F1. La Mercedes "di cristallo" fa tremare il Mondiale: così Leclerc ha riscoperto la formula della vittoria a Silverstone. Russell ha di che imparare

F1. La Mercedes "di cristallo" fa tremare il Mondiale: così Leclerc ha riscoperto la formula della vittoria a Silverstone. Russell ha di che imparare
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  • Inviata a Silverstone, Regno Unito
Tra la fragilità della W17 di Antonelli e la rinascita cerebrale di Leclerc, Silverstone emette verdetti pesantissimi. Mentre la Ferrari ottimizza la SF-26, Russell si rifugia nella sfortuna senza vedere i propri limiti di guida con queste monoposto
5 luglio 2026

Toto Wolff dice di preferire una macchina fragile ma veloce a una lenta ma affidabile. Se l’avversario della sua Mercedes è una Ferrari pronta ad approfittare di ogni singhiozzo delle W17, però, avere una monoposto di cristallo è come giocare alla roulette russa. La rottura della carenatura della ruota occorsa sulla monoposto di Andrea Kimi Antonelli sul finale del Gran Premio di Silverstone 2026 di Formula 1 è un boccone molto amaro per il leader del mondiale, che ancora una volta aveva dimostrato un feeling incredibile con la sua vettura. Per capirlo, bastava vedere la differenza in termini di passo con George Russell, oggi baciato dalla fortuna.

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La gara di Russell sembrava compromessa nel momento in cui ha subito una foratura lenta ed è stato costretto a rientrare ai box per cambiare le gomme. Ma di lì a poco le sue sorti sarebbero cambiate, per via del problema ad Antonelli e per la Safety Car che ha cambiato il corso della gara. Se non fosse stato per lo schianto di Max Verstappen, Russell avrebbe avuto molto di più da recriminarsi. O meglio, da recriminare alla sua scuderia, visto che non ha alcuna intenzione di incolparsi.

Russell per tutto il weekend di gara ha parlato di una monoposto piantata sul dritto, ma Toto Wolff ha chiaramente detto che di problemi effettivi non ne sono stati rilevati sulla W17 dell’inglese. Russell si ritrova in una condizione di inferiorità tecnica dovuta al suo stile di guida, tutt’altro che ideale con questa generazione di monoposto. Non ama le condizioni di basso grip, e con vetture che generano meno deportanza finisce invischiato in una spirale discendente. Per trovare il bandolo della matassa al netto di episodi fortunati dovrebbe tanto per cominciare capire che il problema è almeno in parte lui.

È quello che è riuscito a fare Charles Leclerc, ritornato alla vittoria dopo quasi due anni di digiuno. Ha masticato l’amaro boccone del successo di Lewis Hamilton a Barcellona, ma ha saputo trovare una soluzione alle sue difficoltà. Anziché incaponirsi nel seguire le scelte di assetto del compagno di squadra, ha trovato una direzione propria dopo aver stravolto il set-up nel corso del weekend di gara. Finalmente Leclerc sta anteponendo la ragione all’istinto. Non cerca più l’approccio aggressivo in termini di guida che non paga con questo regolamento tecnico, scegliendo invece il compromesso migliore tra le sue inclinazioni a livello di pilotaggio e i requisiti del nuovo ciclo della F1.

La vittoria di Silverstone è un’iniezione di fiducia per un pilota che sembrava perso. Un successo colto con una SF-26 che su una pista front-limited ha mostrato una forma incoraggiante. Alla Rossa va dato credito innanzitutto di aver svolto alla perfezione i compiti a casa per ottimizzare la gestione dell’energia su una pista tra le più ostiche su questo fronte. E senza la rarefazione dell’aria a sovraffaticare il piccolo turbo sviluppato a Maranello, il deficit prestazionale dalla Mercedes è risultato contenuto.

Se la Ferrari ha qualcosa da recriminarsi sulla gara di Silverstone, quella è la scelta di far rientrare Lewis Hamilton in regime di Safety Car. La sosta di Leclerc per montare le prestazionali soft non aveva un costo, visto l’ampio vantaggio del monegasco su Hamilton. Ma la posizione del sette volte campione del mondo era molto più delicata. È stato un modo per coprire una potenziale sosta di Russell, ma è una scelta risultata assai costosa con la conclusione in regime di Safery Car che ha impedito ad Hamilton di tentare il sorpasso nelle fasi finali di una gara cominciata col piede sbagliato, vista la sua falsa partenza. 

È andata decisamente peggio a Verstappen, finito fuori dai giochi mentre lottava per il podio per via della chiusura non completa dell’ala posteriore, con una perdita di deportanza che ha reso ingovernabile la sua RB22. La significativa cura dimagrante cui è stata sottoposta la monoposto della scuderia di Milton Keynes con il pacchetto di aggiornamenti arrivato in Austria serve a ben poco se subentrano queste storture. E a questo si aggiungono anche i problemi di guidabilità dovuti all’erogazione non sempre ottimale della power unit Red Bull. Dall’altro lato del box, Isack Hadjar non si spiega il calo prestazionale accusato durante la gara. C’è di che lavorare, soprattutto perché Verstappen sta mostrando una certa insofferenza.

È tutto sommato più quieta la situazione in casa McLaren, in attesa degli aggiornamenti che dovrebbero sopperire alle mancanze di carico evidenti a Silverstone. Se da un lato la MCL40 paga lo scotto dei problemi di integrazione della power unit Mercedes, dall’altro la minor deportanza generata dalla MCL40 è stata un duro scotto da pagare, soprattutto nelle curve veloci schiaffeggiate dal vento dell’iconica pista britannica. Pieghe su cui la Mercedes si è di nuovo ritrovata fragile. E Leclerc si è riscoperto vincente.

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