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Il muretto box della Red Bull somiglia sempre più a una polveriera, e il tremendo impatto di Max Verstappen contro le barriere della Stowe, provocato dal cedimento dell'ala posteriore di una RB22 ormai definita "pericolosa" dallo stesso campione olandese, ha fatto saltare i filtri della diplomazia. A Silverstone è andato in scena il secondo atto di un dramma tecnico che logora i nervi dell’olandese e costringe i vertici del team a metterci la faccia. Laurent Mekies raccoglie i cocci di un weekend pesantissimo, conscio che quando un pilota della caratura di Max punta il dito contro la sicurezza e la gestione strategica, le parole devono pesare come macigni.
Mekies non si nasconde e sposa la linea della totale comprensione verso la furia del suo pilota di punta: "Guardate, ha ragione a non essere felice. È davvero spiacevole per i piloti essere traditi dalla vettura in curve ad alta velocità per due gare consecutive, sebbene per due motivi diversi. Ed è, su scala decisamente minore, estremamente spiacevole anche per noi come gruppo mandare i nostri piloti nella ghiaia. Quindi ha tutte le ragioni per essere scontento. Non ho dubbi sul fatto che, come squadra, metteremo in atto ciò che è necessario affinché questo non accada di nuovo, anche se questa volta abbiamo fallito. Prendiamo la cosa con la massima serietà possibile. Il minimo che Max possa provare oggi è l'infelicità".
Il nocciolo della questione è squisitamente tecnico, legato a un'aerodinamica che si spezza nei punti più critici del mondiale. Se in Austria il problema aveva una natura ormai chiara, a Silverstone i dati hanno evidenziato un'altra debolezza strutturale: "Capiamo certamente cosa sia successo al Red Bull Ring, ma non entrerò nei dettagli perché non credo sarebbe corretto. Ma sì, dalle prime analisi di questi due giorni, abbiamo subito un tipo diverso di guasto. Questo non rende le cose migliori. Di fronte a una simile successione di eventi, che il guasto sia diverso o meno non ha molta importanza. Rivedremo l'intera area per assicurarci di lasciare zero possibilità che accada di nuovo. Faremo tutto il necessario per essere sul sicuro. Abbiamo corso parecchie gare con questa specifica ormai, credo da Miami. È troppo presto per stabilire se si tratti di un problema legato al concetto stesso o di qualcos'altro, ma di sicuro non lasceremo nulla di intentato. Tutte le opzioni restano aperte". Dalle telemetrie, il verdetto è stato immediato anche prima del rientro della vettura: "Possiamo certamente vedere dai dati il fatto che l'ala non si è chiusa correttamente, ed è per questo che siamo stati in grado di dirvi cosa fosse successo prima ancora che la macchina tornasse indietro".
La tensione tra pilota e muretto, tuttavia, non si limita al cedimento meccanico. Verstappen aveva chiesto a gran voce una rivoluzione nell'assetto prima del via, conscio dell'ingovernabilità della RB22, accettando il rischio di rompere il regime di parco chiuso e partire dalla pit-lane. Una richiesta rispedita al mittente dai tecnici di Milton Keynes. Mekies difende la scelta, pur comprendendo il punto di vista opposto: "Dopo le qualifiche era chiaro che non fossimo per nulla contenti del bilanciamento della vettura, a dir poco. Modificare l'assetto avrebbe significato semplicemente partire dalla pit lane. Anche se sapevamo che non sarebbe stato piacevole affrontare la gara con un bilanciamento così imperfetto, ritenevamo comunque che ci avrebbe portato un risultato migliore rispetto a una partenza dalla corsia dei box con qualcosa di forse più performante. È una cosa di cui abbiamo discusso con Max. Accetto completamente il fatto che possa avere una sensazione diversa, dopotutto è lui che guida la macchina. Ma alla fine della giornata, ci portiamo a casa insegnamenti importanti. La vettura probabilmente somigliava a quella del giorno prima e abbiamo toccato con mano i limiti che già conoscevamo. Non sono del tutto sicuro che avremmo potuto lottare per il podio prima del guasto se fossimo partiti dalla pit-lane".
Un quadro complesso, parzialmente addolcito dalla crescita di Isack Hadjar,quinto al traguardo, autore di una prestazione solida nonostante le medesime criticità della monoposto. La differenza di umore tra i due piloti, secondo Mekies, risiede nell'esperienza e nella capacità di proiezione: "Max è infelice per il bilanciamento dell'auto, questo è un dato di fatto. Sente che la performance intrinseca della vettura potrebbe portargli risultati molto migliori se riuscissimo a risolvere questi limiti. Isack avverte lo stesso limite di bilanciamento, descrivono la stessa cosa ma in modo diverso. Max proietta ciò che sente essere il potenziale della vettura, mentre Isak, essendo più nuovo nel gioco, probabilmente non elabora la cosa in modo così profondo. Per noi il quadro generale mostra un passo avanti ogni volta che Isak scende in pista, impara molto da Max ed è positivo per il resto della stagione".
La Formula 1 attuale non fa sconti e i rapporti di forza cambiano nello spazio di sette giorni, evidenziando le carenze della RB22 sui circuiti che richiedono una gestione estrema dell'energia. "Una settimana fa lottavamo per la vittoria, pochi giorni dopo qui a Silverstone abbiamo sbattuto contro limiti piuttosto severi" conclude Mekies guardando con preoccupazione alle prossime tappe. "Sulle piste in cui i limiti energetici sono forti sembriamo soffrire di più rispetto alla concorrenza. Da questo punto di vista, temo che anche Spa rientri in questa categoria. Questo non significa che ci arrendiamo, significa che dovremo migliorare a 360 gradi. Spero che Spa mostri piccoli passi avanti e confido nel fatto che la squadra impari in fretta. Dal punto di vista delle caratteristiche dovrebbe essere molto simile a Silverstone, mentre Budapest potrebbe regalarci uno scenario diverso".