F1. Gabriel Bortoleto esclusivo: “Verstappen mi aiuta, ma se lottassimo per il mondiale… Antonelli? Bel lavoro, ma non mi stupisce”

F1. Gabriel Bortoleto esclusivo: “Verstappen mi aiuta, ma se lottassimo per il mondiale… Antonelli? Bel lavoro, ma non mi stupisce”
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L'amicizia con Max Verstappen, il rapporto con il suo mentore Fernando Alonso e con Mattia Binotto, guida del corso di Audi in Formula 1, le sue brucianti ambizioni: Gabriel Bortoleto si racconta in un'intervista esclusiva rilasciata ad Automoto
10 luglio 2026

Non mi piace molto parlare di me stesso, non mi riesce naturale. Lo so che non denoterebbe arroganza, ma raccontare di me, delle mie qualità, mi riesce difficile. Non voglio vantarmi. Se gli altri mi lodano benissimo, ma farlo in prima persona mi imbarazza”: Gabriel Bortoleto indossa la sfrontatezza dei suoi 21 anni come un abito cucito su misura. Ma quando, seduti nell’hospitality di Audi a Silverstone, gli chiediamo quale sia la sua migliore qualità, si schernisce.

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Preferisce che a parlare per lui non siano solo gli altri, ma anche i risultati che coglie in pista, come quell’ottavo posto che avrebbe ottenuto di lì a pochi giorni. Il miglior piazzamento di Audi in F1 finora. “Stiamo imparando tanto come squadra. Siamo cresciuti molto, sbagliando ma anche ottenendo bei risultati. È stata una stagione positiva finora. Dobbiamo solo portare a casa più punti con un po’ di fortuna in più”. E così è stato a Silverstone, occasione in cui Bortoleto ha mostrato i frutti della sua crescita dopo la sua stagione da rookie.

“Non mi sento tanto cambiato come uomo – riflette Gabriel -. Sono la stessa persona, mantengo le mie convinzioni e le mie idee. Come pilota sicuramente sono cambiato, spero per il meglio. Ho imparato tanto rispetto all’anno scorso. So gestire meglio le mie energie”. E nel suo percorso di crescita professionale e personale in Formula 1 Bortoleto ha dei punti di riferimento importanti. Dei mostri sacri di questo sport, che lui però vede da un punto di vista decisamente più umano.

“Max è un mio amico”, spiega Bortoleto di Verstappen, a cui è molto legato. Ma si può essere davvero amici in F1? “Direi di sì. In pista non abbiamo mai lottato per lo stesso risultato, tranne per un paio di fare nell’arco di due stagioni. Quando si lotta per un mondiale diventa più difficile. Non mi aiuterebbe come sta facendo ora. Per il momento riesco a vederlo come un amico, una persona con cui posso uscire a bere o mangiare qualcosa quando siamo a casa e con cui divertirmi. È molto disponibile nel darmi consigli”.

E di suggerimenti utili ne arrivano anche da Alonso, figura chiave nel suo percorso verso la F1, essendo stato seguito dalla sua agenzia di management. “Fernando ha un’età diversa. Io e Max siamo più vicini – abbiamo sette anni di differenza – e abbiamo tante cose in comune. Fernando si trova in una fase diversa della sua vita. Ma come mentore è fantastico”. La lezione più importante imparata da lui? “Non arrendersi mai. Ce lo dimostra ogni settimana in pista, dando il meglio di sé e spingendo la macchina al massimo. È una delle cose che ammiro più di lui”.

Bortoleto è un conversatore piacevole, aperto e amichevole. E parla benissimo italiano, tanto che la nostra chiacchierata si consuma nella lingua del paese in cui ha trascorso anni fondamentali per la sua crescita. “Probabilmente ho vissuto più tempo in Italia di quanto non ne abbia trascorso in Brasile. Provo un’ammirazione grandissima per gli italiani, per la loro passione per la vita, lo sport, per il modo in cui conducono le loro esistenze”.

