F1. Antonelli cammina sull’acqua a Monza, ma non è un miracolo: così ha costruito la sua vittoria storica

F1. Antonelli cammina sull’acqua a Monza, ma non è un miracolo: così ha costruito la sua vittoria storica
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Andrea Kimi Antonelli è il primo italiano a vincere il Gran Premio di Monza dal 1966. E la sua vittoria in casa non è solo frutto della sua performante Mercedes W17, ma anche di una sua qualità notevole
6 settembre 2026

Ci sono giornate in cui tutto sembra possibile, persino camminare sull’acqua. Andrea Kimi Antonelli nel Gran Premio d’Italia 2026 di Formula 1 si è prodotto in qualcosa che alla vigilia sembrava improbabile. Nessuno prima aveva vinto a Monza partendo così indietro, dalla diciannovesima posizione. E pochissimi altri lo hanno fatto nell’intera storia della F1, a prescindere dal circuito. Se Kimi è riuscito a diventare il primo italiano a vincere sul tempio della velocità brianzolo dopo Ludovico Scarfiotti nel 1966, non è dipeso solamente dalla competitività della Mercedes W17.

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Avere a disposizione un’auto con un motore endotermico estremamente efficace a Monza rappresenta un’arma incredibilmente efficace. Gli anglofoni hanno un aggettivo ad hoc, power-sensitive. L’importanza della potenza su questo tracciato è esponenziale rispetto ad altri, e vale ancora di più con questo regolamento tecnico. Una maggiore potenza, infatti, implica anche un’efficacia superiore nella ricarica della batteria, nonché un extra da poter sfruttare quando l’accumulatore è in ginocchio.

Antonelli, però, ha mostrato un’abilità notevole, da vero campione: la capacità di destreggiarsi nel traffico, andando a perfezionare sorpassi secchi, aggressivi ma mai sopra le righe. Si è mosso come un gatto in partenza, riuscendo a recuperare posizioni su posizioni. Aveva optato per le medie per il secondo stint dopo la ripartenza della corsa in seguito all’incidente di Charles Leclerc, e avrebbe tentato di andare fino in fondo se non fosse stato per la Virtual Safety Car causata dal ritiro di Stroll. E la sosta per un nuovo treno di medie lo ha messo nella condizione di andare all’assalto del suo compagno di squadra.

George Russell partiva con i favori della vigilia in casa del compagno di squadra, ma non ha potuto nulla con delle gomme hard ormai usurate sul finale di gara. Wolff ha spiegato ex-post che i software predittivi per le strategie davano la singola sosta con le hard come la migliore opzione, ed è questo il motivo per cui Russell non è stato fermato sotto VSC. Esposto, con gli pneumatici in ginocchio, Russell si è dovuto arrendere ad Antonelli. È ancora presto per parlare di mondiale compromesso, ma viene da chiedersi l’effetto psicologico che può avere una botta del genere.

Antonelli non avrebbe potuto smarcare meglio di così la sua power unit fresca. E Russell a sua volta – immaginiamo a Baku – dovrà fare altrettanto. Si ritrova in affanno tecnico, alle prese con un compagno di squadra che fa della sua neuroplasticità di giovanissimo uomo un’arma potente, senza nemmeno accorgersene. Continua ad adattarsi con naturalezza alle esigenze di questo regolamento tecnico, affrontando con decisione le sfide più complesse. È spensierato e allo stesso tempo incredibilmente solido, il ragazzo d’oro del nostro motorsport.

È stato lui a prendersi la ribalta nella bolgia di Monza, e non una Ferrari che oggi ha nuovamente steccato. Il GP di casa della Rossa ha subito preso la piega sbagliata, con quella lotta intestina tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton in partenza. Le corse non si vincono certo allo start, ed entrambi i piloti della Ferrari vantano abbastanza esperienza per conoscere molto bene questo assunto. Non è mai facile stabilire gerarchie interne, ma l’esecuzione passa anche dalla definizione delle linee di condotta in fasi delicate come la partenza.

Era solo la punta dell’iceberg. Di lì a poco, Leclerc avrebbe posto fine alla sua gara andando a mettere le ruote sulla riga bianca alla Parabolica e finendo per perdere completamente la macchina. Si è scomposta talmente tanto, la sua Ferrari SF-26 al passaggio su una griglia, da spedirlo violentemente a muro. Si è trattato di un impatto molto forte, per giunta laterale, che ha addirittura generato a Leclerc problemi a un occhio. È stata una Monza amara, la sua, con un errore dalle conseguenze macroscopiche, come spesso accade con questa generazione di monoposto. La minor deportanza generata le rende molto più nervose, a volte talmente tanto da trasformare un inciampo in una caduta rovinosa.

Dall’altra parte del box, c’è qualcosa da recriminare riguardo alla mancata sosta in regime di Virtual Safety Car per Lewis Hamilton. È vero che il sette volte campione del mondo aveva a diposizione solo delle hard fresche, ma uno stint con questa mescola avrebbe potuto essere un modo per evitare il calvario vissuto sul finale della corsa con delle gomme ormai fortemente usurate. L’aggiornamento al motore frutto dell’ADUO, in ogni caso, non avrebbe mai potuto compensare totalmente uno svantaggio tecnico che a Monza risulta esponenzialmente penalizzante.

Alla fine sul podio è salito Max Verstappen, che cercando di aggrapparsi a questo risultato ha fatto il gioco di Antonelli, andando a rallentare Russell con un gioco di yo-yo che non si vedeva da tempo. Su una pista come Monza, questo tipo di lotta era inevitabilmente destinata a ritornare in auge. Ed è chiarissimo come battagliare in questo modo faccia avvicinare chi insegue i due litiganti. A spuntarla è stato Antonelli, che secondo Wolff oggi sarebbe stato in grado di fare tutto, persino camminare sulle acque. La sua vittoria a Monza, però, non è un miracolo, bensì un attestato della sua incredibile forza.

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