F1, “Situazione troppo pericolosa, non esiteremo a tirare il freno a mano”: Wolff esce allo scoperto sulla guerra fredda Antonelli-Russell in Mercedes

F1, “Situazione troppo pericolosa, non esiteremo a tirare il freno a mano”: Wolff esce allo scoperto sulla guerra fredda Antonelli-Russell in Mercedes
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Kimi Antonelli trionfa a Montreal e vola a +43 nel Mondiale, mentre Russell finisce K.O. e furioso. Nel box Mercedes sale la tensione: Toto Wolff applaude lo spettacolo ma fissa i limiti della sfida interna ed evoca lo spettro dei vecchi fantasmi
25 maggio 2026

Il sipario sul Gran Premio del Canada 2026 è calato. Da poco si è concluso anche il Festival del Cinema di Cannes e forse quanto accaduto ieri sera sul tracciato che sorge sull’isola artificiale di Notre-Dame merita una menzione d’onore. I 68 giri della gara, infatti, sono stati un continuo colpo di scena degno dell’intelletto dei migliori sceneggiatori di Hollywood. Ma ora, a mente fredda, nel box Mercedes si svolgerà la rilettura di un copione che a Toto Wolff ricorda sempre più quanto vissuto nel 2016.

Foto copertina: ANSA

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Per il sequel de Il diavolo veste Prada abbiamo dovuto attendere vent'anni, ma per il remake della lotta tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton ne sono bastati solamente dieci. Le Frecce d’Argento si trovano, esattamente come allora, con la migliore monoposto del lotto e difficilmente la rincorsa al titolo si sposterà a breve in altri box. E quanto accaduto in Canada non fa altro che confermare questa teoria. Kimi Antonelli è arrivato a Montreal con il vantaggio di essere leader del mondiale dopo una prestazione impeccabile a Miami. D’altro canto, George Russell è approdato sul tracciato intitolato a Gilles Villeneuve con la consapevolezza di poter capitalizzare al massimo, essendo una pista che si sposa perfettamente non solo con la W17, ma anche con il suo stile di guida. La chance perfetta per impartire una lezione da veterano al compagno di squadra dopo le difficoltà avute in Florida tre settimane fa. L’esito finale, però, ha dato una risposta diversa, con il bolognese che aumenta a 43 i punti di vantaggio su un Russell che ha assistito per oltre metà gara ai box.

Il weekend del Canada ha chiaramente mostrato quanto il clima idilliaco da “famiglia del Mulino Bianco”, che la Mercedes voleva trasmettere al mondo, non rispecchi la realtà. Russell ha tra le mani, dopo sette anni di attesa – di cui la maggior parte passati all’ombra di Lewis Hamilton –, una vettura per vincere il titolo. Discorso analogo per Antonelli, che ha dovuto attendere solamente un anno e cinque gare, visto l'esordio in Formula 1 avvenuto la scorsa stagione. La differenza di esperienza, al momento, non è un fattore discriminante a favore del britannico, perché Kimi ha chiaramente mostrato con il suo comportamento in pista di non essere disposto all’indulgenza. Tutto questo è il cocktail perfetto per la Mercedes, che ora si trova dinanzi a una guerra fredda da dover arginare prima che sia troppo tardi.

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La Sprint di sabato ha mostrato un Kimi Antonelli aggressivo, pronto a fare di tutto per battere il compagno e massimizzare la sua leadership in campionato. Tagliando la chicane di curva 1 e curva 8, passando sull’erba mentre sferrava il colpo sul compagno di squadra che gli aveva chiuso la porta in faccia, il bolognese ha perso una posizione a vantaggio di Lando Norris, secondo al traguardo. Via radio, Kimi ha chiesto subito l’intervento del team, ma Toto Wolff ha fatto la voce dura, imponendo al numero #12 di concentrarsi sulla mini-gara da 100 km e rimandando le discussioni al post-sessione. Il messaggio è chiaro: i panni sporchi si lavano in famiglia, non a favore di team radio e telecamere.

