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In una stagione fatta di dubbi – sul futuro di Max Verstappen, sulla bontà di soluzioni come l’ala in stile Macarena messa in panchina, sulla guidabilità del pacchetto – la Red Bull ha trovato una certezza, Isack Hadjar. Il francese è per distacco il miglior compagno di squadra di Verstappen da lungo tempo. E la sua performance nel Gran Premio del Belgio, complicata da una penalità monstre per la sostituzione della power unit sulla sua RB22, è la dimostrazione della sua forza in un sedile decisamente scomodo.
Che Hadjar sia un pilota veloce in qualifica era chiaro sin dallo scorso anno, quando militava in Racing Bulls. Ma Isack ha saputo far buon viso a cattivo gioco in Belgio diventando una pedina importante nella qualifica di Verstappen, con una scia eseguita come se fosse una coreografia, con grande precisione da parte del francese. Se Verstappen è scattato dalla prima fila, è anche merito suo. Ma pure la domenica si è distinto, come ha riconosciuto il team principal della Red Bull, Laurent Mekies.
“È stata la sua migliore gara con noi – ha spiegato ai media presenti a Spa -. Non ci sono dubbi a riguardo. E non è solo un’impennata. Sta migliorando corsa dopo corsa a livello di velocità. Questo weekend ha rappresentato un altro passo in avanti. È stato veloce sin dalle FP1. Per lui abbiamo pensato una strategia abbastanza inusuale, che alla fine grazie alla tempistica della VSC gli ha dato la possibilità di battere Lando, sostanzialmente. Aveva un passo da podio. Sono molto contento dei suoi progressi”.
Lo stesso Isack condivide il pensiero di Mekies su un suo potenziale piazzamento tra i primi tre. “Se non avessi avuto penalità da scontare questo weekend, avrei potuto lottare per il podio, visto il passo. È un vero peccato. Ed è una sorpresa, perché non credevo che una pista come questa potesse fare per noi. La mia performance, invece, non mi stupisce. A Silverstone per me è stato molto frustrante non poterlo fare”. In questa dichiarazione, a ben vedere, c’è molto di Hadjar, pilota fiero e dalla disposizione d’animo coriacea.
Hadjar nel paddock si riconosce subito, con la sua camminata molleggiata e lo sguardo un po’ sprezzante. Isack ha una grandissima qualità per chi deve occupare il secondo sedile in Red Bull: se ne frega altamente di quello che pensano gli altri. Sentendo parlare Hadjar, ci si stupisce per la nonchalance con cui vive traguardi come il podio di Zandvoort dello scorso anno. È come se sapesse che questo è solo l’inizio. È il tipo di convinzione che salva un pilota nella posizione di Hadjar, costretto al confronto con un mostro sacro di questo sport.
È anche vero, però, che l’arrivo di Hadjar in Red Bull si inserisce nel contesto di un nuovo ciclo tecnico che, a ben vedere, castra il talento di Verstappen. Con il suo stile di guida particolarissimo, Max era il miglior interprete per distacco dell’era dell’effetto suolo. Ora deve piegarsi alle esigenze della gestione dell’energia e sulle loro ripercussioni su un approccio troppo aggressivo e incostante da parte dei piloti. Si adatta alla grande, senza dubbio. Ma qualcosa si perde per strada. Hadjar, però, ha il piede e la testa per fargli da fiero secondo. In attesa di una chance per qualcosa di più.