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C'è un nuovo cuore pulsante del design automobilistico, e batte sotto il sole della California. General Motors ha inaugurato ufficialmente il suo nuovo studio di design avanzato a Pasadena, e per celebrare l'evento ha tolto i veli a qualcosa che ha tutto il sapore di una dichiarazione di intenti: il GMC Hummer X, un concept disponibile in versione pickup e SUV che mette in discussione l'idea stessa di cosa possa significare un veicolo per chi lo guida.
Il nuovo campus rappresenta l'ultimo capitolo di quasi quarant'anni di presenza di GM Design nel sud della California, e amplia in modo deciso l'impronta del gruppo nell'area di Los Angeles. Parliamo di una struttura imponente: 148.000 piedi quadrati distribuiti su tre edifici, completamente attrezzati per la modellazione in argilla in scala reale, la fabbricazione e la collaborazione digitale immersiva. Qui lavorano circa cento persone tra designer, scultori, artigiani e tecnici, tutti concentrati su un obiettivo preciso: gli studi concettuali, quel territorio dell'immaginazione in cui non si progettano le auto di domani, ma quelle di tra dieci o vent'anni.
Non è un caso che GM abbia scelto proprio questo angolo di mondo. Cinema, arte, architettura, aerospazio, tecnologia e una geografia straordinariamente varia compongono una tela di ispirazioni difficile da replicare altrove. È il brodo culturale che alimenta una cultura dell'automobile unica al mondo, quella che spinge i progettisti a guardare oltre l'orizzonte produttivo per chiedersi semplicemente: e se?
Le radici, del resto, affondano lontano. Harley Earl, primo direttore del design di GM nominato nel 1927, era nato e cresciuto a Hollywood, dove muoveva i primi passi costruendo auto su misura per le star del cinema. Fu proprio lui a introdurre nel settore la modellazione in argilla, una pratica ancora oggi centrale nel lavoro di GM e dell'intera industria. La prima sede permanente di design avanzato nel sud della California arrivò negli anni Ottanta, e da allora gli studi losangelini hanno firmato concept memorabili, dalle Corvette e Camaro più sperimentali fino agli studi sulla guida autonoma del portfolio Cadillac Halo.
Il campus di Pasadena è ora un nodo chiave della rete globale di Advanced Design, che comprende anche Detroit, il Regno Unito e Shanghai. Alla guida del nuovo studio è stato nominato Hussein Al Attar, che raccoglie il testimone da Brian Smith, di ritorno in Michigan nel team della Chevrolet Corvette dopo quattro anni alla direzione della struttura californiana.
Ed eccoci al protagonista assoluto. Il GMC Hummer X nasce da una filosofia tanto semplice quanto spiazzante, condensata in un mantra che ha guidato ogni singola scelta progettuale: non prendere nulla se non fotografie, non lasciare nulla se non impronte. Il concept, frutto della collaborazione tra ingegneria avanzata, produzione avanzata e lo studio di Pasadena, non è destinato alla produzione. È qualcosa di più interessante: un banco di prova per tecnologie, estetiche e modi inediti di costruire una comunità attorno all'avventura, il tutto con la sostenibilità come bussola.
Sulla carta è un rock crawler elettrico mid-size, ma la vera rivoluzione sta nella sua natura modulare, costruita attorno a quattro pilastri: riconfigurabilità, capacità, comunità e sostenibilità.
Qui sta forse l'idea più dirompente. Il Hummer X è pensato per essere configurabile in modo totale e continuo, grazie a una tecnologia chiamata FLEX FAB. Immaginate la stampa 3D, ma applicata al metallo: produzioni rapide, in piccoli lotti e su richiesta, senza bisogno di costosi stampi specializzati, con la possibilità di ottenere progetti diversi dalle stesse macchine.
Questa libertà ha sbloccato un'estetica Hummer inedita: una silhouette pulita dal profilo piatto, bordi raggiati, saldature laser a vista e bulloni di precisione esposti senza vergogna. Onesta, funzionale, inconfondibilmente Hummer. Anche l'abitacolo segue la stessa logica, con display impilabili che permettono al guidatore di plasmare la propria esperienza digitale, sia che stia arrampicandosi tra le rocce, correndo su un sentiero o semplicemente viaggiando in autostrada.
Il Hummer X ridefinisce cosa può fare un elettrico mid-size in fuoristrada. Baricentro basso, accelerazione estrema disponibile su richiesta, pneumatici Goodyear da 35 e 37 pollici, cerchi beadlock, ammortizzatori Multimatic, parafanghi removibili e una protezione sottoscocca seria. Tutto pensato per portare gli avventurieri dove la maggior parte dei veicoli semplicemente non osa spingersi.
Il team di Pasadena ha progettato il Hummer X per una figura ben precisa, il cosiddetto builder maker: qualcuno che non si limita a guidare un veicolo, ma lo costruisce, lo modifica e lo condivide con una comunità che parla la sua stessa lingua. Per servire questo cliente immaginario è nato l'Hummer Hub, una suite di app connesse che lega guidatori e mezzi prima, durante e dopo ogni viaggio. Il dettaglio più spettacolare? Un drone esploratore capace di volare in avanti lungo il sentiero, rimandare in tempo reale i dati sul terreno e poi atterrare e ricaricarsi da solo quando non serve.
Ogni materiale è stato scelto con intenzione. Il concept esplora l'uso di mono materiali, sostituendo gli adesivi con incastri a scatto e fissaggi meccanici, così da poter essere riciclati integralmente. Schienali dei sedili, retro dei poggiatesta ed estremità della plancia nascono da fascioni di auto riciclati, mentre ogni componente è progettato per uno smontaggio facile, in modo che i clienti possano scambiare, condividere e rimettere in circolo i pezzi alimentando una vera economia circolare.
E non mancano le sorprese nascoste. Il mantra del team è inciso in codice Morse sul pavimento, e il battistrada degli pneumatici lascia impresso sul terreno un messaggio inequivocabile: il coraggio di perdersi conduce a nuove scoperte. Perché alla fine, è proprio questo il senso del Hummer X. Non un'auto, ma un invito a smarrirsi per ritrovare qualcosa.
Hummer
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