioni che si hanno quando si è all’interno dell’abitacolo, e nulla è meglio in questi casi del lavoro di analisi e confronto dei dati con il proprio team di ingegneri. Proprio con loro ora inizia ad avere un vero e proprio rapporto di sinergia, in particolare con il suo ingegnere di pista ad interim Carlo Santi, nelle sue cuffie da inizio anno in successione a Riccardo Adami, con cui la scintilla non era mai scoccata.
“Questo è il mio primo secondo posto con il team. È qualcosa per cui ho lavorato duramente, non riesco nemmeno a spiegare quanto ho dovuto scavare a fondo per arrivare a questo punto, e il lavoro e gli sforzi compiuti dietro le quinte per rendere possibile questo tipo di prestazione. Ma sono davvero grato al team per continuare a sostenermi e a darmi fiducia weekend dopo weekend. Ed è una sensazione davvero bella vederli così felici, perché se lo meritano davvero per tutto il duro lavoro che svolgono”, queste sono le sue prime parole dopo il podio sull’isola artificiale di Notre-Dame. Ad aver fatto la differenza rispetto a Miami, ha ribadito, è stata la preparazione in vista del weekend, il primo in Canada con il format Sprint. “Ho scelto un assetto diverso questo fine settimana, analizzando attentamente i dati e lavorando molto bene con il mio ingegnere. È assolutamente fantastico e mi piace molto lavorare con lui. E il mio numero due ha fatto un lavoro fantastico questo fine settimana e mi ha aiutato a ottenere prestazioni migliori dalla macchina, trovando un assetto molto più adatto”, ha proseguito riferendosi al lavoro di Carlo Santi. “E finalmente sono riuscito ad attaccare tutte le curve. E come ho detto, ci sono state molte modifiche che ho dovuto chiedere, e Fred mi ha supportato moltissimo, facendo di tutto per farmi sentire a mio agio. E finalmente i risultati si vedono nelle mie prestazioni. Quindi, grazie al team”.
L’ottimo risultato ottenuto in Canada senza il simulatore non vuol dire automaticamente che Lewis Hamilton non ne farà più uso nel corso della stagione. “Sono sicuro che lo userò a un certo punto. Penso che potrebbe essere utile, ad esempio, tornare indietro e fare una correlazione con questo fine settimana in modo da poter capire cosa manca. Perché il collaudatore sarà lì a dire che è tutto... saprà solo quello che sa perché non ha la possibilità di guidare. Solo Charles ed io possiamo guidare la macchina. Quindi, il vantaggio di poter guidare la macchina vera, tornare indietro e dire: 'Ecco come ci si sente davvero. Ecco cosa ci manca', e quindi poterla migliorare. Quindi, sono sempre lì per aiutare il team ad andare avanti e a svilupparla. Ora, se lo usi o meno per prepararmi a un'altra gara? Probabilmente no. Ci sono troppi rischi. Se guardate le mie due migliori gare, non ho usato il simulatore. E onestamente è andata così. Praticamente in tutti i campionati precedenti, tranne forse nel 2008, non ho usato il simulatore. Quindi non è una necessità. È uno strumento che può essere potente. Ma per me, sono della vecchia scuola. Probabilmente sto meglio senza”.