“Basta paragoni con Senna”: Wolff protegge Antonelli, poi il duro monito sulla lotta con Russell: "Preferirei avere una sola macchina"

“Basta paragoni con Senna”: Wolff protegge Antonelli, poi il duro monito sulla lotta con Russell: "Preferirei avere una sola macchina"
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Toto Wolff blinda Kimi Antonelli dai paragoni pesanti con Ayrton Senna, ma mette in guardia il box: "Il marchio Mercedes è più grande dei piloti. Chi corre per sé è fuori"
21 aprile 2026

Mancano poco più di due settimane e la Formula 1 tornerà finalmente in pista. Quando il paddock si ritroverà, lo farà con Andrea Kimi Antonelli in testa alla classifica piloti. Un risultato inatteso — quantomeno per le tempistiche precoci — essendo solamente al suo secondo anno nella massima categoria. Quello del bolognese è stato un percorso fatto di alti e bassi, in particolare la scorsa stagione quando ha corso su piste a lui note in Europa; un cammino che deve tenerlo "con i piedi per terra" — come Toto Wolff disse in Cina dopo la prima vittoria iridata di Kimi — nonostante l’exploit di questa prima parte di mondiale.

Foto copertina: ANSA

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Che avesse la stoffa del campione lo si era capito già nelle categorie minori, ma il viaggio di Antonelli verso la Formula 1 è stato una vera e propria scommessa. Wolff ha giocato con il fuoco, rischiando di bruciare il talento di Kimi promuovendolo al fianco di George Russell per il 2025 dopo neanche una stagione in Formula 2. Con la pressione dell'incidente a Monza in FP1 ancora sulle spalle — la sua prima uscita ufficiale su una F1 — il team principal l’ha annunciato proprio dinanzi al pubblico di casa. Sempre al suo fianco, l’intera squadra Mercedes ha fatto muro intorno a lui, soprattutto nel periodo complicato della tournée europea dello scorso anno. “Siamo sempre stati chiari: un primo anno di apprendimento con grandi prestazioni, momenti clou e altri passaggi difficili. È esattamente quello che abbiamo visto”, ha dichiarato Wolff a un ristretto gruppo di media selezionati, tra cui noi di Automoto.it.

Forte della consapevolezza su com’è andata la stagione del debutto, il manager austriaco vuole mantenere Kimi ben ancorato alla realtà, nonostante gli ottimi risultati che lo vedono svettare in cima alla classifica. “Ora siamo nel secondo anno e continua a svilupparsi come speravamo, ma senza aumentare le aspettative a livelli irrazionali. Ovviamente in Italia tutti vogliono parlare di campionati mondiali e spuntano paragoni con Ayrton Senna, cosa che non mi piace leggere. È un ragazzo di 19 anni che ha molta visibilità. Si tratta di diminuire la pressione, non di aumentarla. Lui gestisce tutto molto bene, ha un ottimo ambiente personale. Nel team a volte lo abbracciamo, altre volte esercitiamo più pressione, ma nel complesso tutto sta procedendo come previsto”.

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L’esempio perfetto di come Antonelli venga ora accolto nel Bel Paese si è visto chiaramente alla 6 Ore di Imola del WEC, dove ha sventolato il tricolore per dare inizio alla gara: un tripudio di fan che gli hanno fatto sentire tutto il proprio supporto. Ma per arrivare a questo punto il viaggio è stato lungo, e continuerà a esserlo. Per un giovane di soli 19 anni è fondamentale, come lui stesso ha sottolineato, rimanere concentrato per non disattendere le aspettative riposte in lui dalla squadra. “Speravamo di trovare un pilota eccezionale, ma tenendo conto della sua età e della relativa mancanza di esperienza, sapevamo che ci sarebbe voluta almeno una stagione per ambientarsi. Sta succedendo. Ma non mi aspetto un miracolo continuo per tutto l'anno. Abbiamo visto ottime gare finora e molti meno errori. Ha anche beneficiato di alcune situazioni, strategie o Safety Car, ma la fortuna va e viene. È sulla traiettoria che speravamo”, ha proseguito Wolff.

Sicuramente noi continueremo a essere autentici nel nostro rapporto con lui. Quando va bene, si dice. Quando va male, si dice altrettanto: ‘Come puoi migliorare?’. Non deve più giustificare la sua velocità o il suo carattere, quelli li conosciamo. Ora è solo questione di esperienza, e quella arriva col tempo. A volte serve un abbraccio, a volte dirgli chiaramente dove deve crescere. Continueremo così”.

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Salvo scossoni radicali dovuti alle modifiche regolamentari da poco varate e l’imminente attuazione dell’ADUO — che potrebbe stravolgere gli equilibri, ma che non preoccupa Wolff — la lotta per il titolo potrebbe restare un affare interno al box Mercedes. La W17 è una monoposto che finora ha dimostrato di poter lottare costantemente per la vittoria, esattamente come ai tempi di Lewis Hamilton e Nico Rosberg. Il ricordo del loro rapporto sarà stato una lezione per la futura gestione della coppia Russell-Antonelli, utile a evitare tensioni interne? “L'anomalia della F1 è che i due compagni di squadra sono anche i più grandi rivali. Abbiamo imparato molto negli ultimi dieci anni su come gestire queste situazioni. Ma gestirle meglio significa anche lasciarli correre, accettando il fatto che lo facciano”.

“Ci sono certi valori che sosteniamo: il team è sempre più grande dei piloti. È la Mercedes, uno dei marchi più iconici al mondo. Corriamo per 150.000 persone che lavorano per noi. Avere l'opportunità di essere uno dei pochi piloti Mercedes comporta la responsabilità di correre per il brand. Nel momento in cui un pilota sente che la questione riguardi solo se stesso, quella è una mentalità che non permetteremmo mai. Preferirei avere una sola macchina in pista piuttosto che lasciare che accada. Ma non credo arriveremo a quel punto, perché i nostri piloti fanno parte della famiglia Mercedes da così tanto tempo che hanno interiorizzato questo approccio filosofico e l'eredità che rappresentano”, ha chiosato Wolff.

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