Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Ancora una gara, quella da vincere, in onore di Schumacher. Un amico, un idolo sportivo e una leggenda con cui è cresciuto: Sebastian Vettel tornerà in pista poco prima del via del Gran Premio d’Italia al volante della F2002 del Kaiser. Il quattro volte campione del mondo torna sull'asfalto del tracciato brianzolo per omaggiare un punto di riferimento indimenticabile, guidando non una vettura qualunque, ma uno dei simboli assoluti del dominio Ferrari. Quella monoposto della stagione 2002 con cui Michael ottenne il titolo iridato con ben sei gare di anticipo, il 21 luglio a Magny-Cours, dentro un’annata da 15 successi su 17 gare per la Scuderia, 11 per Schumacher e 4 per Rubens Barrichello, che ha guidato la stessa auto al sabato dopo le qualifiche.
L'inconfondibile rombo del V10 che fa battere il cuore di milioni di appassionati, fa fischiare le orecchie e ripercorrere pagine indelebili di Formula 1, non poteva lasciare indifferente Vettel. Con un messaggio affidato ai social, l'ex pilota tedesco ha annunciato il suo ritorno sul circuito monzese: "Domenica sarò a Monza e guiderò la macchina di Michael. Sono davvero emozionato e non vedo l'ora. Sono sicuro che Schumi lo sentiremo e lo percepiremo in quei momenti. Sarà quindi un grande privilegio e un onore per me guidare la sua monoposto. E naturalmente, non vedo l'ora di vedervi tutti".
Nel Tempio della Velocità, dove le celebrazioni per i trent'anni dall'arrivo di Schumacher a Maranello spaziano dalle iniziative in pista fino alla presentazione in anteprima del docufilm "Schumacher '94", Vettel ha incontrato i media, tra cui noi di Automoto, raccontando la profondità delle sue sensazioni.
Spiegando cosa renda questo momento così speciale rispetto a una semplice esibizione, Sebastian sottolinea come al centro di tutto ci sia l'affetto profondo verso Schumacher: "Penso che prima di tutto si tratti del mio amico e del suo ricordo, ed è qualcosa di molto emozionante. Sai, è stato il mio eroe d'infanzia e più avanti abbiamo stretto un legame profondo d'amicizia, ci siamo avvicinati molto e abbiamo condiviso tantissimi bei ricordi. Preferiremmo tutti veder guidare lui oggi anziché me, me compreso". Non si tratta solo di compiere dei giri dimostrativi, ma di rievocare una presenza viscerale: "Non vedo l'ora di salire in macchina perché penso che sarà un momento in cui sentiremo ancora Michael, ciò che rappresenta, e lo sentiremo presente. Penso che ci sia molto di più rispetto a un semplice paio di giri. Inoltre, è la sua macchina, ed è una vettura vincitrice del mondiale nel 2002. È una Ferrari a Monza, davanti ai Tifosi. Quindi sì, credo ci sia molto di più dentro che crea un legame con me. Amo questo sport. Non corro più, ma lo amo ancora. Probabilmente amerò le corse finché vivrò".
Quando gli si chiede quanta adrenalina e grinta da pilota riaffiorano alla vigilia di un momento simile, Seb non ha dubbi nel mettere le emozioni davanti a tutto: "Amo quella macchina, ma penso che ci saranno soprattutto emozioni. Saranno prima le emozioni e poi l'entusiasmo per le corse. Chiaramente non sarà come nel 2002 e non ho nemmeno così tanto tempo a disposizione, ma me la godrò di sicuro".
