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Senza tanti indugi, il WEC ha finalmente aperto le danze. Dopo le peripezie dell’inatteso cambio di calendario dovuto alla crisi in Medio Oriente, che ha portato alla cancellazione del prologo e del round d’apertura in Qatar lo scorso mese, la categoria endurance ha riprogrammato il tutto sull’iconico tracciato del Santerno. La stagione ha avuto inizio all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola dove a imporsi, nella categoria Hypercar, è stata una vettura rossa, ma non la Ferrari. A salire sul gradino più alto del podio, infatti, è stata la Toyota.
Quello della 6 Ore di Imola è stato un weekend storico per il WEC. Un pubblico record di 92.175 tifosi ha affollato le tribune del tracciato del Santerno fin dalle prime ore del mattino e fino alla bandiera a scacchi, nonostante qualche scroscio di pioggia dopo una giornata dal caldo pesante e dal sole battente. Un andirivieni di nuvole che non ha tolto la scena a Kimi Antonelli. L’attuale leader della classifica di Formula 1 — che avrebbe dovuto trovarsi a Jeddah, ma il Gran Premio dell’Arabia Saudita è stato cancellato per la crisi in Medio Oriente, così come la 1812 km del Qatar — ha dato inizio alla gara sventolando il tricolore. Un momento magico per lui, che sul tracciato di Imola ha corso infinite volte fin dalle categorie minori.
A rendere il momento ancora più suggestivo è stata la vettura in pole position: la 499P numero #51, autrice del miglior tempo siglato da Antonio Giovinazzi nelle qualifiche di sabato. Così l’equipaggio, completato da Alessandro Pier Guidi e James Calado, ha iniziato il suo 2026 difendendo il titolo piloti ottenuto lo scorso anno proprio con la #51. La gemella di casa Ferrari si è subito messa all’inseguimento con Miguel Molina alla guida. Dopo aver ceduto una posizione allo spegnimento dei semafori, la Toyota numero #8 guidata da Brendon Hartley ha riconquistato il secondo posto durante il primo giro di pit-stop. La volta successiva che la GR010 Hybrid, pesantemente rivista rispetto allo scorso anno, è rientrata ai box — poco prima delle due ore di gara — la Toyota ha scelto di non cambiare le gomme per guadagnare la posizione in pista, catapultando Ryō Hirakawa al comando davanti alla Ferrari numero #51.
Alessandro Pier Guidi ha cercato di recuperare la posizione con un testa a testa contro la squadra giapponese che, però, aveva l’asso nella manica della strategia. L’avvicendamento tra Ferrari e Toyota si è concretizzato anche con le altre vetture: la numero #50 ha perso terreno dopo aver ricevuto una penalità drive-through per aver infranto una procedura di bandiera gialla, favorendo la #7 guidata da Kamui Kobayashi, che ha superato Antonio Giovinazzi portandosi in seconda posizione poco dopo le quattro ore di gara. Con Kobayashi scatenato, il pilota pugliese non è riuscito a tornare in testa al gruppo. La Toyota numero 8, guidata da Sébastien Buemi, è riuscita ad aumentare progressivamente il suo vantaggio. La Ferrari è tornata davanti alla seconda Toyota durante l'ultimo giro di pit stop adottando una tattica simile, ma a quel punto la GR010 Hybrid in testa era ormai irraggiungibile, tagliando il traguardo con oltre 13 secondi di vantaggio.
“È una sensazione fantastica — ha commentato Hartley — La cosa più importante e cruciale è successa ieri con Ryō che ha conquistato la prima fila in qualifica, una sorpresa inaspettata che ci ha dato la spinta giusta per la gara. Ho perso una posizione a favore della numero 50 alla curva uno, ma siamo rimasti concentrati, abbiamo gestito bene le gomme e il team ha applicato la strategia alla perfezione. Poi, alla fine, c'è stato un grande sforzo di squadra con Kamui [Kobayashi] che è rimasto in pista e ha superato la numero 51; è bello vedere una gara concludersi senza errori o contrattempi. Abbiamo lavorato molto su questa nuova macchina, quindi ottenere la sua prima vittoria è davvero speciale. Che inizio di stagione!”. Per Toyota si tratta di un risultato speciale poiché non vinceva dalla gara in Bahrain nel 2024 e, soprattutto, ha celebrato la centesima presenza nel WEC con il cinquantesimo trionfo.
Soddisfazione anche per i campioni in carica Giovinazzi, Calado e Pier Guidi, che hanno tagliato il traguardo in seconda posizione, mentre Kamui Kobayashi, Mike Conway e Nyck de Vries hanno completato il podio al terzo posto con la Toyota #7. Ai piedi del podio si è piazzata l'Alpine, con la sua Hypercar A424 numero 35 guidata da António Félix da Costa, Charles Milesi e Ferdinand Habsburg. Poco più indietro, un'accesa lotta per il quinto posto si è risolta a favore della BMW numero 20, davanti alla Ferrari numero 50 in rimonta, alla BMW numero 15 e alla Cadillac numero 38. Delusione per la Cadillac numero #2, che sembrava in lizza per un piazzamento tra i primi tre nelle fasi iniziali, finché Earl Bamber non è incappato nella stessa infrazione della bandiera gialla commessa da Molina sulla Ferrari numero 50.
Nella categoria LMGT3, Anthony McIntosh, Parker Thompson e Dan Harper hanno tagliato il traguardo con soli 0,265 secondi di vantaggio sull'equipaggio della Corvette #33 TF Sport. Per la BMW #69 del team WRT si è trattato della seconda vittoria a Imola in tre anni. Sfortunata la 720S GT3 Evo del Garage 59 di Antares Au, Tom Fleming e Marvin Kirchhöfer: partita dalla pole position, ha provato a concretizzare il vantaggio con una strategia audace. Il team ha inserito Kirchhöfer per un singolo stint a metà gara, prima che il pilota tedesco riprendesse il volante per l'ultimo turno. L'azzardo sembrava funzionare, con la McLaren che manteneva un piccolo vantaggio sulla BMW di Harper. Tuttavia, la vettura ha subito un'improvvisa perdita di potenza sul rettilineo del traguardo, dovendo rientrare ai box e sancendo il ritiro per un problema all’alternatore.
A completare il podio c'era la Porsche 911 GT3 R numero 92 del team Manthey PureRxcing, guidata da Klaus Bachler, Joel Sturm e Alex Malykhin, ripresasi bene dopo un difficile avvio. Il team Manthey, campione in carica, si è dimostrato come sempre impeccabile nella strategia, iniziando la difesa del titolo LMGT3 in grande stile.