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Oggi è un giorno campale per il futuro della Formula 1. Finalmente scopriremo quali sono i correttivi che saranno apportati al regolamento a partire dal GP di Miami. E Toto Wolff, uno dei decani di questo sport, si dice soddisfatto del processo che sta portando a questo risultato. “Le discussioni in corso tra i piloti, la FIA, la Formula 1 e i team sono costruttive. Condividiamo gli stessi obiettivi. Migliorare il prodotto e la sicurezza. Ma bisogna agire con lo scalpello e non con la mazza da baseball”.
“Sono passate solo tre gare – ha riflettuto durante un incontro con la stampa selezionata cui ha partecipato anche Automoto - e spero che le decisioni che saranno ratificate oggi servano per evolvere. È importante imparare dal passato. Alcune scelte furono prese in modo affrettato, e poi ci rendemmo conto che avevamo esagerato. Siamo i custodi di questo sport. E sono ottimista del fatto che si possa mantenere la competizione ottima allineandosi agli obiettivi di cui parlavo prima”.
“I primi passi che stiamo muovendo sono nella direzione giusta, senza eccessi né in un senso, né nell’altro. Ma se più avanti dovessimo giungere alla conclusione che sia necessario ridefinire gli obiettivi, lo faremmo”. Nel corso della chiacchierata con la stampa, Wolff ha più volte ribadito il concetto di responsabilità, di salvaguardia dello sport. E ha sostenuto che non si sputa nel piatto in cui si mangia, quantomeno non pubblicamente.
“Dobbiamo rispettare quello che la categoria ha fatto per noi e lavorare in maniera costruttiva per migliorare. Ognuno di noi ha la sua opinione, ed è giusto che sia così. Ma questi pareri dovrebbero essere discussi tra le parti in causa e non pubblicamente. La categoria gode di buona salute. E noi non dovremmo parlarne male in pubblico. È capitato a tutti in passato, per giochi politici, per cercare di proteggere una situazione o migliorare le normative. Ma quello che diciamo in pubblico può avere delle ripercussioni sulla percezione dello sport da parte dei fan”.
Wolff, poi, è convinto che non necessariamente la F1 di una volta fosse davvero migliore. “Rispettiamo gli appassionati che preferivano le cose com’erano in precedenza. C’è però anche il fattore nostalgia, che fa sembrare il passato decisamente migliore di quanto fosse effettivamente. Tanti parlano degli anni Duemila, ma si dimenticano che in alcune di quelle stagioni non c’era nemmeno un sorpasso in gara. Era fantastico per i piloti, perché potevano spingere in curva. Ma se il prodotto è noioso per gli spettatori, non ci guadagniamo”.
Sul fronte della sicurezza, “dobbiamo anche vedere l’incidente di Bearman per quello che è, un errore di valutazione dovuto al fatto che abbia premuto il pulsante del boost e non abbia frenato dove avrebbe dovuto. La sicurezza dei piloti è la priorità regina, ma ci sono tante categorie fantastiche nel mondo in cui ci sono delta prestazionali evidentissimi. A Le Mans, tra le hypercar e le GT3, ad esempio. E ci sono stati gravi incidenti in passato. Ma amiamo lo stesso queste corse”.
“Anche alla Nordschleife, al netto del tragico schianto dello scorso weekend, ci sono GT3 che passano delle Volkswagen Polo guidate da dilettanti, di notte, con la pioggia, con scarsa visibilità”, spiega Wolff, senza però tenere conto della natura molto diversa della F1, una categoria senza classi distinte. “La F1 sarà mai lo sport più sicuro? No. Dobbiamo comportarci come guardiani dello sport, senza guardare ai guadagni personali dovuti a certi cambiamenti regolamentari”. Solo il tempo ci dirà se queste modifiche centreranno il bersaglio.