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Quarantacinque anni di servizio non sono bastati a metterla in pensione. La Lada Niva torna, e questa volta non si tratta di voci. A svelarne le forme sono stati i fascicoli protocollati lo scorso dicembre presso Rospatent, l'ufficio brevetti russo per la proprietà industriale: il primo sguardo concreto su un progetto che fino a ieri viveva di rendering, muletti sfuggenti e indiscrezioni di corridoio.
Chi sognava una rottura netta con il passato resterà deluso, e forse anche un po' sollevato. Lo stile conferma in pieno la direzione tracciata nel 2021, quella stessa traccia che già si intravedeva nei prototipi fotografati attorno alle linee produttive di Togliatti. Tutto il lavoro estetico passa dai dettagli: protezioni in plastica nera che muscoleggiano i passaruota, minigonne laterali ridisegnate per dare più presenza al fianco, barre portatutto decisamente più solide sul padiglione e maniglie posteriori che migrano sui montanti, seguendo una moda ormai diffusa sui crossover di nuova generazione.
Il muso resta inconfondibile: la griglia scura con le caratteristiche frecce arancioni in alto sopravvive al restyling, mentre i gruppi ottici laterali si limitano a un ritocco appena percettibile. Sotto il cofano nessun colpo di scena: dovrebbero restare in produzione i collaudati propulsori 1.6 e 1.8 litri già montati sull'attuale generazione. Niente elettrificazione, niente ibrido, niente rivoluzioni tecniche.
Qui la storia si fa interessante. Le proporzioni dell'auto richiamano inevitabilmente la Dacia Duster, e non per caso: alle origini di questa nuova Niva c'è un'alleanza spezzata dalla geopolitica. Il programma, identificato dal codice T-134, è stato sviluppato per un primo tratto a quattro mani con Renault, con un'idea precisa in testa, quella di adottare la piattaforma CMF-B del gruppo francese, condivisa proprio con Duster e Sandero. Una scelta che avrebbe portato la Niva nel ventunesimo secolo senza scossoni, sfruttando sinergie industriali, economie di scala e tecnologie ormai mature.
Poi il 2022, l'invasione dell'Ucraina, l'addio della Losanga e l'esodo in massa dei marchi occidentali dal mercato russo. Il progetto è sopravvissuto, ma a cambiare è stato il telaio: la strada attuale porta verso la piattaforma Vesta, una base meno fresca ma figlia delle officine di Togliatti, completamente domestica. Un ripiego dettato dalla necessità che si è trasformato in dichiarazione d'identità.
Sui tempi resta una nuvola di incertezza. La data più ricorrente parla del 2028, ma il cammino degli ultimi anni è stato tutto fuorché rettilineo, fatto di stop improvvisi, ripartenze e cambi di rotta. Quel che è certo è che la Niva resta un simbolo, un fuoristrada nato nel 1977 che ha attraversato la fine dell'Unione Sovietica, il caos degli anni Novanta, l'apertura ai mercati globali e ora l'isolamento. La sua resistenza, in fondo, racconta più cose di quanto potrà mai fare una scheda tecnica.
Lada
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10043 Orbassano
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http://www.lada.it
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