“Brasile a parte, se dovessi scegliere un paese in cui abitare sceglierei l’Italia. Dalle persone con cui ho lavorato in Italia ho imparato l’onestà, la lealtà”. Le similitudini tra brasiliani e italiani non mancano, come riconosce lo stesso Bortoleto: “Siamo popoli con il sangue caldo. E con tutti gli italiani che nel tempo sono andati a vivere in Brasile, la vostra cultura è molto presente da noi”. E il popolo brasiliano lo segue assiduamente: “Ho tanto supporto in Brasile. È un paese che ha dato i natali a grandi campioni nello sport, e devono accettare che in questo momento non abbiamo ancora il pacchetto completo per vincere le gare. Ma mi aiutano molto a crescere, ad avere pazienza”.

Se Gabriel è nella posizione di essere l’idolo di un intero paese, è perché ha compiuto grandi sactrifici, come andare via di casa quando aveva solo 11 anni. Ma non sembra esserne stato segnato. “Ho rinunciato alle uscite con gli amici, alla scuola, a giocare a calcio, alle feste. Ho sempre vissuto per lo sport, quindi non lo ritengo un grande sacrificio. Sono molto contento della mia esistenza, e lo ero anche quando ero un ragazzino. Ho vissuto delle esperienze incredibili. È solo uno stile di vita diverso”.

È questa dedizione fortissima che lo ha portato dritto in F1, anche senza aver svolto un programma di TPC ampio come altri colleghi. “La simulazione compensa fino a un certo punto. Guidare una macchina vera è un’altra cosa. Se potessi tornare indietro nel tempo e fare più TPC, lo farei. Sarei stato più preparato, avrei capito meglio le procedure. Dopo soli due giorni dalla vittoria del titolo in Formula 2 sono dovuto salire in macchina con un’esperienza limitatissima. Avevo trascorso mezza giornata in pista con una McLaren più vecchia, e basta. Ma ho avuto il supporto della squadra, e anche di tanti piloti esperti, come Nico, Max e Fernando”.

Ma c’è un’altra figura chiave nel percorso di Bortoleto: Mattia Binotto, CEO e Team Principal di Audi nel Circus e un faro nel percorso della casa dei Quattro Anelli verso la vittoria in F1. “Mattia è un grande leader. È una persona leale, che spinge, che vive per il lavoro. È in grado di far crescere chi gli sta intorno non solo professionalmente, ma anche nel privato. Motiva molto la squadra con la sua indole da gran lavoratore. Alza l’asticella. Se il capo lavora così tanto, nessuno può fare di meno. È quello che ci porterà a vincere in futuro”.

Ma Gabriel si sente pronto a una sfida mondiale? “Sì. Sto lavorando per esserlo, e spero che questo momento arrivi il prima possibile. L’unica cosa che posso fare per ora è continuare a lavorare, dando il mio meglio”. L’occasione buona è già arrivata, invece, per Andrea Kimi Antonelli. Bortoleto è stupito del suo rendimento nel 2026? “Non direi. Sta facendo un ottimo lavoro, ma lo stupore me lo suscita altro. Come recuperare un distacco di 100 punti nel mondiale e sfiorare il titolo con una macchina inferiore, quello che ha fatto Max lo scorso anno”.

“Kimi si sta imponendo su un compagno di squadra molto forte – riconosce Bortoleto -. Sta facendo il suo compito, ma non era scontato, vista la pressione su di lui”. Uno stress che Gabriel non vede l’ora di vivere, sfruttando quello che riconosce come il suo maggior punto di forza: “Sono un grande lavoratore. Mi piace studiare, voglio crescere, ho grandi ambizioni”, ci rivela con la punta di imbarazzo di chi preferisce non lodarsi. Ma il suo carattere volitivo torna quando gli chiediamo dove si vede tra cinque anni. “In lotta per il mondiale”, risponde senza colpo ferire prima di congedarsi, con la mente già protesa verso le sfide del futuro.

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