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Una qualifica decisamente anomala, vissuta con il ruolo insolito di scudiero e con il pensiero già proiettato ai cinquantatré giri della domenica. Per Andrea Kimi Antonelli il sabato del Gran Premio d’Italia 2026 sul tracciato di Monza si è trasformato in un’esercitazione tattica ad altissima tensione. Consapevole fin dalla vigilia della partenza dal fondo della griglia a causa della penalità per la sostituzione completa della Power Unit, la Mercedes ha scelto di sacrificare la sessione cronometrata del giovane bolognese, trasformandolo nella molla propulsiva per George Russell. Una strategia impeccabile nei numeri, che ha garantito al britannico una preziosa prima fila con il secondo tempo assoluto, ma che ha richiesto al diciottenne italiano un lavoro di grande precisione e sangue freddo.
Nel mix di sensazioni che accompagna un sabato così particolare, Antonelli non nasconde la natura agrodolce del suo pomeriggio casalingo: “È stato un giro discreto, niente di speciale, anche perché avevo più carburante a bordo rispetto al normale e non volevo commettere alcun errore che potesse compromettere il programma pianificato, ovvero dare la scia a George nell'ultimo tentativo. Ovviamente ci sono sentimenti contrastanti, ma è andata così e ora siamo pronti a lottare”.
Un lavoro d’espressa manovalanza ad alta velocità, reso ancor più complesso nei momenti concitati dell'out-lap, dove si è inserita anche la presenza ingombrante della Red Bull di Max Verstappen, intenzionata a spezzare il gancio di traino tra le due Frecce d'Argento e guadagnare a sua volta la scia. Kimi ha dovuto gestire una situazione psicologicamente ed effettivamente intricata: “Sì, Max ha cercato di inserirsi tra me e George, ma mi era stato detto molto rigidamente di non superare. È stato un po' complicato perché ero nel mezzo e non sapevo bene cosa fare, ma poi sono rimasto dietro e ho solo cercato di offrire a George il miglior traino possibile”.
Se l'aiuto al compagno si è rivelato un successo, la fase più critica della qualifica per il bolognese è arrivata paradossalmente durante i giri di rientro, quando far sfilare il gruppo senza intralciare nessuno si è trasformato in un esercizio d'altissimo stress: “Il problema è che nel giro di raffreddamento è davvero difficile mantenere la pressione del turbo, quindi è stato parecchio stressante far passare l'intero gruppo senza boost. In alcuni punti andavo davvero piano e ho dovuto percorrere traiettorie molto strane per non ostacolare nessuno. Penso che sia stato molto più stressante quello rispetto a dare la scia a George”.
Un atteggiamento da perfetto team player, maturato all'interno di una filosofia di squadra condivisa e trasparente, che in futuro potrebbe restituire ad Antonelli il medesimo favore a ruoli invertiti: “Su questo siamo stati chiarissimi. Quando possiamo, ci aiutiamo a vicenda, specialmente in questo tipo di situazioni, perché oggi io non avevo nulla da guadagnare mentre lui si giocava posizioni importanti”. Archiviata una qualifica ‘di servizio’, il weekend brianzolo di Antonelli conserva comunque premesse stuzzicanti. Aver sacrificato la prestazione pura sul giro secco ha permesso alla Mercedes di deliberare sulla W17 numero 12 un assetto interamente orientato al long run e alla protezione delle gomme, bilanciato per risalire la china sul veloce asfalto monzese.