L'incontro con la F2002 porta inevitabilmente a fare un confronto con la Formula 1 moderna e i suoi complessi motori ibridi, verso cui in passato il tedesco si era mostrato scettico. Oggi la visione di Vettel abbraccia la transizione tecnica del motorsport e le opportunità del futuro: "Le corse sono emozionali ed è per questo che è così affascinante: c'è così tanto da scoprire quando guardi la Formula 1. Certamente, dal punto di vista di un pilota, vuoi guidare l'auto migliore e vuoi vincere le gare. Ma poi, cos'è la macchina migliore? La vettura del 2002 era lo stato dell'arte a quel tempo, un'apripista, e rappresenta tantissimo di ciò che incarna la Formula 1. Le auto di oggi fanno lo stesso. Penso sia una questione di prestazioni, precisione, disciplina, duro lavoro, ma anche di responsabilità e di guardare al futuro". Un messaggio chiaro che unisce passato e futuro: "Probabilmente non sono d'accordo su tutto ciò che è presente negli attuali regolamenti dal punto di vista della guida. Ma guardando avanti, penso ci sia una grandissima opportunità per coinvolgere le persone. E magari, anche attraverso un momento come quello di oggi, ricordare loro cos'era lo sport, cos'è oggi e cosa dovrebbe e potrebbe essere in futuro. E farlo in modo responsabile".
La memoria torna però inevitabilmente a quel legame personale con Michael. Alla domanda su cosa gli direbbe se ne avesse oggi l'opportunità, la risposta di Sebastian è immediata, mossa da un sincero rispetto: "Guida tu. È tua. Penso che sarebbe la prima cosa oggi. E poi ci sarebbe così tanto altro. Mi è mancato tantissimo in certi momenti in cui penso avrebbe potuto essermi di reale aiuto. Ma questo è un aspetto secondario, perché la perdita dopo il suo incidente e il dolore per lui e per la sua famiglia sono di gran lunga più grandi di ciò che io o le persone possiamo sentire come mancanza".
Interrogato su quale sia la reale eredità lasciata dal sette volte campione del mondo, Vettel invita a guardarsi intorno sugli spalti del circuito italiano: "Penso che lo percepirai oggi. Credo sia semplice come sembra. La gente ci tiene enormemente a lui, per tutto quello che ha conquistato. Ma lui aveva il suo modo di esprimersi, ed era un modo che non sempre è stato molto popolare. A volte era esattamente l'opposto. Ma penso che sentirete la sua eredità oggi. Ed è qualcosa di potente. È fantastico farne parte".
Il ritorno a Monza al volante di una Rossa rappresenta quindi per il campione tedesco un cerchio che si chiude e un privilegio unico: "Sono molto felice. Mi sento onorato. È un enorme privilegio. Quindi, quando me l'hanno chiesto, non ho esitato un secondo. Nel profondo è davvero il fatto che amo questo sport. So che non corro più, ma sarò sempre un pilota. E tornare qui oggi e avere questa occasione speciale per viverla, per ricordarla a me stesso e magari spingermi in avanti... sarà un momento speciale".
Infine, una battuta sul talento emergente di Kimi Antonelli e sulla possibilità che il giovanissimo italiano possa un giorno insidiare il suo record di più giovane campione del mondo nella storia della categoria: "Sarei felicissimo per lui. Ha avuto un'annata incredibile. C'è quel vecchio detto secondo cui i record sono fatti per essere battuti. Ha ancora molti anni davanti a sé per farlo. Come ho detto, amo questo sport, quindi da spettatore è molto emozionante. Mi auguro che anche gli altri possano tornare su e inserirsi nella lotta. Sono neutrale e felice, perché so quanto lavoro c'è dietro per raggiungere certi risultati. E chiunque vincerà, se lo sarà meritato".
Quello tra Sebastian Vettel, Monza e il ricordo di Michael Schumacher non è quindi soltanto un amarcord per nostalgici, né una semplice parentesi dello show della Formula 1 moderna. È un ponte perfetto tra l'anima più autentica di questo sport e la sua evoluzione futura. Mentre l'urlo del V10 della F2002 torna a far tremare le tribune del circuito brianzolo, il messaggio che lascia il campione tedesco supera il valore dei tempi sul giro: l'amore per le corse rimane intatto, l'eredità del Kaiser vive ancora nel cuore dei Tifosi e la passione, ieri come oggi, continua a essere il vero motore di tutto.