Dopo un lungo briefing, il sereno sembrava essere tornato nel box di Brackley. Ma nella gara di ieri sera Kimi Antonelli ha dimostrato nuovamente di non essere disposto a cedere il passo a Russell, volendo lottare apertamente e ad armi pari con il compagno di squadra. E così è stato dal primo al 31esimo giro del Gran Premio, con il bolognese che ha costantemente tallonato il britannico in un continuo botta e risposta, alternandosi al comando della corsa e arrivando quasi al contatto ruota a ruota. Poi, il colpo di scena: il ritiro di Russell, tradito dalla sua W17 dopo un violento passaggio sui cordoli mentre tentava di difendersi da Antonelli. Così il #63 ha concluso anzitempo la sua gara del riscatto, palesando una furente frustrazione attraverso gesti di stizza, come il lancio della protezione del casco in pista. Un episodio finito sotto la lente d'ingrandimento della direzione gara, che lo ha sanzionato con una multa di 5.000 euro e un monito per i prossimi 12 mesi: se dovesse riaccadere, non riavrà indietro i suoi soldi.

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Dal giro 31 al giro 68 Antonelli ha dettato il passo con maestria fino al traguardo, sigillando la sua storica quarta vittoria consecutiva in Formula 1. Ora si trova in testa con 43 punti di vantaggio e nessuna voglia di replicare il 2016 della Mercedes. Lui, così come Russell e Toto Wolff, è consapevole che il duo è destinato – salvo clamorosi colpi di mercato – a durare nel tempo, trattandosi di due talenti coltivati nel vivaio di Brackley che hanno tra le mani la vettura più forte di questo nuovo regolamento tecnico. Il sedile vogliono tenerlo e lottare finché non vincerà il migliore. Ma il team principal ha imparato la lezione del duello interno tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton; ha i fantasmi di quel 2016 ancora vivi nella mente, come se fosse ieri. Così come ha ben presenti le "papaya rules" imposte lo scorso anno da Andrea Stella in McLaren tra Oscar Piastri e Lando Norris. Motivo per cui sa chiaramente quale sia l’approccio giusto da avere con Kimi e George: nessun ordine di scuderia fino a quando il risultato della Mercedes non sarà compromesso.

“Alla fine è sempre facile dire: 'Beh, è stato fantastico per la squadra e per lo sport, e non ci siamo divertiti tutti a lottare?', e in un certo senso è vero, ma c'è un altro aspetto che dobbiamo considerare: in diverse occasioni la lotta è stata serrata e con Kimi che si è rimesso in carreggiata bloccando le gomme, si sarebbe potuto concludere con un doppio ritiro”, ha commentato Wolff ai media presenti in Canada, come riporta Racingnews365. “Non per una guida eccessivamente aggressiva, ma semplicemente per un errore, ed è quindi importante analizzare e discutere con i piloti se ritenevano che la situazione fosse un po' troppo pericolosa e, in tal caso, come possiamo evitare queste situazioni molto difficili, o situazioni che consideriamo un po' troppo pericolose”, ha aggiunto ancora nel post gara il team principal.

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È facile accettare che si battano fino a un certo punto, ma non sarà sempre vero che saremo mezzo secondo più veloci di tutti quelli dietro; oggi avevamo il distacco, avevamo il margine. Quindi, per quanto oggi sembriamo degli sportivi permettendolo, potrebbe esserci una situazione in cui forse abbasseremmo un po' i toni. Come squadra, per quanto a volte la situazione possa essere difficile, dobbiamo accettare che questa è la battaglia per cui si sono allenati, ma allo stesso tempo, se ci trovassimo in una situazione in cui crediamo che i punti della squadra siano a rischio, o se stessimo perdendo troppo tempo rispetto ai nostri avversari alle spalle, non esiteremmo un millimetro a tirare il freno a mano”, ha chiosato Wolff.

Tra le atmosfere patinate di Cannes e le curve spietate di Montreal, il verdetto della pista ci restituisce una Mercedes stellare ma drammaticamente divisa. Lasciarli correre liberamente è un lusso che Toto Wolff può permettersi finché la W17 manterrà questo margine tecnico sul resto della griglia, proprio come accadeva dieci anni fa. Ma il team principal indossa già la maschera del regista saggio, nel disperato tentativo di evitare che il remake del 2016 si trasformi in un thriller psicologico dalle conseguenze imprevedibili. Il "freno a mano" evocato nel post-gara è pronto all'uso, perché se gli avversari dovessero ricucire il distacco, la gestione di questa guerra fredda diventerà il vero banco di prova per Brackley. Per ora, il muretto si gode lo spettacolo e la quarta gemma consecutiva di Antonelli, consapevole però che quando in pista ci sono due talenti così affamati, le sceneggiature scritte a tavolino rischiano di saltare in un millesimo di secondo. Il Gran Premio del Canada è finito, ma lo spettacolo – dentro e fuori dal box – è appena iniziato.

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