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Dopo l’ottimo weekend di Montreal, Lewis Hamilton si prepara al GP di Monaco con una rinnovata fiducia per un risultato di rilievo: “Direi che questa è la pista che meglio si adatta alle caratteristiche della nostra macchina con l’assenza di rettilinei e le curve lente. La potenza non sarà un grosso problema e credo che perderemo molto meno tempo da questo punto di vista. Sicuramente saremo molto competitivi ma non significa che sarà facile vincere, considerando anche gli aggiornamenti della Mercedes".
Da un 2025 tutto in salita, il lavoro svolto sembra finalmente cominciare a dare i suoi frutti: “La maggior parte delle persone non capisce quale lavoro ci sia dietro le quinte. Sono arrivato in una squadra che ha tutto per vincere, bisogna solo mettere insieme i pezzi e sono stato impegnato al 100% su questo, soprattutto dopo la prima metà dell’anno scorso che è stata molto difficile. Fred è stato bravissimo nell'aiutarmi e anche gli ingegneri hanno detto che sono migliorato tantissimo. È fantastico lavorare in gruppo e vedere che si sta andando nella direzione giusta”.
Il rapporto con l’ingegnere è stato negli anni un punto fondamentale della carriera di Lewis, e continua ad esserlo anche adesso in Ferrari, con Carlo Santi che ha sostituito Riccardo Adami: “Il rapporto con il tuo ingegnere è molto importante, l’anno scorso con Adami abbiamo lavorato abbastanza bene, è un ragazzo adorabile, ma soddisfare le esigenze di un pilota non è sempre semplice.
Quando cerchi di trasmettergli le tue sensazioni, le tue preferenze e le criticità della macchina, curva dopo curva non è scontato imparare subito a collaborare insieme. Carlo è molto calmo ed ha molta esperienza e su questo ci siamo trovati, è un po’ come il mio Bono italiano”.
Il circuito di Monaco, casa di molti piloti, risveglia anche in Lewis tanti ricordi legati alla sua lunga carriera e alle sfide che ha dovuto affrontare: “Questa è casa mia, e ogni volta che sono qui ripenso sempre a quando ero più giovane. Ricordo quando avevo 13 anni, ero stato appena ingaggiato dalla McLaren e correvo in Italia. Nico Rosberg all’epoca era il talento d’oro, ci affrontammo a Parma e lottammo per 23 giri prima che lo superassi all’ultimo giro.
Lì nacque la nostra amicizia, e mi invitò a salire sul jet privato di suo padre e ad andare a casa sua, io non sapevo manco cosa fosse un jet privato, pensai che fosse una cosa da James Bond. Feci un giro della casa di suo padre, nello stesso edificio dove adesso abito io, e guardando la vista pensai che un giorno anche io avrei voluto tutto quello. È stato incredibile, sono stato fortunato ad aver avuto esperienze del genere. Quando vieni da una realtà piccola come la mia è difficile credere di poter realizzare queste cose.
Un altro ricordo che ho è il mio primo weekend in F2, il paddock era più lontano di quello della F1 e implorai Whitmarsh di procurarmi uno scooter così che potessi muovermi in città. È stato molto divertente girare con quel motorino”.
Continuando sul tema, Lewis si lascia andare anche ad una riflessione più profonda sullo stato dello sport di oggi, di come sia molto più difficile emergere con poche risorse e sulle esperienze fondamentali a rafforzare il carattere di una persona: “È una cosa che cambia costantemente, secondo me in peggio. Non vedo responsabilità in chi dovrebbe rendere questo sport più accessibile. Alcune famiglie spendono 1 milione di sterline per il figlio di 8 anni, quando mio padre attinse a tutti i suoi fondi per spenderne 20.000, è stato come rifare il mutuo della casa. Oggi è impossibile emergere da un ambiente come il mio e competere con chi ha molte più risorse di te”.
Non è mancato anche un giudizio sulla tanto chiacchierata Ferrari Luce di recente presentazione: “Devo stare attento a quello che dico - scherza Lewis - non ho guidato molte auto elettriche ma sperimentare nuove tecnologie è sempre una cosa buona. Mi ha stupito molto la potenza e il comportamento in curva, riuscivo a sentirlo anche quando guidava Charles. È diversa dalle altre auto, forse non è un’esperienza per tutti”.