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Un’impresa destinata a rimanere scolpita a lungo nell’asfalto di Monza. Erano passati sessant’anni dall’ultimo acuto tricolore nel Tempio della Velocità, firmato da Ludovico Scarfiotti nel lontano 1966. Poi, decenni di attesa e un silenzio quasi assordante spezzato solo oggi dall'inno di Mameli, risuonato davanti alla marea rossa e tricolore in festa. La firma è quella di Andrea Kimi Antonelli. Una gara epica, una di quelle rimonte uscite direttamente dal libro della storia del motorsport. Partito dalla diciannovesima posizione in griglia, il ventenne bolognese ha risalito la china con la fame dei grandissimi, ingaggiando un duello ruota a ruota al limite con il compagno di squadra George Russell. Un'esibizione di naturalezza e pulizia di guida impressionante su questa nuova generazione di monoposto. Un capolavoro che ha spiazzato tutti, a partire dal suo team principal, Toto Wolff, lucido e al tempo stesso visibilmente toccato nel post-gara.
Foto copertina: ANSA
Per analizzare una domenica del genere serve partire proprio dal muretto, dove battiti e strategie si sono incrociati fino all'ultimo metro. Wolff ha fotografato con estrema schiettezza la vigilia della gara e il duello interno che ha tenuto il team Mercedes con il fiato sospeso: "Pensavo che uno dei due avrebbe vinto oggi: o George, perché scattava davanti, o Kimi, perché avevo la sensazione che qui a Monza potesse camminare sulle acque. Lo sentivo già ieri. Poi la gara è stata fermata con la bandiera rossa - causata da Leclerc - e ci siamo trovati su una strada diversa con le medie, una scelta che si è rivelata quella corretta. Ma la vera differenza oggi l'ha fatta la sua capacità di uscire dal traffico. Lo abbiamo visto fare ai grandissimi del passato, come Lewis Hamilton in certe occasioni, ed è esattamente quello che ha mostrato Kimi. Quando pilota e macchina diventano un tutt'uno, non c'è semplicemente nulla che possa fermarli”.
Una simbiosi pura, quella tra il giovane talento italiano e la sua W17, affinata e maturata nell'arco di un percorso di crescita impressionante. Eppure gestire due piloti così talentuosi, che performano a questi livelli al vertice, con Russell scattato dalla prima fila e una vittoria di prestigio in palio a Monza, non è stato un compito banale per il muretto della Stella. "Tra loro c'è stato un confronto aperto ma sempre pulito”, ha ammesso Wolff. "A un certo punto la lotta si è fatta davvero stretta, ho persino tenuto il dito sul pulsante della radio per parlare con i loro ingegneri di pista, con Marcus, Bono, Kimi e George... Ma alla fine non l'ho premuto. Abbiamo voluto mostrare lo spirito da corsa della nostra squadra e lasciarli liberi di gareggiare. C'è stato un momento finale rischioso, quando George ha cercato di evitare di tagliare la variante mentre Kimi tirava dritto: è una situazione che avrebbe potuto finire in un disastro per il risultato di squadra, lasciandoci fare la figura degli idioti, ma ne discuteremo insieme. Servirà come ennesimo tassello per capire come gestire le corse in futuro”.
La gioia del traguardo ha però un sapore particolare, profondo, che va ben oltre la pura statistica dei punti in campionato. Per Toto Wolff, testimone del percorso di Antonelli fin dai primi passi nel programma giovani, Monza rappresenta un vero e proprio cerchio della vita che si chiude. E con una vittoria dal fondo della griglia, ancora di più. "Ero convinto che oggi avesse la missione di vincere. Ieri ne ho parlato con suo padre, ed era chiaro a entrambi che fossimo di fronte a uno di quei momenti speciali in cui capisci come si sta evolvendo il weekend attraverso le varie sessioni. Se guardo indietro, due anni fa Kimi ha attraversato il momento probabilmente più duro della sua carriera, un periodo in cui tutti hanno dubitato di lui, compreso se stesso. E due anni dopo eccolo qui, a prendersi la gloria più grande nel Gran Premio di casa. Anche se dovesse vincere altre duecento gare in carriera, un legame come questo con Monza resterà per sempre unico. È questo il modo e la prospettiva con cui voglio vedere questo successo”.
Interrogato poi sul processo di evoluzione che ha portato Antonelli da giovane promessa a solido vincitore di un GP, il manager austriaco ha offerto una lucida disamina generazionale. ”L'anno scorso rientrava nei piani: ci sono stati momenti brillanti e altri più complessi, dove la costanza mancava. Poi si è ripresentato dopo l'inverno in un modo che nessuno avrebbe potuto prevedere. Ha una capacità di sviluppo fulminea: per me è come un agente di AI che si auto-migliora e impara continuamente. La sua età è un fattore positivo in questo, gli dona un'agilità cognitiva e intellettuale straordinaria. Fa parte di una nuova generazione di piloti cresciuta con i simulatori, che sviluppa competenze incredibili già a dieci anni, capace di fare le cose quasi al rallentatore mentre gestisce mille altre informazioni contemporaneamente. Ha quella leggerezza tipica della gioventù che lo aiuta a superare i momenti difficili e a rimanere umile, con molta autocritica, senza esaltarsi nei momenti di gloria. La maturità completa arriverà con il tempo e l'esperienza, ma quello che sta dimostrando sul campo ha del clamoroso”.
I piedi restano comunque ben piantati a terra quando lo sguardo si sposta sulla lotta iridata e sui prossimi appuntamenti in calendario. Monza rappresenta un tracciato atipico, ed è lo stesso Wolff a raffreddare i facili entusiasmi per il prosieguo del Mondiale. "Non dobbiamo farci prendere dall'entusiasmo pensandoci già invincibili per le prossime gare a Madrid o altrove. Monza è un tracciato particolare, all'estremo oposto rispetto a un circuito come Monaco. Sappiamo che la vettura necessiterà di ulteriori aggiornamenti per essere competitiva su piste più guidate e che la concorrenza, Ferrari in primis con gli ultimi sviluppi portati qui, non resterà a guardare. Il campionato è ancora lunghissimo, mancano diverse gare e nei motorsport le variabili tecniche o gli incidenti possono stravolgere la classifica da un momento all'altro. Noi dobbiamo solo continuare a spingere al massimo e a tirare fuori il meglio da entrambi i nostri piloti”.